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Alcune associazioni europee di consumatori si stanno dando battaglia su Quicky, il coniglio del Nesquik, e altri personaggi dei fumetti utilizzati per pubblicizzare prodotti alimentari destinati ai bambini, nel momento in cui i governi si preparano a discutere di una stretta nella regolamentazione sul marketing degli alimenti che rischiano di favorire l'obesità.

In una riunione venerdì a Lussemburgo, i ministri della Sanità dell'Unione Europea sono chiamati a approvare un documento in cui si sottolinea che potrebbero essere necessarie "misure regolamentari" per evitare l'esposizione dei bambini al marketing sugli alimentari ricchi di grassi, zuccheri o sale. Il testo chiede agli Stati membri di assicurare che le scuole siano "ambienti protetti liberi da tutte le forme di marketing che vanno contro l'incoraggiamento di stili di vita più sani".

I governi dovrebbero adottare misure per ridurre l'esposizione di bambini e adolescenti al marketing, la pubblicità su qualsiasi media (incluse le piattaforme online e i social-media) e le sponsorizzazioni di cibi che facilitano l'obesità. La Commissione è chiamata a redigere un codice di condotta Ue nell'area del marketing e della comunicazione commerciale sui prodotti alimentari, in particolare in relazione ai bambini e agli adolescenti.

Due associazioni su posizioni opposte sui fumetti

In vista della discussione a Lussemburgo, la Beuc, Associazione dei consumatori europei, ha chiesto ai produttori di smettere di usare fumetti quando fanno marketing indirizzato a giovani consumatori su prodotti alimentari poveri di nutrienti. Il divieto dovrebbe applicarsi "sia alla pubblicità che al packaging". Ma il Consumer choice center, un'associazione di consumatori rivale, contesta la proposta della Beuc. Eliminare dalle confezioni i fumetti è "un approccio paternalistico sbagliato", ha spiegato il rappresentante del Consumer choice center, Luca Bertoletti.

Leggi qui il documento integrale che sarà discusso venerdì

Secondo una ricerca della Beuc, fumetti e altre mascotte compaiono sulle confezioni di alimenti che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene inadatti per la pubblicità diretta ai bambini, perché con alta presenza si zucchero, sale o grassi. Su 100 prodotti testati, le organizzazioni che fanno parte della Beuc hanno sperò trovato un solo un fumetto utilizzato per promuovere frutta o verdura. Monique Goyens, direttrice generale della Beuc ha detto che la Beuc non chiede che "la Tigre Tony o i Minions scompaiano dalle pubblicita'", ma i prodotti promossi con i fumetti devono "diventare più sani". Secondo il Consumer choice center, l'associazione dei consumatori rivale, la Beuc vuole rimuovere eroi dei bambini. Se l'obiettivo appare "nobile, eliminare testimonial decennali di marchi e' un'esagerazione", ha spiegato Bertoletti, chiedendo alle istituzioni europee di "preservare il diritto dei consumatori a fare le loro scelte e impegnarsi a favore di una societa' libera che non cerca di vietare dei marchi". 

 

La prospettiva da cui guardiamo le cose può cambiare il valore che gli diamo, anche in medicina. Non cambiano certo i dati scientifici, di sicurezza e di efficacia, perché la medicina è scienza, ma il valore percepito di una terapia può cambiare da persona a persona indipendentemente da quello. Racconto due storie perché spiegano meglio di tanta teoria quello che intendo.
 

Gli occhi lucidi di um bambino emofilico 

La prima storia riguarda l’emofilia, una patologia rara del sangue. Succede che in uomo emofilico, italiano, va in ospedale a Milano per un intervento ad una caviglia – l’emofilia può danneggiare le articolazioni – e si muove nei corridoi sulla sedia a rotelle. Qui incontra un bambino, anche lui sulla sedia a rotelle, e cominciano a correre per i corridoi. Poi il bimbo chiama l’adulto da una parte e gli dice ‘io sono qui perché ho l’emofilia’. E allora l’uomo risponde ‘anche io ho l’emofilia!’. Il bimbo lo guarda con occhi enormi, che piano piano si gonfiano di pianto. “Perché piangi’ domanda l’uomo? “Perché è la prima volta che vedo un emofilico grande. Nel mio paese non ce ne sono. Voglio portare i farmaci che mi danno qui ai miei amici così vivranno anche loro”. Il bimbo veniva dall’Ungheria. Nei paesi dove le terapie non sono disponibili si continua a morire di emofilia in giovane età.
 
