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Anche se le uova contaminate non sono arrivate in Italia, come ha assicurato il ministero della Salute, il Fipronil invece sì. E si trova nelle case di molti amanti di cani e gatti. La sostanza "incriminata" viene utilizzata legalmente per combattere le pulci e le zecche degli animali domestici. "Mentre l'uso del Fipronil è vietato per gli animali destinati all'alimentazione umana, il discorso è ben diverso per cani e gatti", spiega Patrizia Laurenti docente di igiene all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Questo significa – continua – che molti italiani, ogni volta che toccano il proprio animale domestico, vengono comunque esposti al Fipronil", dice l'esperta. L'insetticida, può essere assorbito attraverso la pelle o ingerito. "Dovremmo porci una domanda: cosa può succedere, ad esempio, ai bambini che accarezzano il proprio cane o gatto e che poi mettono le mani in bocca?", sottolinea Laurenti.

"Il Fipronil è un insetticida ad ampio spettro appartenente alla famiglia chimica dei fenilpirazoli", spiega l'esperta. "Viene utilizzato – aggiunge – sugli animali per contrastare parassiti, come pulci, termiti, pidocchi, ecc.". Il Fipronil viene usato anche per proteggere le coltivazioni e può avere effetti anche sulle api da miele. "Si tratta di un insetticida classificato come 'moderatamente tossico' per l'uomo – specifica Laurenti – per cui è vietato l'uso su animali che possono finire sulla tavola o dai quali derivano prodotti alimentari, come appunto le uova".

Distinguere tossicità cronica da quella acuta

Le conseguenze sulla salute dipendono dalle dosi e dalla durata dell'esposizione. "In caso di assunzione a dosi elevate – specifica Laurenti – si può parlare di tossicità acuta e quindi si può arrivare all'avvelenamento. Ma non sembra essere questo il caso delle uova. Oppure c'è la tossicità cronica, ovvero l'esposizione a dosi basse e prolungate nel tempo. E su questo l'Unione europea dovrà fare le sue valutazioni".

In caso di tossicità cronica le conseguenze, almeno quelle note, non sembrano essere gravi. "Nausea e vomito, ad esempio", ha riferito Laurenti. "Più a rischio sono i bambini, gli anziani e i malati perchè sono soggetti più fragili", ha specificato. Quello che però può succedere nell'uomo con un esposizione piuttosto prolungata non è ancora noto. "Ci sono studi sugli animali, secondo i quali il Fipronil è cancerogeno se utilizzato in dosi basse ma prolungate nel tempo", riferisce Laurenti.

Ancora ignoti gli effetti a lungo termine

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) può provocare danni ai reni, tiroide e fegato se ingerito in grandi quantità per un certo periodo di tempo. "Per questo vale la pena riflettere se è il caso di consentirne l'uso per animali domestici, seppur a dosi basse", dice Laurenti. "In ogni caso varrebbe la pena studiarne gli effetti nel lungo termine", aggiunge.

Altro spunto di riflessione suggerito dal caso delle uova contaminate riguarda la responsabilità di produttori e distributori. "Entrambi, a mio avviso, hanno la responsabilità di controllare i prodotti prima di commercializzarli", dice Antonio Logrieco, direttore dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche. "Le ovaiole vengono trattate con insetticidi, antiparassitari e antibiotici. Una parte di queste sostanze – spiega – vengono assorbite dal corpo e possono poi finire nelle uova. Il problema sta nelle quantità di insetticidi e antibiotici presenti: se superano i limiti potrebbero essere rischiose per la salute". Se poi c'è chi "bara" e usa sostanze vietate come il Fipronil ci dovrebbe essere sempre qualcuno pronto a smascherare la frode. "Tocca alle autorità nazionali fare i controlli per verificare l'eventuale presenza di sostanze proibite o il superamento di certi limiti", sottolinea Logrieco. Ma la responsabilità, secondo l'esperto, va anche ai distributori. "Bisogna fare attenzione alla tracciabilità – conclude Logrieco – e questo spetta ai distributori. Alcune grandi catene prevedono dei controlli interni, altri potrebbero invece verificare chi sono i produttori e quali sostanze usano prima di mettere la merce sugli scaffali".

E’ un fisico nucleare di tutto rispetto, al punto di aver preso parte alla scoperta del bosone di Higgs, ma la vera rivoluzione Elina Berglund Scherwitzl l’ha fatta nel campo della contraccezione. Almeno da un punto di vista economico.  E’ bastato ‘semplicemente’ mettere insieme analisi matematiche e di dati, sviluppare un algoritmo e sviluppare un’app. E siccome, il vecchio motto che invita “a fare di necessità virtù” è sempre attuale, Elina si è messa al lavoro su un metodo di contraccezione naturale e alternativo perché era “stanca di non aver ancora trovato una soluzione sin dai tempi dell’adolescenza”, racconta la scienziata alla BBC.

“La rivelazione l’ho avuta quando ho scoperto che nel periodo in cui si è fertili si ha una temperatura più alta”. Questo, unito alle sue conoscenze matematiche, le ha permesso di mappare il mese per individuare il periodo giusto in cui avere rapporti senza rischiare una gravidanza, con un tasso di accuratezza più alto rispetto alle tecniche tradizionali. 

“Sicuro come la pillola”

Ma perché tenere solo per sé questo metodo? Per Scherwitzl, nata in Svezia, il passo successivo è stato mettere in piedi un vero e proprio business a Stoccolma, chiamato Natural Cycles, insieme al marito, il fisico Raoul Scherwitzl. Lanciato nel 2014, oggi 300mila donne utilizzano l’app della scienziata, pagando circa 50 euro l’anno.

