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(AGI) – new York, 11 giu. – Una dieta a basso indice glicemico,
simile a quella seguita dalle persone che soffrono di diabete,
puo’ alleviare i sintomi dell’autismo. Quando gli ingredienti
principali sono frutta, verdura e cereali integrali si riducono
i sintomi della malattia. Lo ha scoperto un gruppo di
ricercatori del Salk Institute for Biological Studies (Usa), in
uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry.
L’indice glicemico e’ una misura di quanto velocemente gli
alimenti contenenti carboidrati, come pane o altri prodotti da
forno, aumentano i livelli di glucosio nel sangue. Quelli che
causano un picco elevato dei livelli di zucchero nel sangue per
un periodo di due ore sono ad alto indice glicemico. Mentre
quelli che non causano questo aumentano (verdure, pesce, carni
magre e cereali) hanno un basso indice glicemico. Lo studio ha
coinvolto dei topolini allevati per sviluppare sintomi simili
all’autismo. Dopo averli sottoposti a diete diverse, i
ricercatori hanno trovato che quelli che seguivano una dieta a
basso indice glicemico riportavano sintomi dell’autismo piu’
lievi. Analizzando il cervello degli animali, i ricercatori
hanno trovato segnali di produzione di nuovi neuroni piu’ nei
topi che hanno mangiato alimenti a basso indice glicemico
rispetto a quelli che hanno consumato cibi ad altro indice
glicemico, che al contrario hanno espresso piu’ geni associati
all’infiammazione. Lo studio ha anche suggerito un’associazione
con l’ecosistema dei batteri intestinali, sui quali i
ricercatori hanno deciso di concentrare la loro attenzione in
futuro. (AGI)

(AGI) – Londra, 11 giu. – “Tu sei quello che mangi”, recita un
vecchio adagio popolare. Ma in realta’ noi siamo quello che
nostra madre mangia. Uno studio della London School of Hygiene
& Tropical Medicine ha trovato un collegamento tra la dieta
seguita da una donna prima di rimanere incinta e la salute
futura del suo bambino. Secondo quanto riportato dalla rivista
Genome Biology, quello che una donna mangia nelle settimane
precedenti al concepimento potrebbe influenzare il rischio del
suo bambino di contrarre alcune malattie, tra cui l’influenza,
l’Hiv e il cancro. In pratica, la dieta pre-concepimento
sarebbe fondamentale. “Le potenziali implicazioni sono enormi”,
ha detto Andrew Prentice, uno degli autori dello studio. I
ricercatori hanno coinvolto nella ricerca 20 donne provenienti
dalle aree rurali dell’Africa occidentale, dove le diete
cambiano spesso tra la stagione umida e quella secca. Meta’
delle donne del campione ha concepito al culmine della stagione
secca, l’altra meta’ invece al culmine della stagione delle
piogge. I ricercatori hanno poi misurato i nutrienti presenti
nel sangue della donna poco dopo in gravidanza. Poi, quando
sono nati i figli, gli studiosi hanno analizzato il loro Dna.
Lo studio non si e’ focalizzato sul codice genetico, ma sulle
modificazioni epigenetiche, quei “segni” che influenzano come e
quando un gene diventa attivo. L’attivazione o meno dei geni
puo’ causare problemi. Per il gene chiamato VTRNA2-1, questi
“segni” vengono fissati nei primi giorni di vita. Ebbene, nei
bambini concepiti durante la stagione secca, quando il cibo era
piu’ abbondante, il gene e’ risultato piu’ attivo. Nel suo
stato di elevata attivazione, VTRNA2-1 protegge dal cancro.
Quando invece e’ meno attivo, come nei bambini concepiti
durante la stagione delle piogge, per il corpo e’ piu’ facile
allontanare i virus dell’influenza e quello dell’HIV. Le
infezioni sono un “big killer” in Africa e questa scoperta
potrebbe contribuire a spiegare perche’ i bambini concepiti in
Gambia durante la stagione secca tendono a morire giovani.
(AGI)

