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Tenerife – Ci sono due italiani dispersi nel crollo di un palazzo di Los Cristianos, sull'isola di Tenerife, alle Canarie, avvenuto giovedì mattina. Lo ha riferito la Farnesina, aggiungendo che un terzo connazionale e' rimasto ferito in modo lieve. Secondo i media locali si tratta di un 28enne che ha riportato una fratturaa un braccio. Finora sono stati recuperati dalle macerie i corpi di due donne. Le ricerche sono ancora in corso, ma si teme una nuova tragedia che tocca gli italiani in Spagna a meno di un mese dall'incidente al pullman in Catalogna del 20 marzo in cui morirono sette studentesse del progetto Erasmus provenienti dal nostro Paese. La palazzina di quattro piani crollata si trovava in uno stabilimento balneare sulla spiaggia dei Cristiani, antico porto di pescatori divenuto uno dei luoghi turistici più popolari a Tenerife, nel compensorio del comune di Arona. Delle 28 persone che aloggiavano nello stabile, nove sono ancora dispersi, tra cui i due italiani. Tre i feriti di cui si è avuta notizia: un italiano di 28 anni e due spagnoli di 55 e 57 anni. Le autorità in un comunicato hanno fatto sapere che "uno è grave", senza previsare di chi si tratti. Quattro immobili contigui a quello crollato sono stati evacuati, decine di famiglie hanno provvisoriamente trovato ospitalità presso i vicini, in hotel e nei campeggi. (AGI)

Nizza – Si chiamano Rafale e Mistral le ancelle dell'asse Parigi-Cairo che si allunga fino a Riad. Un asse che non viene turbato da vicende come il sequestro e l'uccisione di Giulio Regeni, come non lo è stato nei mesi scorsi dalla scomparsa di un professore universitario francese in Egitto. E non c'e' da cercare alcuna dietrologia nell'attacco del New York Times per il silenzio francese sulla vicenda Regeni, ne' manovre machiavelliche dietro la decisione di Francois Hollande di non cancellare la visita del 18 ad al-Sisi nonostante l'Ue abbia condannato la condotta egiziana sulla morte del giovane ricercatore italiano. Né è convinto Jean Pierre Darnis, direttore del programma di sicurezza e difesa dello Iai e docente dell'universita' di Nizza, secondo cui il diverso approccio delle cancellerie francese e italiana al caso Regeni e' da ricondurre a una storia di rapporti simili, ma che poggiano su fondamenta diverse. "le relazioni con la Francia" dice Darnis all'Agi, "per certi versi assomigliano a quelle che l'Egitto ha con l'Italia, ma se la valutazione politica del ruolo dell'Egitto nel Medio Oriente e' simile, diversa e' la natura dei rapporti economici in ballo. L'export francese e' quello di grosse aziende a partecipazione statale, soprattutto legate alla difesa, e questo spinge lo Stato a una certa cautela nei rapporti". Rapporti che passano per la Dassault Aviation chiamata a fornire all'Egitto 24 jet Rafale con una commessa da 5,2 miliardi di euro finanziati dall'Arabia Saudita; per la Dcns, produttrice delle due portaelicotteri Mistral e delle due corvette Gowind per un valore di tre miliardi, ma anche per un sistema di comunicazione satellitare per rafforzare la difesa egiziana.