Un costo che include anche quello del termometro per prendere la temperatura. L’idea ha attirato investimenti per 6,6 milioni di euro mentre le vendite hanno toccato i 5 milioni di euro. Il punto di forza? E’ “affidabile come la pillola anticoncezionale”, recita il banner. Lo conferma un ampio studio sulla contraccezione che ha coinvolto 4.000 donne.

Il merito è anche del bosone di Higgs

Se non fosse stato per un’altra, più grande, scoperta, Elina non si sarebbe mai dedicata all’app. Nel 2012, dopo decenni di ricerca, il team di ricerca del Cern, di cui faceva parte, era in dirittura d’arrivo nella scoperta del bosone di Higgs, cruciale per la comprensione dell’universo.

I ricercatori hanno riavviato, poi, le ricerche dopo due anni di pausa: “Mi sono detta: se voglio  fare qualcosa al di fuori della fisica, questo è il momento giusto”, ha spiegato Elina che ha coinvolto suo marito, che “da sempre sogna di diventare un imprenditore”. 

 

"Mia figlia ha passato la settimana scorsa dicendomi: 'Lo sapevi che ogni volta che fai clic su un mouse, brucia una caloria?' Ok, questo suona piuttosto fresco, ma sono un po 'scettico. Una caloria sembra un po' troppo per un click del mouse. Piuttosto che archiviarlo, affronterò questo problema con una stima approssimativa. Non potrò fornire una risposta esatta, ma posso almeno stabilire se quello che sostiene mia figlia è giusto o meno".

parlare su Wired è Rhett Allain, professore associato di Fisica alla Southeastern Louisiana University. Il quale comincia la sua analisi – un click = una caloria? – definendo esattamente cosa sia una caloria. "È un'unità di energia, ma naturalmente le cose non sono così semplici. Ci sono due tipi di calorie: la piccola caloria e la grande caloria. Una piccola caloria è definita come l'energia necessaria per aumentare 1 grammo d'acqua di 1 grado Celsius. Una grande caloria è equivale a 1.000 piccole calorie – tecnicamente definito chilocalorie. Quando si guarda un cibo confezionato, in genere si trova elencato l'equivalente energetico in grandi calorie".

 

Come calcolate l'energia in un clic del mouse? Allain ha ricordato il principio dell'energia-lavoro. "Essa afferma che il lavoro fatto su un oggetto (che è un'energia) è uguale al prodotto della forza e dello spostamento". Riuscire a stimare la forza e lo spostamento per un singolo click del mouse, significherebbe calcolare il lavoro svolto. Già, ma qual è la forza di un click? Il professore dice 0.5 newton,  la stessa forza che un uomo esercita a sostenere una massa di 50 grammi. "Suppongo che questo sia più grande della forza necessaria per fare click su un mouse, ma fornisce un buon inizio".

Poi passa alla stima della distanza coperta dal dito quando si fa click su un mouse: circa un millimetro. Moltiplicando la forza e la distanza insieme, si ottengo 0.0005 'joule' (unità di misura del lavoro e dell'energia, pari al lavoro compiuto dalla forza di 1 newton per spostare un corpo di 1 metro lungo la sua linea d'azione; si identifica con l'energia che si dissipa in 1 secondo sotto forma di calore, quando una corrente avente l'intensità di 1 ampere percorre un conduttore di resistenza pari a 1 ohm).  Il che significa che anche se esercito una forza maggiore su una distanza maggiore, non riesco a bruciare una grande caloria cliccando su un mouse.

"Vuoi continuare a fare click su quel mouse finché non bruci una kilocaloria?  Dovrai cliccare 10 milioni di volte. Facendo click 10 volte al secondo (che sembra abbastanza veloce), ti verrà cliccato con un click-click per 1 milione di secondi. Sono 11,5 giorni. Sono abbastanza sicuro che avresti bruciato più respiro energetico. In definitiva, questo valore di una grande caloria per click non funziona".

 
 

Ennesima adolescente vittima delle droghe low cost: ieri notte a Genova ha perso la vita una ragazza dopo aver assunto una dose di Mdma mentre trascorreva il venerdì sera insieme ad un gruppetto di amici. Una volta usciti da casa per continuare la serata, ha avuto un arresto cardiaco che non le ha lasciato scampo.

Perché i ragazzi mettono a repentaglio la propria vita?

Adolescenti che abusano di alcol e droghe, non è una novità. Non è il problema del  momento ma una consuetudine di una fase caratterizzata dall'andare oltre i limiti e dall'infrangere le regole. Gli adolescenti non smettono mai di trovare nuove mode, tendenze e condizioni che possano ricreare quello “sballo”, quella sensazione di alienazione che li estranea da ciò che vivono quotidianamente, che non li fa pensare ai problemi quotidiani: si tratta di una ricerca di evasione da se stessi e dal loro star male. Sono ragazzi che hanno in mano uno smartphone e nell’altra dei vuoti importanti: tanta solitudine, tante paure, preoccupazioni che devono gestirsi da soli.

Cosa è cambiato allora? Perché muoiono così di frequente? Sono cambiate le sostanze che prendono, tendono a fare mix di tutto quello che trovano pur di raggiungere lo sballo prima, per sperimentare più sensazioni contemporaneamente, perdere la coscienza e omologarsi alla massa. “Lo fanno anche gli altri”, “non succederà niente”, “siamo forti e non ci ferma nessuno”.

