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(AGI) – Firenze, 7 mag. – L’acquisizione di memoria emotiva, la
funzione cerebrale che permette il ricordo di un’emozione
generata da esperienze prevalentemente di paura, puo’ avvenire
anche senza l’intervento dell’organo deputato, l’ippocampo. A
sostituirlo, in caso di danneggiamento, e’ l’amigdala,
struttura a forma di mandorla, capace – attraverso l’istamina –
di aumentare la valenza emotiva di uno stimolo esterno, in modo
da conservarne memoria. La scoperta e’ frutto di una ricerca
pubblicata su Proceedings of National Academy of Science a cura
di ricercatori dei dipartimenti di Neuroscienze, Psicologia,
Area del Farmaco e Salute del Bambino (NEUROFARBA) e Medicina
Sperimentale e Clinica, in collaborazione con studiosi del
Centro di Memoria dell’Universita’ Cattolica Pontificia del Rio
Grande del Sud di Porto Alegre (Brasile). La ricerca e’ stata
sostenuta da un finanziamento del Consiglio Nazionale per lo
Sviluppo Scientifico e Tecnologico brasiliano (CnPQ),
nell’ambito del programma “Scienza senza Frontiere”.
“L’indagine – ha spiegato Patrizio Blandina, docente
dell’Universita’ di Firenze e coordinatore dello studio – ha
dimostrato che, nel caso di una compromissione funzionale
dell’ippocampo, il sistema istaminergico dell’amigdala
conferisce al cervello la plasticita’ necessaria a reclutare
circuiti alternativi per la formazione di una memoria di paura.
Lo studio e’ importante perche’ suggerisce nuovi bersagli e
strategie per il trattamento di disturbi sia della memoria che
ossessivo-compulsivi”.
.

(AGI) – Firenze, 7 mag. – Sono circa 700mila i bambini che ogni
anno soffrono di disturbi del linguaggio, compresi i figli di
genitori stranieri in cui il problema e’ un allarme sommerso.
Questi sono alcuni dei dati presentati al XI Congresso
Nazionale della Federazione Italiana dei Logopedisti, in corso
a Firenze e in contemporanea, per la prima volta, con il nono
Congresso CPLOL, quello dei logopedisti europei. Nel corso
dell’incontro sono stati elencati una serie di approcci per
aiutare il bambini con un disturbo del linguaggio: dal gioco
delle imitazioni a quello del “far finta” fino alla tombola
sonora e al girotondo delle rime. “Occorre sempre tenere conto
delle diverse situazioni cliniche in cui un logopedista si
trova a definire bisogni e interventi terapeutici in campo
pediatrico ? ha spiegato la presidente FLI, Tiziana Rossetto ?
anche perche’ possono riguardare fenomeni transitori o veri e
propri disturbi destinati a rimanere nel tempo”. Queste
considerazioni hanno generato negli ultimi anni approcci
clinici diversificati e linee guida precise. “Al centro di
tutto, pero’ ? ha continuato Rossetto ? c’e’ l’efficacia di un
intervento precoce, per promuovere progressi linguistici a
breve termine e per ridurre gli effetti cumulativi del ritardo
di linguaggio, che puo’ influire, e molto, sullo sviluppo
emotivo e sul comportamento del bambino. Ed e’ qui, anche data
l’eta’ del piccoli pazienti, che il gioco ha un ruolo
fondamentale. Cosi’ come e’ fondamentale che le attivit� siano
ripetute anche nel contesto familiare, usando parole semplici
ma di forte impatto comunicativo inserite in contesti di gioco
che il bambino predilige e ne risulta attratto. E qui subentra
il problema di genitori provenienti da paesi lontani, che
parlano poco e male l’italiano e con i quali diventa molto
complesso interagire e soprattutto capire se il bambino ha
questo tipo di problemi”.

(AGI) – Londra, 6 mag. – L’Interpol ha emesso un allerta
globale per una pillola dimagrante che ha causato la morte di
una ragazza britannica, la 21enne Eloise Parry, deceduta lo
scorso 12 aprile. Le polizie di 190 Paesi nel mondo hanno
recepito l’allarme. La sostanza che la ragazza ha assunto dopo
averl acquista online, e’ il Dinitrofenolo o Dnp, che e’ anche
usato come sostanza base per esplosivi.