"La Francia ha presente la questione dei diritti umani" aggiunge Darnis, "ma in un'ottica di stabilizzazione del Medio Oriente conta sull'Egitto attuale come un fattore sul quale giocare. Tra l'altro la vendita dei caccia Rafale non e' una semplice vendita di materiale militare, ma un'intesa con i sauditi lungo un asse Parigi-Cairo-Riad".Un altro elemento importante l'approccio culturale che Italia e Francia hanno nei confronti di due aree diverse come il Maghreb e l'Egitto. "La Francia non ha la tradizione arabizzante e orientalista che in Italia verte molto sull'Egitto" dice Darnis, "Giulio Regeni non era un fenomeno isolato, ma il rappresentante di generazioni di accademici che hanno studiato l'Egitto e vi si sono impegnati anche in prima persona. Un esempio di sguardo molto attento all'evoluzione del popolo egiziano e' Emma Bonino. In Francia la tradizione araba e' forte, ma si spalma in Maghreb e Medio Oriente e non ha quella cristalizzazione che l'Italia ha su un singolo Paese". Inoltre, dice Darnis, Parigi deve fare i conti con l'attenzione delle petromonarchie arabe che a fronte del disimpegno statunitense dalla regione dopo gli anni di guerra in Afghanistan e Iraq si sono trovate orfane e hanno volto stabilire legami che fossero anche garanzie di sicurezza. Questo spiega, ad esempio, l'apertura di una base francese ad Abu Dhabi, la prima in era post coloniale. "I francesi hanno dimostrato di avere meno scrupoli politici di Italia e Germania quando si tratta di intervenire" spiega, "ma l'asse con Riad e il Cairo non e' l'alfa e l'omega della politica estera francese: Parigi sente il pericolo del terrorismo che viene dal Maghreb e cerca di stabilizzare quell'area". (AGI) 

Il Cairo - A due giorni dalle accuse lanciate alla stampa sul caso di Giulio Regeni, il presidente Abdel Fatah al Sisi ha attaccato nuovamente i media e i social del suo Paese, denunciando che in Egitto si e' innescato un "sistema infernale" per far sprofondare il paese in un caos di proteste senza fine. Questa volta a scatenare l'ira del generale sono le proteste contro il trasferimento all'Arabia Saudita della sovranita' delle isole Tiran e Sanarif, nel Mar Rosso, pochi chilometri a Est della Penisola del Sinai, definito una un'umiliante concessione fatta in cambio di denaro e promesse di aiuti finanziari e investimenti per consentire al presidente di rimanere in carica. Durante una visita al Monte Galala, nell'area di Suez, dove si e' recato per seguire progressi di un progetto di sviluppo, al Sisi ha assicurato di non essera "mai stato preoccupato delle cospirazioni esterne. Cio' che mi preoccupa davvero – ha sottolineato, citato dal quotidiano filo-governativo al Ahram – e' l'esistenza di un sistema interno per capovolgere questo Paese". Il ministero dell'Interno aveva ammonito dal manifestare, minacciando "provvedimenti". Le autorita' hanno chiuso la stazione della metropolitana "Sadat", al Cairo,per scoraggiare eventuali manifestazioni di protesta aPiazza Tahrir. Cio' non ha impedito ai manifestanti di raggiungere la centrale piazza della capitale, epicentro delle proteste della primavera araba del 2011. Ma sono stati accolti dalle forze di sicurezza che li hanno dispersi con i gas lacrimogeni. Secondo quanto riferito dal quotidiano "al Masry el Youm", 12 persone sono state arrestate, tra cui un giornalista che sarebbe pero' stato rilasciato. Ad Alessandria sono state arrestate 15 persone durante le proteste. (AGI)

Londra – La metropolitana di Londra perde la voce. Phil Sayer, conduttore radiofonico della Bbc, era stato chiamato ad avvisare i milioni di passeggeri quotidiani di stare attenti allo spazio tra il vagone e la banchina: il celebre 'mind the gap' diventato un tormentone del 'tube'. Sayer, ha annunciato la moglie Elinor Hamilton su Facebook, è morto a 62 anni dopo una unga battaglia contro il cancro. "Phil Sayer – la voce della radio e dei trasporti pubblici, sposo amato, padre, nonno, zio e amico. Ci dispiace informarvi che il servizio termina qui" ha scritto Elinor. (AGI) 