Una profonda ignoranza degli effetti delle droghe

Non sanno che oggi in mezzo a quelle sostanze chimiche c'è di tutto, ci sono sostanze che bruciano le cellule neuronali, che creano una condizione di stress profondo che mettono a dura prova l'organismo. I giovani di oggi assumono sostanze senza sapere cosa stanno prendendo, "ho letto su internet che non fa male e che non dà dipendenza" mi disse un giorno una ragazza. Ma dove lo hai letto? Chi te lo ha detto? Come puoi rischiare la vita perché lo hai letto su internet? Questo è il problema! La totale inconsapevolezza di ciò che fanno in termini di esiti psicopatologici. Se va bene una volta poi, non significa che vada bene sempre, non si può sapere come può rispondere il corpo o se magari ci sono problemi organici che non si conoscono neanche, come è capitato in altri casi in cui hanno perso la vita altri giovani.

Infatti, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza il 55% degli adolescenti beve alcolici, il 31% fuma le canne, il 17%  fuma erba o marijuana, il 4% fa uso di cocaina e il 3% di pastiglie e droghe sintetiche. Il 24% degli adolescenti italiani fa un mix di più bevande alcoliche nell’arco della stessa sera e beve ingenti quantità di alcol con l’intento di ubriacarsi, mentre il 28% fa anche i mix tra le sostanze energizzanti che attivano il sistema nervoso e l’alcol per mantenere più a lungo l’euforia e non sentire la fatica.

Il problema del limite

Il problema oggi è che si portano sempre più al limite, si imbottiscono di ogni forma di droga senza neanche conoscerne la provenienza e senza capire che possono lasciarci la pelle. Ed è così che si uccidono piano piano in preda al loro disagio e alla ricerca di se stessi. 

Fanno mix, alcol, droghe, psicofarmaci, a volte prima si sballano, si attivano, si eccitano e poi per dormire prendono i calmanti o si fumano una canna per rilassarsi. Si tratta di veri e propri  mix che provano letteralmente l'organismo e il sistema nervoso centrale. È cambiato il senso del limite, non c'è più neanche un briciolo di responsabilità e di senso logico delle cose. Il senso della vita e della morte si è modificato e anche il senso dello stare insieme. Lo sballo non e più condivisone, è esagerazione, a chi va oltre e dimostra di essere come o più degli altri.

Gli amici? Sono adolescenti con i medesimi problemi

Perché gli amici non intervengono? Perché non si rendono conto della gravità della situazione? È vero che la responsabilità è individuale, è vero però che si tratta di ragazzi piccoli e nel gruppo ci sono anche spesso ragazzi più grandi o più logici che potrebbero mettere un freno, ma che dire, è cambiato anche il senso dell'amicizia, il senso del rispetto e dei valori, dove si voleva veramente  all'altro.

Ci si domanda dove sia arrivata l'asticella del limite. La risposta è semplice, il limite stesso del rischio rappresenta esso stesso un confine, solo che a volte è troppo oltre e ci lasciano le penne.

Sono allo sballo, non hanno poi direzione e riferimenti, cercano la propria dimensione e identità, nonché il proprio ruolo nel gruppo. Sembra un paradosso ma con queste condotte che mettono a repentaglio la vita, con il rischio della morte, ci si sente vivi.

I  genitori dove sono in tutto questo?

I genitori sono i grandi assenti, troppo impegnati, troppo concentrati sulla scuola e su tutto ciò che ruota intorno al rendimento scolastico. In casa si discute eccessivamente e non si dialoga più, gli adulti non conoscono i figli, le mode adolescenziali, non sanno chi sono veramente e ciò che realmente fanno. Non ci si deve basare unicamente sul comportamento che hanno in casa o su ciò che dicono, si deve andare oltre e  capire quando si può chiudere un occhio e quando no.

Non parliamo di una ubriacatura o di un momento di omologazione sociale, parliamo di quelle condizioni per cui vanno oltre, in cui rischiano l’intossicazione, il coma e come in questo caso la morte.

 

La start-up californiana Helix ha recentemente lanciato una piattaforma web che funziona come una sorta di “app-store” per l’interpretazione del genoma.

Gli utenti che hanno fatto sequenziare il proprio patrimonio genetico da Helix, al costo iniziale di circa ottanta dollari, potranno acquistarvi delle app sviluppate per ricavare le più varie tipologie di informazioni dal proprio Dna.

Attualmente è possibile ottenere informazioni, più o meno rilevanti dal punto di vista sanitario, che vanno dalla propensione alle intolleranze alimentari alle caratteristiche del sonno alla percentuale di Dna ereditato dall’uomo di Neanderthal, e la previsione dell’azienda statunitense è quella di ospitare una quantità crescente di app che saranno sviluppate nel prossimo futuro.

Il mercato della genomica rivolta al consumatore sano è potenzialmente molto redditizio.

Non entro nel merito dell’attendibilità di tali analisi o dell’utilità del sottoporsi a questo genere di test genetici; questi concetti sono stati affrontati in modo autorevole da diversi genetisti nel corso degli ultimi anni. Ricordo, tra le più recenti, un’interessante analisi di Giuseppe Novelli.

Del successo della genomica dal produttore al consumatore colpisce anche il fatto che sfrutti la tendenza di molti a rivendicare l’accesso diretto alle informazioni che consentirebbero – in base a un’opinione diffusa- una “autogestione” della salute. Questo desiderio va spesso di pari passo con il rifiuto dell’autorità degli intermediari – medici, scienziati, decisori politici – che non sono percepiti come facilitatori, ma come ostacoli al coinvolgimento della persona nelle decisioni che hanno un impatto sulla sua vita.

