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Teheran – "Nel merito non siamo preoccupati sull'arrivo di un eccesso di immigrati. Noi siamo prudenti, preparati, attenti ma non vediamo le presunte motivazioni che potrebbero portare l'Austria ad una situazione di tensioni". Lo dice Matteo Renzi riferendosi alle iniziative prese da Vienna sul tema dell'immigrazioni. "Non accettiamo che ci siano prese di posizione che vadano contro le regole del gioco europeo. Abbiamo chiesto di verificare", ha spiegato il premier riferendosi alle mosse dell'Austria e soffermandosi poi sul viaggio di Gentiloni in Libia. "Se le cose vedono un cambiamento in Libia per l'Italia le cose cambiano moltissimo. Se oggi la Libia assume una entita' statuale forte anche la questione immigrazione scala come e' ovvio che sia", sottolinea Renzi. (AGI) 

Roma – Nel giorno del lutto, il mondo 5 Stelle si chiude a riccio. Sono gli occhi di lacrime che sin dalla mattina tradiscono il vero sconvolgimento di numerosi parlamentari – come Alessandro Di Battista o Paola Taverna – per la morte di Gianroberto Casaleggio: colui che aveva fondato il Movimento 5 Stelle insieme a Beppe Grillo ma che più di Grillo – anima 'empatica' e comunicativa del Movimento – in questi anni ha determinato le scelte più politiche. Era lui il vero riferimento politico del Movimento, la guida. Adesso con la sua scomparsa e il 'passo di lato' annunciato mesi fa e di fatto messo in pratica da Grillo (che proprio in questo periodo è impegnato con il suo show comico nei teatri d'Italia), M5S si trova davanti a un bivio determinante per il suo futuro o addirittura per la sua stessa sopravvivenza.

Il 'testimone' passa ai 5 esponenti del Direttorio – Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Alessandro Di Battista, Luigi Di Maio e Roberto Fico – anche se in realtà sono Di Battista, Di Maio e Fico i tre più 'forti' per la gestione del dopo. Dal momento che un mese fa il Direttorio aveva incontrato Casaleggio e aveva saputo delle sue condizioni di salute aggravate, è probabile che si sia ragionato anche sul come procedere. Ma in ogni caso, la scomparsa di Casaleggio è arrivata come una doccia fredda e l'impatto emotivo è così forte da lasciare tutti frastornati e in preda ad un certo smarrimento. La paura di alcuni pentastellati è che non si riesca a gestire il Movimento senza la leadership di Casaleggio: la parola 'leader' è sempre stata odiata e boicottata dai 5 Stelle ma di fatto è calzante per colui che era da sempre definito il 'gurù di M5S e che di fatto nelle decisioni più controversi diceva la parola definitiva. Rimane indubbiamente il figlio, Davide Casaleggio, socio della Casaleggio Associati e che comunque ha in quella sede un ruolo di primo piano. Ma tra i parlamentari pentastellati Davide, ancora più riservato del padre, non sembra godere, secondo i boatos, di molta simpatia. In un'ottica di anti-nepotismo che molti non vogliono adottare.