(AGI) – Londra, 11 giu. – Mangiare almeno 10 grammi di noci o
arachidi al giorno riduce il rischio di morire per malattie
respiratorie, come l’asma e l’enfisema, e per malattie
neurodegenerative, tra cui la demenza. Non solo. Le noci
ridurrebbero, sia negli uomini che nelle donne, il rischio di
sviluppare il diabete, il cancro e le malattie cardiovascolari,
tra cui infarto e ictus. Nessun effetto benefico e’ stato
associato al burro di arachidi, probabilmente perche’ gli altri
ingredienti annullano la protezione. Almeno questo e’ quanto
emerso da uno studio della Maastricht University (Paesi Bassi),
pubblicato sull’International Journal of Epidemiology. Per
arrivare a queste conclusioni i ricercatori hanno analizzato i
dati provenienti dal Netherlands Cohort Study, attivo dal 1986,
che ha coinvolto oltre 120mila uomini e donne di eta’ compresa
tra i 55 e i 69 anni. Da una valutazione su quanto spesso i
partecipanti mangiavano arachidi, noci, altra frutta secca e
burro di arachidi, e’ emerso che noci e arachidi hanno un
effetto protettivo contro molte malattie. “E’ stato
straordinario osservare che il consumo in media di 15 grammi di
noci o arachidi al giorno e’ legato a una mortalita’
sostanzialmente inferiore”, ha detto Piet van den Brandt,
autore dello studio. “Una maggiore assunzione non e’ stata
associata con un’ulteriore riduzione del rischio”, ha aggiunto.
Secondo i ricercatori le noci e le arachidi conterrebbero
composti come acidi monoinsaturi e grassi polinsaturi, nonche’
varie vitamine, fibre, antiossidanti e altre sostanze ancora,
che potrebbero contribuire a ridurre i tassi di mortalita’.
(AGI)

(AGI) – Torino, 10 giu. – Nuove prospettive per “riparare” il
cervello che invecchia o si ammala. Un gruppo di ricerca del
Nico, Neuroscience Institute Cavalieri Ottolenghi
dell’Universita’ di Torino, ha mostrato per la prima volta sia
l’esistenza e la precisa localizzazione nel tessuto delle
cellule bipotenti, sia come si moltiplicano fino al loro
esaurimento. Il gruppo e’ guidato da Annalisa Buffo e composto
da Elena Parmigiani, Ketty Leto e Chiara Rolando. I risultati
dello studio, che sono stati pubblicati sul Journal of
Neuroscience, confermano la presenza nel cervelletto di
progenitori di cellule molto simili alle staminali neurali, ma
che a differenza di queste non si auto-mantengono, esaurendosi
dopo un paio di settimane dalla nascita. Secondo gli studiosi,
e’ probabile tuttavia che alcuni di questi progenitori
rimangano come elementi silenti anche nell’adulto ed e’
possibile ipotizzare di “riattivarli” in seguito a un danno,
generando nuovi neuroni nel cervelletto che invecchia o si
ammala. (AGI)

(AGI) – Boston, 10 giu. – Bere molto caffe’ mentre si fuma la
marijuana puo’ indurre una maggiore dipendenza dalla droga. Lo
ha rilevato uno studio dell’Integrative National Institute on
Drug Abuse di Baltimora, descritto sul blog dell’Oxford
University Press. Secondo i ricercatori, la caffeina
aumenterebbe l’euforia associata al fumo di cannabis. Ma gli
scienziati sono convinti che tutto dipenda dalle quantita’. Lo
stesso studio ha scoperto che piccole quantita’ potrebbero al
contrario contribuire a combattere la dipendenza da cannabis.
“La scoperta fornisce alcune informazioni interessanti sul
funzionamento del cervello e del perche’ gli esseri umani
trovano il caffe’ e la marijuana cosi’ piacevoli”, ha scritto
sul blog Gary Wenk, scienziato dell’Ohio State University. “I
loro effetti euforici potrebbero essere collegati gli uni agli
altri”, ha aggiunto. Per arrivare a queste conclusioni i
ricercatori hanno eseguito dei test su scimmie “dipendenti” al
principio attivo della marijuana, cioe’ il
delta-9-tetraidrocannabinolo (THC). Gli animali sono stati
messi in condizioni di accedere a piccole quantita’ di THC
quando volevano. Ebbene, le scimmie a cui sono state date
piccole quantita’ di caffeina erano meno propense a prendere il
THC. Al contrario, gli animali a cui sono state date grandi
dosi di caffeina, 3 mg anziche’ 1 mg, hanno scelto di assumere
piu’ THC. Lo studio suggerisce che la dipendenza da caffe’
coinvolge lo stesso sistema di neurotrasmettitori della
marijuana. “Alte dosi di caffe’ ci fanno sentire cosi’ bene
perche’ sono in grado di attingere a quasi tutti i sistemi di
ricompensa del nostro cervello”, ha affermato Wenk. Tuttavia,
gli studiosi hanno precisato che e’ ancora prematuro dire che
quello osservato nelle scimmie vale anche per gli esseri umani.
Sono infatti necessari ulteriori studi. (AGI)
.