Mi chiedo a volte come mai nessuno si sogni di mettere in discussione l’autorità di chi costruisce gli aerei o i ponti, ma non è detto che non si arrivi anche a quello prima o poi.

E limitarsi a ribadire il concetto, sacrosanto, che l’evidenza scientifica non può essere decisa a maggioranza, temo che non sia sufficiente per contrastare un fenomeno in enorme crescita.

Siamo di fronte alla necessità di ricostruire il rapporto di fiducia con le figure che rappresentano l’autorità scientifica.

L’accesso “fai da te” alle informazioni senza un reale accesso alla conoscenza è, nella migliore delle ipotesi, solo un palliativo e può diventare una rischiosa illusione.

A impararlo sulla propria pelle sono stati i movimenti di advocacy nati dalla comunità delle persone che vivono alle prese con la malattia e la disabilità. E parliamo di malattie presenti e inequivocabili, non rischi potenziali sui quali si può avere la fortuna di non essere smentiti, come quello di ammalarsi per chi non si vaccina o si affida a rimedi privi di qualsiasi base scientifica.

Credo che vi sia molto da imparare dal cambiamento culturale che queste comunità hanno affrontato per arrivare a una reale partecipazione alle decisioni che riguardano la propria salute.

Si tratta di un cammino impegnativo, che non può prescindere da una solida attività di formazione e dall’acquisizione di consapevolezza rispetto agli aspetti per i quali è necessario ricorrere al supporto di chi possiede competenze specifiche.

Allo stesso tempo, la realizzazione di esperienze effettivamente basate su una cultura che metta al centro la persona ha richiesto, anche da parte della classe medico-scientifica, la disponibilità a intraprendere un percorso di crescita e l’apertura a un dialogo per cui sono necessarie ulteriori competenze oltre a quelle tipicamente previste dalla formazione professionale.

Salvaguardare la relazione di fiducia medico-paziente, così come quella tra la comunità scientifica e la popolazione laica, comporta grande impegno e lo sviluppo continuo di linguaggi e strumenti efficaci e sempre attuali.

Significa anche saper coltivare la reciprocità, mettersi nei panni dell’altro, fare sì che il pragmatismo non abbia il sopravvento sulla compassione – non si può prescindere dal cuore quando si maneggiano decisioni che hanno un impatto profondo sulla vita delle persone,  

È un’impresa che richiede l’adesione lungimirante e la collaborazione di tutti i soggetti coinvolti e rappresenta, in questo momento storico, una priorità. Sono sotto gli occhi di tutti le vicende recenti che ci mostrano come possano essere dolorose le conseguenze della rottura di questa alleanza.

Dieci vaccini obbligatori per l'iscrizione a scuola da 0 a 16 anni. Pena la non iscrizione fino ai 6 anni, e il pagamento di multe per i genitori dai 6 anni in poi. è previsto l'obbligo di vaccinazione anche per i minori stranieri non accompagnati. I vaccini potranno essere prenotati anche in farmacia. Nasce l'Anagrafe nazionale vaccini, e vengono promosse iniziative di informazione e comunicazione sulle vaccinazioni. Queste le principali novità della legge sui vaccini, firmata dal ministro Lorenzin, e sulla quale in tarda serata la Camera vota la fiducia. Ecco i 10 punti chiave del provvedimento.

1) Vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, dieci vaccinazioni.

  1. anti-poliomelitica;
  2. anti-difterica;
  3. anti-tetanica;
  4. anti-epatite B;
  5. anti-pertosse;
  6. anti Haemophilusinfluenzae tipo B;
  7. anti-morbillo;
  8. anti-rosolia;
  9. anti-parotite;
  10. anti-varicella.

Per queste ultime 4 è prevista una valutazione fra tre anni per l'eventuale eliminazione dell'obbligo. Non saranno dirimenti per l'iscrizione a scuola, ma saranno offerti gratuitamente (con un'offerta "attiva", vale a dire con chiamata dalle Asl), i vaccini contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus (i primi due in origine erano previsti nel decreto come obbligatori). Sarà possibile procedere alla vaccinazione monocomponente per chi risulti già immunizzato per alcuni di questi vaccini. Per tutti gli altri, comunque, non saranno necessarie dieci punture, anzi. Ne basteranno due: sei vaccini possono essere somministrati insieme, con l'esavalente (anti-poliomielite, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus Influenzae tipo b), e altri quattro possono essere somministrati con il quadrivalente (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella).

 

2) Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Se un bambino ha già avuto le patologie indicate deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi.

3) In caso di violazione dell'obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende sanitarie. I genitori a cui l'Asl contesta la mancata vaccinazione possono provvedere entro il termine indicato a mettersi in regola. In origine la norma prevedeva anche la segnalazione al tribunale dei minori per l'eventuale perdita della patria potestà, passaggio cancellato in commissione.

4) Non possono essere iscritti agli asili nido ed alle scuole dell'infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 10 giorni, alla Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinchè si adempia all'obbligo vaccinale. Il genitore può anche autocertificare l'avvenuta vaccinazione e presentare successivamente copia del libretto. Chi è in attesa di vaccinare il bambino può comunque iscriverlo, presentando copia della prenotazione dell'appuntamento presso la azienda sanitaria locale.

5) Anche nella scuola dell'obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati.

6) L'Agenzia del farmaco è coinvolta sul fronte della farmacovigilanza: predisporrà una relazione annuale con i dati degli eventi avversi associabili alla vaccinazione. Relazione che verrà trasmessa dal ministro al Parlamento. Stretta anche sui prezzi dei vaccini: dovranno essere sottoposti alla negoziazione obbligatoria dell'Aifa. Infine, la stessa Agenzia è sempre parte in giudizio in tutte le controversie riguardanti presunti danni da vaccinazioni e somministrazione di presunti farmaci non oggetto di sperimentazione. 