Il Movimento 5 Stelle, in ogni caso, si trova al bivio più importante della sua storia. E il rischio implosione, sul lungo periodo, esiste. Da una parte c'è la tanto osannata 'democrazia diretta', marchio di fabbrica di Gianroberto Casaleggio, e dall'altra una struttura più verticistica – con il Direttorio in primis – che però farebbe assomigliare il Movimento troppo ad un partito tradizionale. Cosa che non piace a molti. A complicare le cose c'è da mettere in conto anche il rischio di una 'guerra fratricidà: ormai da tempo è Luigi Di Maio il leader in pectore del Movimento (salvo poi non ricevere alcuna investitura ufficiale al raduno M5S di Imola). Ma nei mesi scorsi non erano mancate invidie e gelosie di altri pentastellati. Elemento da non sottovalutare. Ma per decidere come procedere e come riorganizzarsi, avendo come stella polare il rispetto dei "progetti e dei sogni di Gianroberto", i 5 Stelle prendono tempo: oggi è il tempo del dolore e del silenzio e quasi tutti sono diretti a Milano (alcuni sono già lì come Di Maio e Fico insieme naturalmente a Grillo che ha annullato lo show di Napoli) e l'analisi della nuova fase da gestire è rinviata. Sicuramente all'indomani del funerale, che si terrà giovedì mattina. Ma a fare analisi e controanalisi, intanto, ci pensano tutti quegli ex 5 Stelle che conoscono bene il mondo pentastellato e che poi, spesso in polemica, hanno abbandonato M5S o ne sono stati espulsi. Come il senatore Bartolomeo Pepe, ex 5 Stelle ora nel gruppo Gal, che su Facebook ha sottolineato: "Tutte le responsabilità ora cadranno sul Direttorio, oneri ed onori, e in particolare su Di Maio, Di Battista e Fico. La loro autorevolezza finora è arrivata esclusivamente da Casaleggio, ora hanno una responsabilità enorme e la possibilità di prendersi quello che avevano solo osato sperare. Mala tempora" però ha chiosato. Walter Rizzetto, anche lui deputato ex M5S e ora in Fdi, conversando in Transatlantico a Montecitorio ha analizzato così la nuova fase che attende i 5 Stelle. "Nel breve periodo – è la sua previsione – tutto questo potrebbe favorire M5S, già alle prossime amministrative. Come accadde al Pci quando morì Berlinguer, allora il partito comunista superò il 33% dei consensi… Ma sul lungo periodo sarà difficile… dovranno trovare il modo per gestire il dopo Casaleggio, non sarà facile". (AGI) 

Roma – "Trasformare un confronto sul merito in un plebiscito su una politica, una leadership o una nuova maggioranza di governo troverà l'opposizione ferma di chi, come noi, si è fatto carico del bisogno di completare una transizione aperta da troppo tempo". Lo scrivono in un documento, diffuso dopo il via libera finale al ddl riforme, i leader della minoranza Pd, Gianni Cuperlo, Sergio Lo Giudici e e Roberto Speranza. "Con il voto di oggi, dunque, si apre l'ultima tappa di un processo che deve trovare nel primo partito del Paese la cultura della responsabilità, del rispetto delle opposizioni, della ricerca ostinata di un terreno condiviso sul fronte delle regole della democrazia. La Costituzione della Repubblica è molto più di ciascuno di noi. Sarebbe imperdonabile piegarla al vantaggio contingente di una stagione. Su questo principio fonderemo le nostre scelte", sottolineano i tre esponenti della sinistra dem.

"Con tutte le nostre critiche e riserve oggi esprimiamo un voto a favore della riforma. Siamo consapevoli che la bocciatura di questo testo nell'ultimo passaggio alla Camera segnerebbe quasi certamente il fallimento di una stagione trentennale durante la quale a più riprese, e con diversi protagonisti, si è cercato di riformare la parte ordinamentale della Carta. Un epilogo simile scaverebbe un solco ancora piu' profondo tra l'opinione pubblica e le istituzioni". Lo scrivono ancora Lo Giudice, Speranza e Cuperlo nella nota dal titolo Le nostre ragioni. (AGI) 

Roma, 12 apr. – "Intanto godiamoci un risultato che è storico. L'approvazione definitiva delle riforme costituzionali dopo 30 anni di lavoro. Penso sia un risultato storico". Così la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, ha risposto ai cronisti che le chiedevano se fosse ottimista per il referendum di ottobre dopo l'approvazione definitiva di oggi delle riforme costituzionali alla Camera.

"Siamo molto soddisfatti e contenti del risultato di oggi. Anche per l'approvazione avvenuta con una bella maggioranza ampia", ha aggiunto. (AGI)

Roma – Via libera definitivo della Camera alle riforme costituzionali. I si' sono 361, 7 i voti contrari e 2 gli astenuti. Era richiesta la maggioranza assoluta dei voti (316), superata abbondantemente dalle forze che sostengono il governo, a cui si sono aggiunti i voti dei verdiniani e dei tosiani. Le forze di opposizione, invece, non hanno partecipato al voto. "Dopo due anni di lavoro, il Parlamento ha dato il via libera alla riforma costituzionale! Grazie a quelli che ci hanno creduto #lavoltabuona". Lo scrive su twitter il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. (AGI) .