In Italia non più. Quel bimbo, che per la prima volta ha visto il suo futuro davanti, un futuro a cui non aveva mai pensato e al quale la famiglia non l’aveva preparato, ha capito che quel farmaco era la vita. Anche se bisognava farsi iniezioni endovena un giorno sì e uno no. Un atteggiamento diverso da quello di chi quelle terapie le fa dalla nascita, con tutti i fastidi connessi, e che talvolta ‘salta’ volentieri qualche infusione. Le prospettive sono diverse, il valore percepito è diverso.
 

Una vita durata inaspettatamente più di 40 anni

Altra storia, altra malattia: stavolta parliamo di amiloidosi, una malattia ereditaria e degenerativa. Parlo con un paziente e dico ‘peccato che ancora non abbiate una cura risolutiva’. E lui ‘però abbiamo una terapia efficace’. Io sminuisco un po’: ‘certo, però quelle che veramente cambieranno tutto non sono ancora arrivate’. E lui ‘a me questa ha già cambiato tutto, perché io non pensavo di vivere oltre i 40 anni, e ora sto vivendo un lungo periodo di vita regalata. Fin da piccolo sapevo che in famiglia c’era questa malattia, avevo visto soffrirne mia nonna e mia madre morire giovane, ai tempi non c’era nessuna terapia e io ho sempre pensato che la mia vita sarebbe finita intorno ai 40 anni o che comunque poi non avrei potuto far nulla a causa della malattia. E così prima ho fatto di tutto e di più. E poi è arrivato il farmaco, i 40 sono passati già da un po’, e io ho il mio lavoro e faccio le mie cose, è tempo in più che non avevo pensato di avere: per me quel farmaco è un cambiamento totale”. Di nuovo, diverse prospettive – la mia e la sua – diverso valore percepito.
 
Bisognerebbe tenere conto di queste diverse prospettive quando si parla di farmaci. Dovremmo farlo anche noi giornalisti quando, attratti da cifre a molti zeri, scriviamo ‘farmaco costoso’ o ‘farmaco che comunque non guarisce dalla malattia’. Perché non sempre l’obiettivo più ambito è guarire dalla malattia, per alcuni, i diretti interessati, a volta è già ambizioso vivere pienamente con la malattia.

Con la firma del Capo dello Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra ufficialmente in vigore il decreto sull'obbligo dei vaccini da 0 a 16 anni, voluto dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Dodici i vaccini obbligatori, pena la non iscrizione alle scuole dell'infanzia (da 0 a 6 anni) o sanzioni salate per i genitori nelle scuole dell'obbligo (da 6 a 16 anni), compreso il rischio di perdere la patria potestà. Ecco cosa prevede il decreto, punto per punto.

Il decreto sui vaccini in 8 punti 

  1. I 12 VACCINI OBBLIGATORI – Anti-poliomielitica, vaccinazione anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B erano i 4 vaccini già obbligatori, a cui se ne aggiungono altri 8: anti-pertosse, anti-Haemophilus Influenzae tipo b, anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella.
  2. VACCINI POSSONO ESSERE SOMMINISTRATI CONTESTUALMENTE – Per effettuare le 12 vaccinazioni obbligatorie NON saranno necessarie 12 diverse punture: 6 vaccini possono essere somministrati contestualmente con la vaccinazione esavalente (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus Influenzae B); 4 vaccini possono essere somministrati contestualmente con vaccinazione quadrivalente (morbillo, rosolia, parotite e varicella); devono invece essere somministrati separatamente i vaccini anti-meningococco B e antimeningococco C.
  3. ECCO QUANDO FARLI, ANNO PER ANNO – Le dodici vaccinazioni elencate devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati dal 2017. Ai nati dal 2001 al 2016 invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Ossia i nati dal 2001 al 2004 devono effettuare (ove non abbiano già provveduto) le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) e l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'anti-pertosse e l'anti-Haemophilus influenzae tipo b, raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000.