Roma – (di Titti Giammetta) L'Italia ha un "ruolo importante" nella rinascita dell'Iraq. Tra i principali partner commerciali del Paese, con un interscambio intorno ai 4 miliardi di euro, e' in prima linea nell'addestramento delle forze di sicurezza locali nella battaglia contro l'Isis, e ora, con il gruppo Trevi, e' anche impegnata nel rilancio di un'infrastruttura strategica per l'economia locale. A parlare e' il nuovo ambasciatore di Baghdad in Italia, Ahmad Bamarni, diplomatico di origine curda ed ex rappresentante dell'Iraq in Svezia che ha scelto il Bel Paese come meta privilegiata. ù

"L'Italia – ha detto Bamarni in un'intervista nella sede dell'AGI – è tra i primi partner dell'Iraq. Solo qualche settimana fa a Baghdad e' stato inaugurato un centro culturale italo-iracheno per l'archeologia gestito dal Centro ricerche di Torino, Crast. Crediamo che Roma possa giocare un ruolo molto importante e a tutto campo nel futuro del Paese".

Sul fronte poi dell'addestramento della polizia locale, ha proseguito il diplomatico, "le forze di sicurezza italiane rappresentano la seconda presenza nel Paese dopo gli Usa". "E siamo molto grati ai vostri Carabinieri" ha aggiunto Bamarni. Le nuove "sfide" sono poi gia' iniziate. Come quella della diga di Mosul con il contratto firmato all'inizio di marzo dal gruppo Trevi per i lavori di consolidamento e per i quali l'Italia inviera' circa 500 militari. "A Roma ho incontrato i vertici del ministero della Difesa e del ministero degli Esteri. Ho parlato anche con il comandante dei Carabinieri – ha proseguito il diplomatico – su come aiutare e facilitare i vostri soldati a Mosul". "Non ci saranno problemi per i militari italiani a difesa della diga, perche' il tutto e' frutto di un accordo tra due governi. La forza militare difensiva che rappresentano sara' accettata da tutti" ha garantito l'ambasciatore.

Intanto il Paese e' impegnato in un faticoso iter politico per l'insediamento di un governo tecnico sotto la guida del premier Haider al Abadi. "L'Iraq – ha detto Bamarni – ha un'esperienza nuova di democrazia e oggi quello che succede e' molto salutare per il Paese. E' l'inizio di un vero processo democratico". "Insediare dei tecnocrati e' di fatto un primo passo per avviare riforme. Penso – ha proseguito – che alla fine questo nuovo esecutivo verra' accettato da tutti e sono ottimista sulla possibilita' di un accordo". Ora, l'appuntamento del 21 per il voto di fiducia del Parlamento dopo una lunga impasse politica e la modifica ripetuta della squadra. "Il problema e' che l'Iraq – ha commentato Bamarni – e' una democrazia giovane e dopo 35 anni di dittatura non ha alle spalle una tradizione in questo senso. Ma per la prima volta nella mia vita sono ottimista. So che questo e' un periodo di transizione, con alti e bassi. Ma alla fine l'accordo ci sara'".

A preoccupare invece l'ambasciatore è il Daesh. E anche qui, in una battaglia che si combatte su piu' fronti, l'Italia e' in prima linea. "L'addestramento delle nostre forze militari ha avuto effetti – ha detto l'ambasciatore – sul modo in cui siamo riusciti a stabilizzare le aree liberate". "Senza il contributo dell'Italia e della comunita' internazionale il nostro compito sarebbe stato molto piu' difficile" ha aggiunto. Resta il fatto, ha aggiunto, "che come abbiamo sempre detto non vogliamo truppe di terra. Abbiamo bisogno dalla comunita' internazionale di formazione, assistenza, advisor, ma niente attacchi di terra ne' raid aerei sulle citta'. Target si', ma nessun bombardamento che possa coinvolgere civili".