(AGI) – Bolzano, 10 giu. – E’ nato nei laboratori del Centro di
Biomedicina dell’Accademia Europea di Bolzano (EURAC) un nuovo
protocollo per semplificare il processo che permette di
ottenere cellule staminali pluripotenti indotte. Mentre la
metodologia tradizionale richiede l’utilizzo di sangue fresco,
la nuova procedura permette di far regredire a uno stadio
simile a quello delle cellule staminali embrionali anche
cellule provenienti da campioni di sangue congelato di persone
adulte. Le cellule cosi’ riprogrammate possono essere
utilizzate per capire come si sviluppano alcune malattie e per
testare nuove terapie. “La procedura che abbiamo messo a punto
semplifica il processo che permette di ottenere queste
cellule”, hanno spiegato sullla rivista JoVE (Journal of
Visualized Experiments) Viviana Meraviglia e Alessandra Zanon,
principali autrici dello studio. “Con la metodologia
tradizionale il sangue fresco viene centrifugato in presenza di
reagenti in grado di separare le cellule richieste per la
riprogrammazione. Il nostro protocollo, invece, permette di
partire da sangue congelato e riduce il numero di reagenti
necessari. Questo permette di minimizzare i costi, i tempi di
lavoro e anche la complessita’ delle operazioni da svolgere in
laboratorio”, hanno aggiunto. “Il grande vantaggio del nostro
metodo e’ quello di poter essere applicato anche a campioni di
sangue prelevati in precedenza e conservati in biobanca.
Potremo attingere ai campioni raccolti nell’ambito di altri
studi che abbiamo svolto o da biobanche di altri centri di
ricerca”, ha detto Alessandra Rossini, coordinatrice dello
studio. (AGI)

(AGI) – Washington, 10 giu. – Una singola dose di vaccino
contro l’HPV offre la stessa protezione di due o tre dosi
contro le infezioni responsabili del 70 per cento dei tumori
del collo dell’utero. Almeno questo e’ quanto emerso da uno
studio americano del National Cancer Institute, pubblicato
sulla rivista Lancet Ocology. I ricercatori hanno analizzato i
dati di due studi clinici che hanno coinvolto oltre 7.400 donne
sane di eta’ compresa tra i 18 e i 25 anni e oltre 18.600 donne
sane di eta’ compresa tra i 15 e i 25 anni provenienti da tutto
il mondo. Dai risultati si evince che il vaccino e molto
efficace contro le infezioni da Hpv, indipendentemente dalle
dosi ricevute. “I nostri risultati mettono in dubbio il numero
di dosi di vaccino HPV veramente necessarie per proteggere la
maggior parte delle donne contro il cancro del collo
dell’utero, e suggeriscono che deve essere ulteriormente
valutato un programma che prevede un’unica dose”, ha detto
Aimee Kreimer, che ha coordinato lo studio. “Se una dose e’
sufficiente – ha continuato – potrebbero ridurre i costi di
amministrazione e di vaccinazione. Questo e’ particolarmente
importante nelle regioni meno sviluppate del mondo dove si
verificano piu’ dell’80 per cento dei casi di cancro
cervicale”. (AGI)

(AGI) – Milano, 10 giu. – Grazie alla realizzazione del primo
screening molecolare delle leucemia plasmacellulari primarie,
sono state individuate le alterazioni molecolari di questa rara
e aggressiva forma di neoplasia. Questi, in estrema sintesi, i
risultati di uno studio dell’Istituto di Tecnologie Biomediche
del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ITB-CNR) di Milano, del
Policlinico di Milano e dell’Universita’ Statale di Milano,
pubblicati sulla rivista Oncotarget. Lo studio e’ stato
finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul
cancro. La leucemia plasmacellulare e’ una rara neoplasia
delle plasmacellule del midollo osseo deputate alla produzione
degli anticorpi. La plasma cell leukemia (in inglese, da cui
l’acronimo PCL) si puo’ presentare in forma primaria, quando
insorge de novo, o secondaria, quando si sviluppa da un
precedente mieloma multiplo. Le forme primarie sono circa la
meta’ dei casi, hanno un decorso clinico molto aggressivo e una
prognosi decisamente infausta. Studiarne e comprenderne i
meccanismi molecolari e’ fondamentale allo scopo di individuare
marcatori diagnostici e bersagli per lo sviluppo di nuove
terapie. Orea i ricercatori hanno sequenziato il DNA di 12
pazienti con PCL primaria, appartenenti ad una casistica piu’
ampia estesamente caratterizzata a livello clinico e
molecolare. “Abbiamo realizzato il primo screening molecolare
delle PCL primarie, identificando una lunga serie di geni
colpiti da mutazioni nelle cellule tumorali e mettendo in luce
una situazione di estrema eterogeneita’ genetica”, ha spiegato
Antonino Neri, ematologo della Fondazione IRCCS Ca’ Granda
Ospedale Maggiore Policlinico e del Dipartimento di Scienze
Cliniche e di Comunita’ dell’Universita’ di Milano. “In
particolare, abbiamo individuato – ha proseguito – il forte
coinvolgimento di alcuni geni gia’ classicamente associati al
cancro, quali TP53 e ATM, in aggiunta ad altri finora meno
noti, come DIS3, che recentemente sta emergendo come uno dei
geni ricorrenti nel mieloma multiplo”. Su geni candidati come
questo si concentreranno nel futuro gli sforzi e le speranze
della ricerca internazionale per valutarne la traslabilita’� in
ambito clinico. (AGI)
.