7) I vaccini potranno essere prenotati anche in farmacia, gratuitamente. I genitori potranno invece recarsi all'Asl per ricevere informazioni sulle modalità e i tempi di vaccinazione dei propri figli.

8) Nasce l'Anagrafe nazionale vaccini, nella quale sono registrati tutti i soggetti vaccinati e da sottoporre a vaccinazione, le dosi ed i tempi di somministrazione e gli eventuali effetti indesiderati. Inoltre viene istituita una Unità di crisi permanente, promossa dal ministero della Salute, per monitorare l'erogazione del servizio e prevenire eventuali criticità.

9) Il ministero della Salute avvierà una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull'importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. Nell'ambito della campagna, i ministeri della Salute e dell'Istruzione promuovono, dall'anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori e le associazioni delle professioni sanitarie.

10) Saltata, per assenza di coperture, l'obbligatorietà anche per operatori sanitari e scolastici, questi dovranno comunque presentare nei luoghi in cui prestano servizio una autocertificazione attestante la propria "situazione vaccinale". 

Dieci vaccini obbligatori per l'iscrizione a scuola da 0 a 16 anni. Pena la non iscrizione fino ai 6 anni, e il pagamento di multe per i genitori dai 6 anni in poi. è previsto l'obbligo di vaccinazione anche per i minori stranieri non accompagnati. I vaccini potranno essere prenotati anche in farmacia. Nasce l'Anagrafe nazionale vaccini, e vengono promosse iniziative di informazione e comunicazione sulle vaccinazioni. Queste le principali novità della legge sui vaccini, firmata dal ministro Lorenzin, e sulla quale in tarda serata la Camera vota la fiducia. Ecco i 10 punti chiave del provvedimento.

1) Vengono dichiarate obbligatorie per legge, secondo le indicazioni del Calendario allegato al Piano nazionale di prevenzione vaccinale vigente (età 0-16 anni) e in riferimento alla coorte di appartenenza, dieci vaccinazioni.

  1. anti-poliomelitica;
  2. anti-difterica;
  3. anti-tetanica;
  4. anti-epatite B;
  5. anti-pertosse;
  6. anti Haemophilusinfluenzae tipo B;
  7. anti-morbillo;
  8. anti-rosolia;
  9. anti-parotite;
  10. anti-varicella.

Per queste ultime 4 è prevista una valutazione fra tre anni per l'eventuale eliminazione dell'obbligo. Non saranno dirimenti per l'iscrizione a scuola, ma saranno offerti gratuitamente (con un'offerta "attiva", vale a dire con chiamata dalle Asl), i vaccini contro meningococco B, meningococco C, pneumococco e rotavirus (i primi due in origine erano previsti nel decreto come obbligatori). Sarà possibile procedere alla vaccinazione monocomponente per chi risulti già immunizzato per alcuni di questi vaccini. Per tutti gli altri, comunque, non saranno necessarie dieci punture, anzi. Ne basteranno due: sei vaccini possono essere somministrati insieme, con l'esavalente (anti-poliomielite, anti-difterite, anti-tetano, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus Influenzae tipo b), e altri quattro possono essere somministrati con il quadrivalente (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella).

 

2) Tali vaccinazioni possono essere omesse o differite solo in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche condizioni cliniche documentate e attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Se un bambino ha già avuto le patologie indicate deve farsi attestare tale circostanza dal medico curante che potrà anche disporre le analisi del sangue per accertare che abbia sviluppato gli anticorpi.

3) In caso di violazione dell'obbligo vaccinale ai genitori esercenti la responsabilità genitoriale e ai tutori è comminata la sanzione amministrativa pecuniaria da 100 a 500 euro. Le sanzioni vengono irrogate dalle Aziende sanitarie. I genitori a cui l'Asl contesta la mancata vaccinazione possono provvedere entro il termine indicato a mettersi in regola. In origine la norma prevedeva anche la segnalazione al tribunale dei minori per l'eventuale perdita della patria potestà, passaggio cancellato in commissione.

4) Non possono essere iscritti agli asili nido ed alle scuole dell'infanzia, pubbliche e private, i minori che non abbiano fatto le vaccinazioni obbligatorie. In tal caso, il dirigente scolastico segnala, entro 10 giorni, alla Azienda sanitaria competente il nominativo del bambino affinchè si adempia all'obbligo vaccinale. Il genitore può anche autocertificare l'avvenuta vaccinazione e presentare successivamente copia del libretto. Chi è in attesa di vaccinare il bambino può comunque iscriverlo, presentando copia della prenotazione dell'appuntamento presso la azienda sanitaria locale.

5) Anche nella scuola dell'obbligo, i minori che non sono vaccinabili per ragioni di salute sono di norma inseriti dal dirigente scolastico in classi nelle quali non sono presenti altri minori non vaccinati o non immunizzati.

6) L'Agenzia del farmaco è coinvolta sul fronte della farmacovigilanza: predisporrà una relazione annuale con i dati degli eventi avversi associabili alla vaccinazione. Relazione che verrà trasmessa dal ministro al Parlamento. Stretta anche sui prezzi dei vaccini: dovranno essere sottoposti alla negoziazione obbligatoria dell'Aifa. Infine, la stessa Agenzia è sempre parte in giudizio in tutte le controversie riguardanti presunti danni da vaccinazioni e somministrazione di presunti farmaci non oggetto di sperimentazione. 