    I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'antipertosse e l'anti-Haemophilus influenzae tipo b, previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005- 2007. I nati dal 2012 al 2016, infine, devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'anti-pertosse, l'anti-Haemophilus influenzae tipo b e l'anti-meningococcica C, previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.
  4. SONO PREVISTE ESENZIONI E POSTICIPI DELLE VACCINAZIONI – Sono esonerati dall'obbligo i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Mentre il vaccino è posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio, quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre.
  5. ECCO I DOCUMENTI DA PRESENTARE A SCUOLA – I dirigenti scolastici e i responsabili dei servizi educativi hanno l'obbligo di richiedere, all'atto dell'iscrizione, alternativamente: idonea documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni; idonea documentazione comprovante l'esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale; idonea documentazione comprovante l'omissione o il differimento della somministrazione del vaccino; copia della prenotazione dell'appuntamento presso la azienda sanitaria locale. Il genitore insomma può anche autocertificare l'avvenuta vaccinazione. In tal modo ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale sino al 10 luglio di ogni anno La semplice presentazione alla ASL della richiesta di vaccinazione consente l'iscrizione a scuola, in attesa che la ASL provveda ad eseguire la vaccinazione (o a iniziarne il ciclo, nel caso questo preveda più dosi) entro la fine dell'anno scolastico. 
  6. COSA SUCCEDE SE IL BAMBINO NON E' VACCINATO – Fino a 6 anni non può accedere a scuola. Dopo i 6 anni può accedere, con delle sanzioni per i genitori, che si vedono applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 7.500 euro, proporzionata alla gravità dell'inadempimento (ad esempio: al numero di vaccinazioni omesse), ma non incorrono in sanzione quando provvedono a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla ASL nell'atto di contestazione, a condizione che completino il ciclo vaccinale nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla ASL. Inoltre la ASL deve segnalare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni l'inadempimento dell'obbligo vaccinale da parte dei genitori. A seguito della segnalazione, sarà il magistrato a valutare se sussistono i presupposti per l'eventuale apertura di un procedimento. In entrambi i casi (da 0 a 6 anni o da 6 a 16) il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla ASL entro dieci giorni. l'ASL contatta i genitori/tutori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte se i genitori/tutori non si presentano all'appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvedano a far somministrare il vaccino al bambino, l'ASL contesta formalmente l'inadempimento dell'obbligo.
  7. LA FORMAZIONE DELLE CLASSI – I minori non vaccinabili (ovvero quelli per cui la vaccinazione è stata omessa o differita) per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente I dirigenti scolastici comunicano all'ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.
  8. DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER L'ANNO SCOLASTICO 2017/18 – Entro il 10 settembre 2017: per l'avvenuta vaccinazione può essere presentata la relativa documentazione oppure un'autocertificazione per l'omissione, il differimento e l'immunizzazione da malattia: deve essere presentata la relativa documentazione coloro che sono in attesa di effettuare la vaccinazione: devono presentare copia della prenotazione dell'appuntamento presso l'ASL. Entro il 10 marzo 2018: nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l'autocertificazione, deve essere presentata la documentazione comprovante l'avvenuta vaccinazione. 

Con la firma del Capo dello Stato e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale entra ufficialmente in vigore il decreto sull'obbligo dei vaccini da 0 a 16 anni, voluto dalla ministra della Salute Beatrice Lorenzin. Dodici i vaccini obbligatori, pena la non iscrizione alle scuole dell'infanzia (da 0 a 6 anni) o sanzioni salate per i genitori nelle scuole dell'obbligo (da 6 a 16 anni), compreso il rischio di perdere la patria potestà. Ecco cosa prevede il decreto, punto per punto.

Il decreto sui vaccini in 8 punti 

  1. I 12 VACCINI OBBLIGATORI – Anti-poliomielitica, vaccinazione anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B erano i 4 vaccini già obbligatori, a cui se ne aggiungono altri 8: anti-pertosse, anti-Haemophilus Influenzae tipo b, anti-meningococcica B, anti-meningococcica C, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella.
  2. VACCINI POSSONO ESSERE SOMMINISTRATI CONTESTUALMENTE – Per effettuare le 12 vaccinazioni obbligatorie NON saranno necessarie 12 diverse punture: 6 vaccini possono essere somministrati contestualmente con la vaccinazione esavalente (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus Influenzae B); 4 vaccini possono essere somministrati contestualmente con vaccinazione quadrivalente (morbillo, rosolia, parotite e varicella); devono invece essere somministrati separatamente i vaccini anti-meningococco B e antimeningococco C.
  3. ECCO QUANDO FARLI, ANNO PER ANNO – Le dodici vaccinazioni elencate devono essere tutte obbligatoriamente somministrate ai nati dal 2017. Ai nati dal 2001 al 2016 invece devono essere somministrate le vaccinazioni contenute nel Calendario Vaccinale Nazionale relativo a ciascun anno di nascita. Ossia i nati dal 2001 al 2004 devono effettuare (ove non abbiano già provveduto) le quattro vaccinazioni già imposte per legge (anti-epatite B; anti-tetano; anti-poliomielite; anti-difterite) e l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'anti-pertosse e l'anti-Haemophilus influenzae tipo b, raccomandate dal Piano Nazionale Vaccini 1999-2000.