Teheran – Dopo l'incontro con il presidente iraniano Rohani il premier italiano Matteo Renzi ha visto nel pomeriggio il presidente del Consiglio per il discernimento Rafsanjani ed e' stato poi ricevuto dalla Guida suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei. Renzi concludera' la giornata con una cena con gli imprenditori italiani nell'ambasciata di Teheran .

Roma – Dopo 24 mesi c'è il via libera finale alle riforme costituzionali. Con una maggioranza schiacciante, 361 sì, e l'assenza delle opposizioni dall'Aula al momento del voto, la Camera dei deputati licenzia in via definitiva il ddl. La palla passa ora ai cittadini, che dovranno esprimersi attraverso il referendum. Il prossimo autunno – questa la data scelta dal governo – Matteo Renzi si giocherà il suo stesso futuro politico, avendo voluto sin dall'inizio legare a doppio filo il suo destino a quello delle riforme. Il primo commento, come sempre in questo governo molto 'social', arriva su Twitter ed e' quello del ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi: "Dopo due anni di lavoro, il Parlamento ha dato il via libera alla riforma costituzionale! Grazie a quelli che ci hanno creduto #lavoltabuona". Le fa eco da Teheran il premier Matteo Renzi: "esprimo la mia gioia più profonda. E' un giorno storico per l'Italia. Si è dimostrato che la democrazia vince e trionfa. E' un passaggio importante per la politica che dimostra di essere seria. Meno politici meno soldi alle regioni, più chiarezza nel rapporto tra Stato centrale e il territorio", spiega il premier. "Si tratta di un gigantesco passo in avanti per la credibilità delle istituzioni. E' una questione di serietà". Ha quindi osservato: "Mano tesa all'opposizione ma questo governo non si ferma, non si blocca. E' una questione di serietà. Questo governo è convinto nelle riforme, non abbiamo nessun timore o paura che il referendum sia personalizzato. I cittadini voteranno per cambiare, lo vedremo. Mi ricordo i sorrisetti di chi diceva che le riforme non andranno in porto, la politica ha riformato se stessa. Spero che questo spirito alimenti anche gli altri, che i sindacati sappiano riformare se stessi". Adesso, conclude, "noi chiederemo il referendum. E' un passo in avanti semplicemente strepitoso.

Boschi, risultato storico dopo 30 anni di lavoro

Queste le principali novita' introdotte dal ddl Boschi:

FINE DEL BICAMERALISMO PARITARIO Camera dei deputati e Senato della Repubblica hannocomposizione e funzioni diverse. La Camera, con 630 deputati,rappresenta la Nazione ed e' l'unica titolare del rapporto difiducia con il Governo. Ha funzione di indirizzo politico e dicontrollo sull'attivita' del Governo

IL NUOVO SENATO DEI 100 Cento (74 consiglieri regionali, 21 sindaci e 5 componenti dinomina del presidente della Repubblica) saranno i senatori. Ifuturi senatori saranno scelti, in conformita' alle decisioniassunte dagli elettori, dai consigli regionali per mezzo di unalegge elettorale che dovra' essere varata entro 6 mesidall'entrata in vigore della riforma costituzionale. Il terminedecorrera' dopo che si sara' svolto il referendum confermativo.Le regioni avranno poi tre mesi (90 giorni) per adeguarsi. Icinque senatori scelti dal Colle dureranno in carica sette annicome il Capo dello Stato e non possono fare piu' di un mandato.Senatori a vita restano gli ex presidenti della Repubblica.

DURATA DEL MANDATO E PREROGATIVE La durata del mandato dei nuovi senatori e' pari a quella degliorgani delle istituzioni del territorio in cui sono statieletti. Conservano l'immunita' parlamentare e non ricevonoalcuna indennita' parlamentare, mantengono invece quella chehanno in qualita' di sindaco o di consigliere regionale. Restal'esercizio della funzione senza vincolo di mandato.