7) I vaccini potranno essere prenotati anche in farmacia, gratuitamente. I genitori potranno invece recarsi all'Asl per ricevere informazioni sulle modalità e i tempi di vaccinazione dei propri figli.

8) Nasce l'Anagrafe nazionale vaccini, nella quale sono registrati tutti i soggetti vaccinati e da sottoporre a vaccinazione, le dosi ed i tempi di somministrazione e gli eventuali effetti indesiderati. Inoltre viene istituita una Unità di crisi permanente, promossa dal ministero della Salute, per monitorare l'erogazione del servizio e prevenire eventuali criticità.

9) Il ministero della Salute avvierà una campagna straordinaria di sensibilizzazione per la popolazione sull'importanza delle vaccinazioni per la tutela della salute. Nell'ambito della campagna, i ministeri della Salute e dell'Istruzione promuovono, dall'anno scolastico 2017/2018, iniziative di formazione del personale docente ed educativo e di educazione delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti sui temi della prevenzione sanitaria e in particolare delle vaccinazioni, anche con il coinvolgimento delle associazioni dei genitori e le associazioni delle professioni sanitarie.

10) Saltata, per assenza di coperture, l'obbligatorietà anche per operatori sanitari e scolastici, questi dovranno comunque presentare nei luoghi in cui prestano servizio una autocertificazione attestante la propria "situazione vaccinale". 

Per decenni sono stati considerati, a ragione, una svolta decisiva nella storia dell'umanità, capaci di estirpare rapidamente e a poco prezzo malattie che nei secoli hanno falcidiato l'umanità. E' grazie ai vaccini che piaghe come il tifo, il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi, sembravano sconfitte per sempre. Oggi la situazione è molto diversa: scomparsa o sfumata la memoria di quelle terribili malattie, serpeggiano i pregiudizi, le paure, i falsi miti sui vaccini, complice la grancassa incontrollata e martellante del web. A partire da quella più tenace e persistente, quella secondo cui alcuni vaccini favorirebbero l'insorgenza dell'autismo nei bimbi, smontata oggi da una sentenza della Cassazione. Una drammatica bufala in grado di condizionare migliaia di mamme preoccupate per i propri figli, malgrado le continue rassicurazioni della scienza. 

Quell'articolo di Wakefield su Lancet

Tutto inizia alla fine degli anni '90: il positivismo scientifico applicato ai vaccini incontra il suo primo nemico mortale, proprio agli albori dell'era di Internet. E' la storia di una delle più grandi frodi scientifiche del XX secolo, a firma del gastroenterologo inglese Andrew Wakefield che, sulla prestigiosa rivista  

Dopo il comprensibile scalpore iniziale, ben presto altri studi, sia in Europa che in Usa, trovano falle nella ricerca di Wakefield, e concludono che non ci sono evidenze scientifiche del nesso vaccini-autismo. Un grande studio dell'Institute Of Medicine of the National Academies americano, valutando l'esistenza di evidenze scientifiche a favore di una possibile correlazione tra 8 differenti vaccini (incluso l'MPR) ed una serie di eventi avversi, respinge definitivamente l'ipotesi di un nesso con l'autismo. Alle stesse conclusioni è giunta l'Oms.

Quando è vero il contrario

Non solo, uno studio americano del 2011 ha dimostrato come la vaccinazione anti-rosolia (generalmente somministrata nella formulazione trivalente MPR) abbia evitato, nel decennio 2001-2010, numerosissimi casi di disturbi dello spettro autistico associati alla sindrome da rosolia congenita. Nel 2004, un'inchiesta giornalistica condotta da Brian Deer sul Sunday Times rivela che lo studio di Wakefield non era immune da interessi economici: oltre a difetti epidemiologici (quali mancanza di un gruppo di controllo, esami endoscopici e neuropsicologici non eseguiti in "cieco", comparsa dei sintomi gastroenterici dopo e non prima lo sviluppo di autismo, in 7 dei 12 bambini presi in esame), conteneva alterazioni e falsificazioni della storia anamnestica dei pazienti, allo scopo di supportare le conclusioni del suo studio. Lo scandalo è mondiale: gli altri co-autori dello studio di Wakefield firmano una dichiarazione con cui ritrattano le conclusioni del lavoro. E l'Ordine dei medici inglese riconosce il gastroenterologo colpevole di una trentina di capi d'accusa, tra cui disonestà e abuso di bambini con problemi di sviluppo, nella conduzione della ricerca pubblicata, espellendolo dall'Ordine stesso. Nel 2010 Lancet ha ritirato l'articolo in questione. 

Ma la paura ormai è instillata nell'opinione pubblica: quando negli anni 2000 l'Italia dispone l'eliminazione del tiomersale (un composto a base di etilmercurio contenuto nei vaccini fin dal 1930) dai vaccini monodose a scopo precauazionale i complottisti ci leggono una conferma dei loro sospetti sulla tossicità dei vaccini. Ignorando che l'etilmercurio ha una vita di appena 7 giorni e viene rapidamente eliminato attraverso urine e feci. Come scrive l'Oms nel 2012, "i vaccini contenenti tiomersale sono sicuri, essenziali ed insostituibili per lo svolgimento dei programmi di immunizzazione". In ogni caso, l'incidenza di autismo o anomalie del sistema nervoso centrale in bimbi vaccinati, che già era bassissima, è rimasta invariata anche dopo la rimozione precauzionale del tiomersale. 