L'Iraq intanto prosegue sulla via di una difficile ripresa economica, rilancio possibile tenuto conto delle risorse immense del Paese. Prima tra tutte quella del petrolio: "Si tratta – ha spiegato il diplomatico – del 95% delle nostre entrate". Introiti minacciati – ha fatto capire l'ambasciatore – anche dal rientro sul mercato delle quote iraniane. Domenica l'Iraq sarà uno dei protagonisti del Summit dell'Opec che si svolgera' a Doha e dove si cerchera' di raggiungere un accordo per il congelamento delle quote. "Non sono un esperto – ha detto Bamarni – ma un prezzo 'giusto' del greggio potrebbe essere sui 60 dollari al barile". "Sarebbe corretto per il nostro Paese ma anche per i consumatori". Certo, ha aggiunto "tutto dipendera' dalla domanda". "E' un momento difficile comunque e lo ha capito anche la comunita' internazionale che, in occasione del G7 di Hiroshima, che si e' impegnata a sostenerci". "Il Daesh e' stata una catastrofe anche economica – ha sottolineato Bamarni – e il livello dei 100-120 dollari e' ormai sfumato, anche se non e' detto che non possa tornare".

Ora pero' bisogna diversificare l'economia e "tutti gli sforzi del governo sono concentrati sul come far marciare il Paese su piu' fronti". "Abbiamo due grandi fiumi, il Tigri e l'Eufrate, una terra fertile, il clima favorevole. Non solo, il popolo iracheno e' ricco di cultura e 'savoir faire'" ha ricordato Bamarni. "Gli occhi sono puntati sull'agricoltura del Paese e i politici si chiedono come poter sfruttare al massimo questo settore". L'Italia in questo puo' esserci di grande aiuto, ha detto il diplomatico: "Abbiamo iniziato a produrre coltivazioni in serra. Ma dobbiamo ricostruire tutto. Milioni di ettari di terreno coltivabili distrutti dal regime di Saddam Hussein. Le prime iniziative concrete stanno nascendo". Ne e' esempio il progetto in Kurdistan per piantare olive e avviare una produzione di olio di oliva: un'iniziativa italiana gestita dal Centro internazionale di alti studi agronomici mediterranei.

"Abbiamo anche la carta del turismo da giocare – ha concluso l'ambasciatore – quello religioso, con circa 15 milioni di persone che arrivano ogni anno. Ma anche valli e le montagne, dove si puo' addirittura sciare. Le stazioni sono ancora poco attrezzate, ma possono essere sviluppate per attirare turisti, magari anche europei". (AGI)

Bruxelles – Si e' dimesso il ministro del Trasporti belga, sull'onda delle polemiche legate alla sicurezza degli aeroporti nel quadro della lotta al terrorismo. La signora Jacqueline Galant ha presentato le sue dimissioni all'inizio del Consiglio dei ministri, stamane, che il premier Charles Michel, ha gia' accettato. Al centro delle polemiche per la sicurezza degli aeroporti nel suo Paese, il ministro si e' dimesso dopo la pubblicazione di nuovi documenti indicanti che era stata informata di un rapporto della Commissione Europea sulla sicurezza aeroportuale, audit che lei ha ammesso di non aver letto. (AGI) .

Beirut – Le forze lealiste siriane combattono su due fronti in prossimita' di Aleppo. Lo sostiene l'Osservatorio siriano per i diritti umani. Da una parte i jihadisti ell'Isis, dall'altra uomini di al-Qaeda e gruppi ribelli. E gli scontri, aggiunge Human Rights Watch, hanno messo in fuga nelle ultime 48 ore almeno 30mila persone. Human Rights Watch ha chiesto alla Turchia di aprire i confini per dar loro riparo. L' offensiva del regime, sostenuta dall'aeronautica russa, ha gia' provocato le rimostranze dell'amministrazione americana, secondo cui essa mette a rischio la gia' fragile tregua, in un momento in cui tra l'altro stanno riprendendo a Ginevra i colloqui di pace intersiriani. Le forze lealiste (truppe vere e proprie insieme a milizie affiliate), da una parte, e dall'altra, ribelli anti-regime e jihadisti si stanno contenendo il controllo di ampie porzioni di territorio. Human Rights Watch ha accusato le guardie di frontiera turche di avere aperto il fuoco su alcuni degli sfollati: "I civili fuggono i miliziani dell'Isis e la Turchia sta rispondendo con munizioni vere che con compassione". (AGI) .