LA FORMAZIONE DELLE LEGGI Le leggi di rango costituzionale, il referendum, la leggeelettorale restano bicamerali, come anche i trattati conl'Unione europea. Le altre leggi sono esaminate e approvatedalla Camera dei deputati che le trasmette al Senato. Questopuo' disporne l'esame se, entro dieci giorni, lo richiede unterzo dei suoi componenti. Il Senato puo' anche, a maggioranzaassoluta, entro 30 giorni successivi, proporre modifiche altesto. Su queste e' la Camera a pronunciarsi in via definitiva.Per bocciarle serve la maggioranza assoluta dei componenti

ARRIVA LO STATUTO DELLE OPPOSIZIONI Il regolamento della Camera dei deputati conterra' anche unadisciplina dello statuto delle opposizioni.

PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Per l'elezione del Colle il quorum necessario nelle prime trevotazioni e' dei due terzi dei componenti l'assemblea. Dallaquarta votazione servono i tre quinti dell'assemblea. Dallasettima ai tre quinti dei votanti. Non sara' piu' il presidentedel Senato a sostituire ad interim il Capo dello Stato.Tocchera' al presidente della Camera.

GIUDICI COSTITUZIONALI I giudici della Corte Costituzionale che spetta al Parlamentonominare, 5 in tutto, saranno eletti separatamente da Senato eCamera: due li eleggera' il nuovo Senato, tre la Camera. Ilquorum per essere eletti e' dei due terzi dei componenti per iprim due scrutini, dal terzo basta la maggioranza dei trequinti.

TITOLO V Non c'e' piu' legislazione concorrente fra Stato e Regioni e sipassa ad un redistribuzione delle materie di competenza statalee regionale. Si contempla una clausola di 'supremazia' con laquale si prevede che, su proposta del Governo, una legge delloStato possa intervenire in materie non riservate allalegislazione esclusiva se lo richiede la tutela dell'interessenazionale

LEGGI DI INIZIATIVA POPOLARE Per presentarle serve la raccolta di 150mila firme ( non piu'50mila) ma si prevedono termini certi per la pronuncia dellaCamera

REFERENDUM In Costituzione entrano i referendum di indirizzo e propositivima le Camere dovranno appovare una legge per delinearne lemodalita' di attuazione

STATO DI GUERRA Sara' la Camera dei deputati, a maggioranza assoluta, adeliberare lo stato di Guerra e la conseguente attribuzione dipoteri al Governo

ABOLIZIONE DEL CNEL E DELLE PROVINCE Il ddl abroga l'articolo 99 della Costituzione con coseguenteabolizione del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro(CNEL). Eliminato anche il riferimento, in Costituzione, alleProvince

GIUDIZIO PREVENTIVO SULLE LEGGI ELETTORALI La riforma dispone il giudizio preventivo di legittimita' dellaConsulta sulla legge elettorale, prima della promulgazione,purche' vi sia un ricorso motivato presentato "entro diecigiorni" dall'approvazione della legge da "almeno un quarto deicomponenti della Camera dei deputati o un terzo dei componentidel Senato della Repubblica". La Corte costituzionale sipronuncia entro il termine di trenta giorni. .

Roma – "E' una possibilita' da prendere in considerazione. Ma si tratta di un argomento che va condiviso e comunicato con efficacia altrimenti rischia di essere rifiutato e visto solo come una nuova tassa". Lo ha affermato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, al convegno di Federanziani, sulla possibile introduzione di una tassa di un centesimo a sigaretta.

Nel corso del convegno, infatti, e' stata diffusa una raccolta di firme per chiedere l'istituzione di un fondo per contribuire al rimborso da parte delle regioni dei farmaci oncologici a forte carattere innovativo. E' stato spiegato che "in Italia vengono individuati piu' di 40 nuovi casi di cancro, solo nel 2015 sono stimate oltre 363mila diagnosi. "La nostra proposta e' chiara: un centesimo in piu' per ogni sigaretta venduta" spiega Federanziani. "D'altronde i numeri sono impressionanti: 10.900.000 sono i fumatori in Italia oggi; 140.000 le sigarette fumate ogni 24 ore; 41.000 i nuovi casi di tumore al polmone nel 2015 ma soprattutto si deve ricordare che lo Stato ricava circa 11 miliardi di euro dalle accise del tabacco e impiega queste risorse in vario modo tranne quello che curarne gli effetti quando ne basterebbe una piccolissima parte, anche solo il 5%, per garantire pieno accesso a tutti i malati ai tanti farmaci in arrivo sul mercato". (AGI) 

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