Nella giungla dei social network

Ma l'autismo non è l'unico fantasma che aleggia attorno ai vaccini: negli anni '90 si diffonde la convinzione di una possibile associazione causale tra SIDS (la sindrome della "morte in culla") e precedente vaccinazione. Ancora oggi, il principale vaccino chiamato in causa dagli oppositori alle vaccinazioni è quello esavalente che, per i numerosi vantaggi che offre, è ampiamente impiegato in Italia per la vaccinazione dei nuovi nati contro difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b, così come in altri Paesi che hanno un calendario vaccinale simile al nostro. In realtà, i numerosi studi epidemiologici effettuati per appurare l'esistenza di una correlazione tra vaccinazione e SIDS hanno dimostrato che non vi è alcuna differenza nell'occorrenza del fenomeno tra bambini vaccinati e non.

Leggende annose, come si vede, ma rifiorite a nuova vita grazie al web: secondo un'indagine Censis del 2014, il 42,8% dei genitori decide se vaccinare o meno i propri figli dopo aver cercato notizie su internet. La metà va sui social network a questo scopo, dove le notizie, ancor più che nella rete in generale, sono di tutti i tipi, assolutamente incontrollate e non filtrate. Un mare magnum apparentemente anarchico, ma in realtà decisamente orientato: l'80% dei genitori "internauti" confessa di aver trovato sui vaccini notizie di taglio negativo, solo il 45,6% si è imbattuto anche in notizie positive. Chi cerca oggi informazioni sui vaccini in rete nel 46,7% dei casi troverà allarmismi e avvertenze sui rischi, solo il 26,8% leggerà articoli o pagine web sui vantaggi delle vaccinazioni, e appena uno su 5, il 20,6%, avrà la fortuna o la perizia di imbattersi in fonti scientifiche o istituzionali, che chiariscano composizione e funzionamento dei vaccini stessi. Il risultato è un impressionante 62,1% di genitori, ossia quasi due su tre, convinti che le vaccinazioni possano causare malattie gravi. A partire, ovviamente, dall'autismo. 

Per decenni sono stati considerati, a ragione, una svolta decisiva nella storia dell'umanità, capaci di estirpare rapidamente e a poco prezzo malattie che nei secoli hanno falcidiato l'umanità. E' grazie ai vaccini che piaghe come il tifo, il vaiolo, la poliomielite, la tubercolosi, sembravano sconfitte per sempre. Oggi la situazione è molto diversa: scomparsa o sfumata la memoria di quelle terribili malattie, serpeggiano i pregiudizi, le paure, i falsi miti sui vaccini, complice la grancassa incontrollata e martellante del web. A partire da quella più tenace e persistente, quella secondo cui alcuni vaccini favorirebbero l'insorgenza dell'autismo nei bimbi, smontata oggi da una sentenza della Cassazione. Una drammatica bufala in grado di condizionare migliaia di mamme preoccupate per i propri figli, malgrado le continue rassicurazioni della scienza. 

Quell'articolo di Wakefield su Lancet

Tutto inizia alla fine degli anni '90: il positivismo scientifico applicato ai vaccini incontra il suo primo nemico mortale, proprio agli albori dell'era di Internet. E' la storia di una delle più grandi frodi scientifiche del XX secolo, a firma del gastroenterologo inglese Andrew Wakefield che, sulla prestigiosa rivista  

Dopo il comprensibile scalpore iniziale, ben presto altri studi, sia in Europa che in Usa, trovano falle nella ricerca di Wakefield, e concludono che non ci sono evidenze scientifiche del nesso vaccini-autismo. Un grande studio dell'Institute Of Medicine of the National Academies americano, valutando l'esistenza di evidenze scientifiche a favore di una possibile correlazione tra 8 differenti vaccini (incluso l'MPR) ed una serie di eventi avversi, respinge definitivamente l'ipotesi di un nesso con l'autismo. Alle stesse conclusioni è giunta l'Oms.

Quando è vero il contrario

Non solo, uno studio americano del 2011 ha dimostrato come la vaccinazione anti-rosolia (generalmente somministrata nella formulazione trivalente MPR) abbia evitato, nel decennio 2001-2010, numerosissimi casi di disturbi dello spettro autistico associati alla sindrome da rosolia congenita. Nel 2004, un'inchiesta giornalistica condotta da Brian Deer sul Sunday Times rivela che lo studio di Wakefield non era immune da interessi economici: oltre a difetti epidemiologici (quali mancanza di un gruppo di controllo, esami endoscopici e neuropsicologici non eseguiti in "cieco", comparsa dei sintomi gastroenterici dopo e non prima lo sviluppo di autismo, in 7 dei 12 bambini presi in esame), conteneva alterazioni e falsificazioni della storia anamnestica dei pazienti, allo scopo di supportare le conclusioni del suo studio. Lo scandalo è mondiale: gli altri co-autori dello studio di Wakefield firmano una dichiarazione con cui ritrattano le conclusioni del lavoro. E l'Ordine dei medici inglese riconosce il gastroenterologo colpevole di una trentina di capi d'accusa, tra cui disonestà e abuso di bambini con problemi di sviluppo, nella conduzione della ricerca pubblicata, espellendolo dall'Ordine stesso. Nel 2010 Lancet ha ritirato l'articolo in questione. 

Ma la paura ormai è instillata nell'opinione pubblica: quando negli anni 2000 l'Italia dispone l'eliminazione del tiomersale (un composto a base di etilmercurio contenuto nei vaccini fin dal 1930) dai vaccini monodose a scopo precauazionale i complottisti ci leggono una conferma dei loro sospetti sulla tossicità dei vaccini. Ignorando che l'etilmercurio ha una vita di appena 7 giorni e viene rapidamente eliminato attraverso urine e feci. Come scrive l'Oms nel 2012, "i vaccini contenenti tiomersale sono sicuri, essenziali ed insostituibili per lo svolgimento dei programmi di immunizzazione". In ogni caso, l'incidenza di autismo o anomalie del sistema nervoso centrale in bimbi vaccinati, che già era bassissima, è rimasta invariata anche dopo la rimozione precauzionale del tiomersale. 