Si tratta di un nitrocomposto (sostanze che presentano una
tendenza naturale all’esplosione) derivato dal fenolo (composto
aromatico del benzene). E’ un composto tossico che provoca un
brusco aumento del metabolismo, sudorazione intensa ed e’
spacciata come ‘miracoloso brucia-grassi’. Eloise, riferirono i
familiari, racconto’ prima di morire di “sentitrsi bruciare
dall’interno”. (AGI)

(AGI) – Roma, 6 mag. – Una piattaforma web dove consultare
informazioni medico-sanitarie in modo semplice e veloce. E’
sbarcato sul web Buongiornodottore, una community online che
offre la possibilita’ di fruire di videocorsi tenuti da dottori
specializzati in diverse discipline mediche. Ogni corso, oltre
a contenere video, e’ anche una raccolta di descrizioni e di
domande e risposte. Neurologia, farmacia, oculistica,
pediatria, psicologia, cardiologia, tecniche di primo soccorso,
odontoiatria, sono alcune delle discipline mediche affrontate
sul portale Buongiornodottore. Videocorsi riassumono con
nozioni semplici e accessibili le principali domande che
l’utente rivolgerebbe al proprio medico. Inoltre si puo’ anche
ricercare gli argomenti preferiti e seguire tutte le attivita’
condivise dalla community per vedere in tempo reale cosa stanno
visualizzando gli altri. “Grazie ad uno staff di medici
selezionati e sempre aggiornati – ha spiegato Alessandro Basso,
l’ideatore della piattaforma – l’utente potra’, attraverso un
percorso guidato, visualizzare video di suo interesse ricevendo
le giuste risposte alle proprie domande in maniera chiara e
professionale”. BuongiornoDottore e’ dotato anche di un motore
di ricerca integrato per trovare rapidamente le risposte che
l’utente cerca. “La forza di questa piattaforma sta anche nel
suo essere social”, ha sottolineato Basso. “Dopo aver seguito
un videocorso – ha continuato – l’utente puo’ certificare il
suo apprendimento condividendo i progressi con tutta la sua
community, pubblicando sul ‘Diario’ personale di Facebook il
link di riferimento dei nuovi argomenti imparati”.
Buongiornodottore provvede, inoltre, ad assegnare uno specifico
badge di frequenza. I badge collezionati vengono
automaticamente esposti nella pagina del profilo personale,
attestando pubblicamente i traguardi raggiunti.

(AGI) – Londra, 6 mag. – Combattere il fuoco con il fuoco. E’
cosi’ che un gruppo di ricercatori della Loyola University
Health System nell’Illinois (Usa) e’ riuscito a battere il
Clostridium difficile, un batterio responsabile di un infezione
che puo’ essere mortale. Il C. difficile rappresenta un grave
problema negli ospedali di tutto il mondo. Esso e’ la causa di
all’incirca 29mila morti all’anno negli Stati Uniti. Questo
batterio e’ in grado di “invadere” l’intestino quando un ciclo
di antibiotici elimina i batteri che normalmente vivono li’.
Per battere il C. difficile servono ancora piu’ antibiotici, ma
questo innesca una sorta di circolo vizioso che lascia
nuovamente l’intestino vulnerabile. I sintomi dell’infezione,
come diarrea e febbre, sono causati dalle tossine rilasciate
dal batterio. Ora pero’ i ricercatori hanno somministrato, in
uno studio pubblicato sul Journal of the American Medical
Association, a 173 pazienti spore di C. difficile che non
producono tossine. Questi batteri “buoni” vanno a occupare gli
spazi dell’intestino “invasi” dal “cattivo” C. difficile il 69
per cento delle volte. Tra questi pazienti, solo uno su 50 si
ritrova a dover affrontare un’altra infezione. Mentre, nei casi
in cui i batteri non sono riusciti a colonizzare l’intestino o
nel caso in cui i pazienti hanno ricevuto un placebo, una
persona su 3 ha riportato nuovamente i sintomi dell’infezione.