(AGI) – Milano, 8 giu. – Quel rossore sul viso non aiuta al
lavoro e nelle relazioni sociali. I risultati di un ampio
studio internazionale sull?impatto del rossore del viso
(eritema) in pazienti affetti da rosacea sono stati pubblicati
sulla rivista Dermatology & Therapy. I dati rivelano che tanto
l?opinione pubblica quanto gli stessi pazienti con rosacea
hanno una reazione negativa davanti ad un volto con eritema
facciale.?Come medici, questi risultati rinforzano il nostro
impegno ad aiutare i nostri pazienti a comprendere meglio la
natura della rosacea e ad affrontarne gli aspetti sia
psicologici che fisiologici con un trattamento appropriato. In
molte malattie dermatologiche i sintomi sono direttamente
visibili e creano quindi una sorta di stigma. I pazienti devono
quindi essere incoraggiati a ricevere un trattamento adeguato?,
ha spiegato Thomas Dirschka, primo autore e Direttore della
CentroDerm-Clinic Wuppertal, Germania. La rosacea colpisce
circa 40 milioni di persone in tutto il mondo e il sintomo
caratteristico � rappresentato dal rossore facciale persistente
e localizzato su fronte, mento, guance e punta del naso, che
pu� essere innescato o peggiorato da particolari stimoli.
Durante lo studio volti con e senza rosacea sono stati mostrati
ai partecipanti e i risultati sono stati sorprendenti: le
persone con rosacea sono risultate discriminate. Il volto
affetto da rossore ha ottenuto risultati molto penalizzanti
rispetto allo stesso volto riproposto senza eritema. Il 15% in
meno di possibilit� di occupazione, un 10% in meno di
probabilit� di essere considerato, sposato o di avere una
relazione affettiva ed il 13% in meno di essere ritenuto
desiderabile per un?amicizia. I pazienti con eritema facciale
non sono soddisfatti del proprio aspetto e si sentono giudicati
in maniera ingiusta. Questo porta i due terzi delle persone con
rosacea a dichiarare un disagio nell?incontrare nuove persone;
oltre met� sente che il rossore ha un effetto negativo sulle
loro relazioni e quasi un terzo si sente a disagio durante un
appuntamento. Il 77% dei soggetti associa il proprio aspetto
all?imbarazzo (46%), alla tristezza o alla depressione (22%).
Quasi met� dei pazienti ha sperimentato reazioni da parte di
altre persone; al 15% � stato detto che bevono troppo, un altro
15% � stato definito affetto da acne e ad un 26% � stato
consigliato di cambiare il modo in cui si prendevano cura della
loro pelle. Inoltre, circa l?80% dei pazienti affetti da
rosacea che hanno partecipato allo studio ha riportato
difficolt� nel controllare i sintomi della malattia mentre,
coloro che hanno affrontato la malattia con il sostegno di un
medico, hanno mostrato un controllo della condizione
significativamente migliore rispetto a coloro che non hanno
ricevuto una diagnosi (39% vs. 20%).(AGI)

(AGI) – Roma, 8 giu. – Sono in continuo miglioramento le
condizioni dell’infermiere di Emergency ricoverato dallo scorso
13 maggio all’Istituto malattie infettive Spallanzani di Roma.
“Il paziente – si legge nel bollettino medico – e’ in buone
condizioni cliniche con scomparsa dell’esantema cutaneo.
Il paziente rimane in regime di isolamento, e’ afebbrile,
vigile e collaborante, presenta parametri vitali nella norma.
Continua la terapia per via orale”. Il prossimo bollettino
medico sara’ diramato il 10 giugno. (AGI)

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