Nella giungla dei social network

Ma l'autismo non è l'unico fantasma che aleggia attorno ai vaccini: negli anni '90 si diffonde la convinzione di una possibile associazione causale tra SIDS (la sindrome della "morte in culla") e precedente vaccinazione. Ancora oggi, il principale vaccino chiamato in causa dagli oppositori alle vaccinazioni è quello esavalente che, per i numerosi vantaggi che offre, è ampiamente impiegato in Italia per la vaccinazione dei nuovi nati contro difterite, tetano, pertosse, polio, epatite B e Haemophilus influenzae tipo b, così come in altri Paesi che hanno un calendario vaccinale simile al nostro. In realtà, i numerosi studi epidemiologici effettuati per appurare l'esistenza di una correlazione tra vaccinazione e SIDS hanno dimostrato che non vi è alcuna differenza nell'occorrenza del fenomeno tra bambini vaccinati e non.

Leggende annose, come si vede, ma rifiorite a nuova vita grazie al web: secondo un'indagine Censis del 2014, il 42,8% dei genitori decide se vaccinare o meno i propri figli dopo aver cercato notizie su internet. La metà va sui social network a questo scopo, dove le notizie, ancor più che nella rete in generale, sono di tutti i tipi, assolutamente incontrollate e non filtrate. Un mare magnum apparentemente anarchico, ma in realtà decisamente orientato: l'80% dei genitori "internauti" confessa di aver trovato sui vaccini notizie di taglio negativo, solo il 45,6% si è imbattuto anche in notizie positive. Chi cerca oggi informazioni sui vaccini in rete nel 46,7% dei casi troverà allarmismi e avvertenze sui rischi, solo il 26,8% leggerà articoli o pagine web sui vantaggi delle vaccinazioni, e appena uno su 5, il 20,6%, avrà la fortuna o la perizia di imbattersi in fonti scientifiche o istituzionali, che chiariscano composizione e funzionamento dei vaccini stessi. Il risultato è un impressionante 62,1% di genitori, ossia quasi due su tre, convinti che le vaccinazioni possano causare malattie gravi. A partire, ovviamente, dall'autismo. 

In vacanza, quando dovremmo essere più rilassati, a molti capita di dover affrontare un brutto mal di testa. Un disturbo che sembra molto diffuso. Almeno secondo Gennaro Bussone, primario emerito dell'Istituto Neurologico C. Besta di Milano e presidente onorario dell'Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee (Anircef). "In vacanza – ha spiegato l'esperto – cambiano i ritmi di vita: si passa in genere da uno stile di vita sedentario e in ambienti chiusi ad attività all'aria aperta che aumentano il movimento giornaliero. Anche l'equilibrio sonno-veglia viene alterato così come le abitudini alimentari, sia nei cibi che mangiamo sia negli orari e, a volte, si saltano addirittura i pasti.
 

I diversi tipi di mal di testa

La lista potrebbe allungarsi ancora, con molte altre cause che stravolgono la routine quotidiana e che possono quindi scatenare episodi cefalalgici, spesso di natura tensiva e occasionale". Tuttavia, i mal di testa non sono tutti uguali. Esistono infatti diverse tipologie di mal di testa, ciascuno con una sua causa scatenante che è importante imparare a riconoscere e a distinguere, in modo da prevenirlo quando possibile e ad agire precocemente con il trattamento più adeguato.
 
Se lo stress è la principale causa della cefalea di tipo tensivo – come ha spiegato Bussone – esistono altri fattori che possono causare mal di testa. Cambiamenti climatici repentini, aria condizionata, posture scorrette nei lunghi viaggi possono colpire la zona del collo e delle spalle e scatenare il cosiddetto "mal di testa da cervicale"; e il fisiologico squilibrio ormonale legato al ciclo mestruale è, per le donne, causa del processo infiammatorio che provoca il "mal di testa da ciclo". E' consigliabile trattare ognuno di questi mal di testa con soluzioni mirate, scegliendo non solo la tipologia di farmaco più adeguata per le caratteristiche del disturbo, ma anche il dosaggio più adatto, commisurato all'intensità del dolore.
 

Attenti ai viaggi

"Quando si viaggia – ha detto Bussone – è bene pensare anche ai rimedi da mettere in valigia, per intervenire in caso di mal di testa e bloccare il dolore prima che diventi più intenso e disabilitante. Agire precocemente significa poter gestire il proprio disturbo attraverso l'assunzione di un farmaco a basso dosaggio, ma comunque efficace perché l'episodio cefalalgico non è ancora esploso in maniera violenta. Tra le diverse soluzioni disponibili, l'ibuprofene nel dosaggio da 200mg risponde bene proprio a questa esigenza, offrendo un buon profilo di efficacia e sicurezza e agendo in tempi rapidi per bloccare l'evolversi del disturbo. Insieme a qualche accorgimento e attenzione in più per prevenirlo, sarà più facile godere di una vacanza rilassante e senza mal di testa". Le regole d'oro per prevenire sono: curare l'alimentazione, il sonno, la propria attività fisica e cercare di vivere il tempo libero con serenità; e poi bere tanta acqua per restare sempre ben idratati e scegliere cibi sani e nutrienti. 
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