“Quello che stiamo facendo e’ stabilire una competizione con il
ceppo tossico originale”, ha detto Dale Gerding, che ha
partecipato allo studio. “Sono entusiasta di questo e siamo in
attesa di iniziare la fase 3 del trial”, ha concluso. (AGI)

(AGI) – Roma, 6 mag. – La ricerca biomedica contro la distrofia
muscolare di Duchenne avanza e si avvicina a un nuovo
importante traguardo: una terapia piu’ mirata, con ridotti
effetti collaterali rispetto al trattamento attualmente in uso.
A indicare la via e’ uno studio pubblicato su EBioMedicine,
finanziato da Telethon e condotto da Antonio Musaro’ (Istituto
Pasteur a Fondazione Cenci Bolognetti e Sapienza Universita’ di
Roma) in collaborazione con Fabrizio De Benedetti dell’Ospedale
pediatrico Bambino Gesu’. La distrofia muscolare di Duchenne e’
una patologia genetica ereditaria che si manifesta
nell’infanzia ed e’ causata dall’assenza di distrofina, una
proteina essenziale per la stabilita’ e l’integrita’ dei
muscoli durante le fasi di contrazione e rilasciamento. “Uno
degli eventi patogenetici associati alla distrofia – ha
spiegato Musaro’ – e’ l’instaurarsi di un’infiammazione cronica
che porta all’alterazione morfologica e funzionale del muscolo.
Oggi, l’unica terapia disponibile consiste nella
somministrazione di agenti anti-infiammatori e
immunosoppressivi (i glucocorticoidi). Questi farmaci
migliorano la qualita’ della vita dei giovani pazienti,
riducendo il rischio di scogliosi, stabilizzando la
funzionalita’ polmonare e prolungando la possibilita’ di
camminare. Purtroppo, pero’, la continua somministrazione di
glucocorticoidi puo’ causare molteplici e gravi effetti
collaterali: atrofia muscolare, ritardo nella crescita,
cataratta, osteoporosi e ipertensione”. I ricercatori romani
hanno studiato una possibile alternativa terapeutica che possa
contrastare la risposta infiammatoria cronica e rafforzare i
muscoli in caso di distrofia: “In una prima fase sperimentale,
condotta sia su modello animale della malattia sia su pazienti,
abbiamo osservato che alla distrofia, e in generale
all’infiammazione cronica, si associano alti livelli di una
proteina pro-infiammatoria chiamata interleuchina 6 (IL-6). Al
contrario, in condizioni non patologiche, i livelli circolanti
di IL-6 sono molto bassi”. Il passo successivo e’ stato quindi
di verificare se inibendo l’attivita’ di IL-6 si potesse
migliorare lo stato di salute del topo distrofico. “I risultati
sono stati molto incoraggianti – ha continuato Musaro’ –
interrompendo la cascata di eventi patologici indotta dal
legame dell’IL-6 con il suo recettore, e’ possibile contrastare
i segni del declino muscolare. Gli inibitori farmacologici
dell’attivita’ di IL-6 sono sicuri, hanno ridotti effetti
collaterali e recentemente sono stati approvati per il
trattamento di bambini affetti da una grave forma di artrite.
Nei topi distrofici, la loro somministrazione determina la
drastica riduzione della degenerazione muscolare e
dell’infiammazione cronica. Cio’ si accompagna a una migliore
performance muscolare, a una maggiore resistenza al danno
causato dall’esercizio fisico e al mantenimento della riserva
di cellule staminali del muscolo a meno sollecitate a correre a
riparare i tessuti danneggiati”. Lo studio fornisce quindi
informazioni fondamentali che potrebbero avere un impatto quasi
immediato sullo sviluppo di una terapia piu’ mirata e sicura
contro la distrofia muscolare di Duchenne. (AGI)

(AGI) – Topeka, 6 mag. – Fare una camminata veloce potrebbe
migliorare l’efficacia dei trattamenti contro il cancro. Almeno
secondo uno studio della Kansas University, secondo il quale un
esercizio fisico moderato aumenta l’apporto di ossigeno al
tumore, rendendolo meno aggressivo. “L’esercizio puo’ alterare
in modo permanente l’ambiente all’interno del tumore”, ha
confermato Brad Behnke, autore dello studio. Lo scienziato ha
spiegato che quando un tumore e’ ipossico o ha bassi livelli di
ossigeno e’ spesso molto aggressivo, mentre invece l’ossigeno
aiuta a distruggere le cellule tumorali. Per questo l’esercizio
fisico, secondo il nuovo studio, sarebbe in grado di offrire un
importante supporto alle terapie: favorendo l’afflusso di
ossigeno verso il tumore puo’ di fatto indebolirlo. Per i
ricercatori, pero’, sarebbe l’esercizio a moderata intensita’ a
produrre gli effetti piu’ vantaggiosi: troppo poco non ha
effetto e troppo intenso puo’ avere effetti collaterali.