Roma – "Le violazioni dei diritti umani in Egitto sotto il presidente Abdel Fattah al Sisi hanno raggiunto nuovi massimi",e finora "i Paesi occidentali che intrattengono una partnership commerciale con l'Egitto, o che forniscono armi al suo governo" hanno chiuso un occhio sugli abusi. "Ora devono riconsiderare la loro posizione". Cosi, in un durissimo editoriale, il New York Times torna sul 'caso Regeni': un editoriale in cui punta l'indice contro la Francia alla vigilia della missione al Cairo il prossimo lunedi' del presidente Francois Hollande che firmera' contratti miliardari nel settore bellico.

E per il Nyt silenzio francese e' "vergognoso". Secondo il quotidiano della Grande Mela, e' arrivato il momento di attuare "con i fatti" la risoluzione del Parlamento europeo che chiede la sospensione di ogni forma di cooperazione per la sicurezza con l'Egitto in risposta alla morte di Giulio Regeni. "Non farlo rappresenterebbe solo un segnale di via libera nei confronti di ulteriori brutalita' da parte del regime di al Sisi". (AGI) 

Bruxelles – Si e' dimesso il ministro del Trasporti belga, sull'onda delle polemiche legate alla sicurezza degli aeroporti nel quadro della lotta al terrorismo. La signora Jacqueline Galant ha presentato le sue dimissioni all'inizio del Consiglio dei ministri, stamane, che il premier Charles Michel, ha gia' accettato. Al centro delle polemiche per la sicurezza degli aeroporti nel suo Paese, il ministro si e' dimesso dopo la pubblicazione di nuovi documenti indicanti che era stata informata di un rapporto della Commissione Europea sulla sicurezza aeroportuale, audit che lei ha ammesso di non aver letto. (AGI) 

Il Cairo – Le perplessità suscitate dalla posizione egiziana sul caso di Giulio Regeni avrebberospinto un gruppo di eurodeputati a convocare al Parlamentoeuropeo i genitori del ricercatore italiano torturato eucciso in Egitto. E' quanto riferisce il quotidiano egiziano "Shourouk", parlando di una serie di incontri tenuti all'ambasciata dell'Egitto a Strasburgo, tra una delegazione parlamentare egiziana e alcuni membri del Parlamento europeo. Le dichiarazioni dei deputati nordafricani, scrive il quotidiano, che continuano a negare ogni coinvolgimento delle forze di sicurezza nell'omicidio del cittadino italiano, avrebbero spinto i membri del Parlamento europeo a convocare i genitori del ricercatore ucciso. Al momento non è chiaro se la visita dei familiari di Regeni coinciderà con la presenza a Strasburgo della delegazione parlamentare egiziana, riporta ancora"Shourouk", e se i genitori del ricercatore effettueranno un intervento in aula.

Questo episodio ha incendiato l'Egitto, adesso Giulio Regeni è la persona più famosa nelpaese", ha affermato Ahmed Saed, capo della delegazione egiziana, che ha precisato: "Siamo qui per confermare che non ci risparmieremo nella ricerca della verità". Tutti gli apparati di sicurezza in Egitto, ha aggiunto Saed, "si stanno impegnando sul caso Regeni, lavorando sotto pressione". Il paese ha tutto l'interesse amantenere buone relazioni con l'Italia, "quindi non è logico che alcun apparato di sicurezza egiziano abbia seguito un certo tipo di approccio per torturare e uccidere Regeni", ha proseguito Saed. "Storicamente non abbiamo mai sentito di stranieri torturati a morte in Egitto, e non c'è alcuna intenzione di farlo", ha ribadito il capo della delegazione, secondo cui "le indagini sull'assassinio dell'ex procuratore generale Hesham Barakat hanno richiesto più di nove mesi per scoprire gli esecutori, mentre il caso di Regeni è avvenuto appena due mesi fa". (AGI)

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