“L’esercizio fisico viene spesso prescritto per migliorare gli
effetti collaterali del trattamento del cancro, ma e’ anche
utile quello che l’esercizio fa all’interno del tumore stesso”,
ha concluso Behnke. (AGI)

(AGI) – Roma, 5 mag. – Nonostante si tratti di farmaci
assolutamente equivalenti agli originatori, gli esiti di
mercato dei generici non hanno ancora raggiunto il loro massimo
potenziale: ad oggi rappresentano poco piu’ del 13% della spesa
farmaceutica di classe A. E’ quanto emerge dallo studio
realizzato da Nomisma per conto di Assogenerici, dal titolo “Il
sistema dei farmaci generici in Italia. Scenari per una
crescita sostenibile”. L’analisi ha avuto l’obiettivo quello di
indagare il funzionamento del sistema dei farmaci generici in
Italia e di individuare elementi di base per uno sviluppo del
comparto per la fase di crescita del Paese. Sviluppo che deve
tenere conto dell’esigenza di crescita industriale del Paese e,
contemporaneamente, di razionalizzazione della spesa
farmaceutica senza impattare negativamente sulla qualita’ delle
cure.E’ stata realizzata un’analisi a piu’ livelli: partendo
dallo studio dello “stato di fatto” odierno, sono state
avanzate alcune ipotesi e simulazioni di scenario sul futuro
prossimo andando a misurare il potenziale di sviluppo
industriale che le imprese produttrici di farmaci generici
potrebbero generare nei prossimi anni, individuando quali
azioni potrebbero favorire questo processo di crescita. Dal
punto di vista dell’impatto, uno degli effetti dei generici e’
una contrazione della spesa pubblica a fronte di un aumento
delle confezioni vendute, poiche’ l’introduzione di un farmaco
generico porta a una riduzione del prezzo per confezione pari
mediamente al 60% ad un anno dall’ingresso sul mercato. Oltre
al risparmio pubblico, particolare rilevanza ha quello privato:
se i pazienti sostituissero tutti i farmaci utilizzati con i
rispettivi generici al prezzo piu’ basso sarebbe possibile
ottenere oltre 1,4 miliardi di euro di risparmi privati, a
parita’ di confezioni vendute. Questo porterebbe ad un
incremento dei consumi in altri settori dell’economia che,
nell’ipotesi massima, sarebbe di circa 700 milioni di euro.
Effetti ugualmente rilevanti sono esercitati sul tessuto
produttivo: tra 2005 e 2013 il comparto dei generici ha
attivato investimenti, valore aggiunto e occupazione in misura
relativamente maggiore rispetto al settore di riferimento,
mostrando come i possibili impatti positivi possano andare ben
oltre un semplice effetto di razionalizzazione della spesa
pubblica. Quale scenario per il futuro? Il risparmio pubblico
che sara’ ottenibile semplicemente grazie al processo di
genericazione sara’ di oltre 1,1 miliardi di euro tra il 2015 e
il 2020. Il dato certo – secondo Nomisma – e’ che tra 2015 e
2020 andranno in scadenza brevettuale prodotti che valgono, a
livello nazionale, oltre 2,1 miliardi di euro. Quanto questo
potenziale mercato e’ aggredibile dalle imprese di generici?
secondo Nomisma gli esiti industriali di questo processo
potranno essere molto differenti a seconda degli orientamenti
di policy adottati. In uno scenario base, senza interventi
(SCENARIO 1) il processo di genericazione attiverebbe nel
periodo 2015-2020 un turnover manifatturiero cumulato di 87
milioni di euro e produrrebbe 4.361 posti di lavoro addizionali
(diretti ed indiretti). Nell’ipotesi in cui, attraverso ad
esempio un provvedimento di manufacturing provision che
permetta alle imprese di generici di produrre anche prima della
scadenza brevettuale con l’obiettivo di migliorare il
time-to-market e di esportare in quei paesi in cui i brevetti
sono gia’ scaduti (SCENARIO 2) il turnover manifatturiero
potenziale arriverebbe ad oltre 175 milioni di euro e
produrrebbe 8.721 posti di lavoro addizionali. In aggiunta
all’ipotesi di manufacturing provision, se i trend di
acquisizione di quote di mercato e andamento dei prezzi dei
generici in Italia si allineassero a quelli di altri grandi
mercati europei (SCENARIO 3), ad esempio attraverso il
superamento di alcuni ostacoli specifici al mercato italiano
(quali gli elementi di patent linkage, i meccanismi di payback,
i pattern prescrittivi consuetudinari), il turnover
manifatturiero potenziale sarebbe di oltre 319 milioni di euro
e i posti di lavoro addizionali 15.851.I dati raccolti hanno
messo bene in luce la necessita’ di guardare e di programmare
lo sviluppo del comparto nei prossimi anni attraverso un’ottica
di politica industriale ancor prima che di spesa pubblica.
Attraverso una politica industriale mirata sarebbe infatti
possibile favorire una maggiore crescita della produzione
industriale farmaceutica in Italia ed in Europa, con
conseguente attivazione di investimenti e occupazione,
miglioramento della percezione dei generici e maggiori risparmi
privati, incremento della competitivita’ delle nostre imprese,
in un contesto di sistema produttivo Italian-based,
territoriale e trasparente

(AGI) – Perugia, 5 mag. – Si chiama ‘APOTECAchemo’, ed e’ un
robot per la preparazione sicura e controllata delle
chemioterapie che e’ in grado di dosare i farmaci
personalizzati con assoluta precisione, assicurando i massimi
livelli di sicurezza per pazienti oncologici ed operatori di
farmacia. La nuova tecnologia e’ stata presentata questa
mattina dall’Azienda Ospedaliera di Perugia.”Il sistema di cui
dispone la farmacia dell’Azienda Ospedaliera, grazie al robot
APOTECAchemo, rappresenta una garanzia di totale sicurezza per
tutti i pazienti oncologici che ogni anno vengono curati
nell’ospedale di Perugia – ha detto Alessandro D’Arpino,
responsabile del laboratorio di galenica clinica del Santa
Maria della Misericordia -. Viene inoltre garantita la
tracciabilita’ del percorso di preparazione del farmaco e la
tecnologia che adottiamo ci permette di contenere gli sprechi
per farmaci notoriamente di elevato costo”. Sulla sicurezza per
paziente ed operatore della farmacia si sono soffermati il
direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliera di Perugia Manuela
Pioppo e il direttore della struttura di oncologia medica Lucio
Crino’. La prima ha ricordato il recente accreditamento
ottenuto dalla farmacia dell’Azienda Ospedaliera, a conferma
della bonta’ delle procedure adottate; il secondo ha
sottolineato come “l’errore umano e’ possibile, mentre con
l’utilizzo del robot questa eventualita’ viene annullata”.
Secondo quanto riferisce una nota dell’Azienda Ospedaliera la
nuova apparecchiatura effettuera’ a regime fino a 30.000
preparazioni all’anno, che saranno utilizzate anche dalla
struttura di Oncoematologia pediatrica diretta da Maurizio
Caniglia. “La macchina rispetto all’uomo non prevede pause – ha
detto il direttore generale Walter Orlandi -, e dunque puo’
essere utilizzata a pieno regime specialmente laddove ci sia
una sintonia tra piu’ centri della Regione che possono
usufruire del servizio”.(

(AGI) – Verona, 5 mag. – Per piu’ di cento pazienti italiani
affetti da Fibrosi Cistica (FC) si apre oggi una nuova
prospettiva: e’ disponibile il primo farmaco in grado di agire
efficacemente sulle cause della malattia e non solo sui
sintomi. Vertex Pharmaceuticals (Italia) Srl ha infatti
annunciato che l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha
approvato ivacaftor per i pazienti italiani affetti da FC, di
eta’ pari o superiore ai 6 anni che abbiano una delle seguenti
mutazioni di ‘gating’ (classe III) nel gene CFTR: G551D,
G1244E, G1349D, G178R, G551S, S1251N, S1255P, S549N o S549. La
determinazione di autorizzazione all’immissione in commercio
relativa a KALYDECO e’ stata pubblicata sulla G.U. della
Repubblica Italiana il 04/05/2015, e’ quindi effettiva dal 5
maggio 2015. Ivacaftor e’ il primo farmaco a trattare la causa
alla base della malattia in questi pazienti. La FC e’ una rara
malattia genetica causata da una proteina CFTR mancante o
difettosa, derivante da mutazioni nel gene CFTR. Nelle persone
con le mutazioni sopra indicate, il nuovo farmaco aiuta la
proteina difettosa CFTR a funzionare piu’ regolarmente. In
Italia sono poco piu’ di cento i pazienti che presentano queste
mutazioni e che potranno beneficiare del farmaco. “Ivacaftor
nelle persone con FC ed almeno una mutazione con difetto di
‘gating’ apre un nuovo capitolo nella terapia di questa
malattia – spiega Carlo Castellani, Presidente della Societa’
Italiana Fibrosi Cistica, medico e genetista del Centro Fibrosi
Cistica di Verona – Per la prima volta e’ disponibile una
terapia che non agisce sulle manifestazioni cliniche ma
piuttosto all’origine del meccanismo patogenetico, migliorando
la performance della proteina difettosa. Per la FC si tratta
di un momento chiave, molto atteso dai malati, dalle loro
famiglie e da tutti gli operatori sanitari coinvolti
nell’assistenza e nella cura. La Societa’ Italiana Fibrosi
Cistica, insieme alla Lega Italiana Fibrosi Cistica e alla
Fondazione per la ricerca sulla Fibrosi Cistica si sono
adoperate perche’ tutti i pazienti con mutazioni ‘gating’
avessero accesso a questo nuovo approccio terapeutico. Si apre
ora una doverosa fase di monitorizzazione dei risultati che
otterremo. Ci auguriamo che gli ottimi risultati fin qui
ottenuti siano mantenuti nel tempo, e che nuove terapie siano
presto disponibili per i pazienti che, non avendo le mutazioni
su cui agisce ivacaftor, non possono per ora accedere a questo
trattamento”. “Il farmaco, gia’ utilizzato presso il nostro
centro con procedura di uso compassionevole, ha mostrato
risultati sorprendenti – spiega il Prof. Baroukh Maurice
Assael, Direttore del Centro Fibrosi Cistica dell’Azienda
Ospedaliera di Verona – Abbiamo ottenuto risposte cliniche
rapide e durature in termini di migliore nutrizione, aumento di
peso, miglioramento della funzione respiratoria, riduzione del
fabbisogno di ossigeno, riduzione del fabbisogno di altre
terapie”. ”Le mutazioni ‘gating’ sono piu’ frequenti nel Sud
Italia – spiega il Dr. Vincenzo Carnovale, responsabile del
Centro di riferimento Fibrosi Cistica dell’Adulto,
dell’Universita’ Federico II di Napoli – e il farmaco potra’
ora essere prescritto a piu’ di 100 pazienti gia’ diagnosticati
in Italia. Il nostro e’ stato il primo centro italiano a
utilizzare ivacaftor, per uso compassionevole, offrendolo a 4
pazienti, sui quali abbiamo ottenuto ottimi risultati.
Dopo due-tre settimane di trattamento e’ stata ottenuta la
normalizzazione del test del sudore, grazie al ripristino della
funzione proteica. Si tratta di un farmaco di facile
somministrazione per il paziente e di facile gestione per il
clinico: e’ costituito da compresse da ingerire durante i
pasti, due volte al giorno. Gli effetti collaterali riscontrati
sono blandi, nessun paziente ha dovuto interrompere il
trattamento a causa di essi. Ora, con l’approvazione in Italia,
potremo trattare presso il nostro centro ben 16 pazienti. I
pazienti saranno monitorati attentamente, come previsto da
AIFA, con il supporto di uno specifico registro. Si tratta di
un’operazione importante, gia’ attuata per i pazienti che hanno
ottenuto accesso al farmaco attraverso l’uso compassionevole,
che ora sara’ standardizzata e rendera’ disponibili dati di
grande utilita’ per il futuro. KALYDECO e’ un farmaco costoso –
conclude Carnovale – che pero’ ha dimostrato di cambiare
radicalmente la qualita’ di vita dei pazienti”. (AGI)

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