    I nati dal 2005 al 2011 devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'antipertosse e l'anti-Haemophilus influenzae tipo b, previsti dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Vaccini 2005- 2007. I nati dal 2012 al 2016, infine, devono effettuare, oltre alle quattro vaccinazioni già imposte per legge, anche l'anti-morbillo, l'anti-parotite, l'anti-rosolia, l'anti-pertosse, l'anti-Haemophilus influenzae tipo b e l'anti-meningococcica C, previste dal Calendario vaccinale incluso nel Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2012-2014.
  4. SONO PREVISTE ESENZIONI E POSTICIPI DELLE VACCINAZIONI – Sono esonerati dall'obbligo i soggetti immunizzati per effetto della malattia naturale. Ad esempio i bambini che hanno già contratto la varicella non dovranno vaccinarsi contro tale malattia i soggetti che si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Mentre il vaccino è posticipato quando i soggetti si trovano in specifiche condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale o dal pediatra di libera scelta. Ad esempio, quando versino in una malattia acuta, grave o moderata, con o senza febbre.
  5. ECCO I DOCUMENTI DA PRESENTARE A SCUOLA – I dirigenti scolastici e i responsabili dei servizi educativi hanno l'obbligo di richiedere, all'atto dell'iscrizione, alternativamente: idonea documentazione comprovante l'effettuazione delle vaccinazioni; idonea documentazione comprovante l'esonero per intervenuta immunizzazione per malattia naturale; idonea documentazione comprovante l'omissione o il differimento della somministrazione del vaccino; copia della prenotazione dell'appuntamento presso la azienda sanitaria locale. Il genitore insomma può anche autocertificare l'avvenuta vaccinazione. In tal modo ha tempo per presentare copia del libretto vaccinale sino al 10 luglio di ogni anno La semplice presentazione alla ASL della richiesta di vaccinazione consente l'iscrizione a scuola, in attesa che la ASL provveda ad eseguire la vaccinazione (o a iniziarne il ciclo, nel caso questo preveda più dosi) entro la fine dell'anno scolastico. 
  6. COSA SUCCEDE SE IL BAMBINO NON E' VACCINATO – Fino a 6 anni non può accedere a scuola. Dopo i 6 anni può accedere, con delle sanzioni per i genitori, che si vedono applicata una sanzione amministrativa pecuniaria da 500 euro a 7.500 euro, proporzionata alla gravità dell'inadempimento (ad esempio: al numero di vaccinazioni omesse), ma non incorrono in sanzione quando provvedono a far somministrare al minore il vaccino o la prima dose del ciclo vaccinale nel termine indicato dalla ASL nell'atto di contestazione, a condizione che completino il ciclo vaccinale nel rispetto delle tempistiche stabilite dalla ASL. Inoltre la ASL deve segnalare alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni l'inadempimento dell'obbligo vaccinale da parte dei genitori. A seguito della segnalazione, sarà il magistrato a valutare se sussistono i presupposti per l'eventuale apertura di un procedimento. In entrambi i casi (da 0 a 6 anni o da 6 a 16) il dirigente scolastico o il responsabile dei servizi educativi è tenuto a segnalare la violazione alla ASL entro dieci giorni. l'ASL contatta i genitori/tutori per un appuntamento e un eventuale colloquio informativo indicando le modalità e i tempi nei quali effettuare le vaccinazioni prescritte se i genitori/tutori non si presentano all'appuntamento oppure, a seguito del colloquio informativo, non provvedano a far somministrare il vaccino al bambino, l'ASL contesta formalmente l'inadempimento dell'obbligo.
  7. LA FORMAZIONE DELLE CLASSI – I minori non vaccinabili (ovvero quelli per cui la vaccinazione è stata omessa o differita) per ragioni di salute sono inseriti in classi nelle quali sono presenti soltanto minori vaccinati o immunizzati naturalmente I dirigenti scolastici comunicano all'ASL competente, entro il 31 ottobre di ogni anno, le classi nelle quali sono presenti più di due alunni non vaccinati.
  8. DISPOSIZIONI TRANSITORIE PER L'ANNO SCOLASTICO 2017/18 – Entro il 10 settembre 2017: per l'avvenuta vaccinazione può essere presentata la relativa documentazione oppure un'autocertificazione per l'omissione, il differimento e l'immunizzazione da malattia: deve essere presentata la relativa documentazione coloro che sono in attesa di effettuare la vaccinazione: devono presentare copia della prenotazione dell'appuntamento presso l'ASL. Entro il 10 marzo 2018: nel caso in cui sia stata precedentemente presentata l'autocertificazione, deve essere presentata la documentazione comprovante l'avvenuta vaccinazione. 

Ha solo 30 anni – compiuti appena qualche giorno fa – ma Cristian Salvatore, ricercatore brianzolo del Cnr, ha già in mano la chiave per rallentare l'Alzheimer: un algoritmo da lui sviluppato che riesce a garantire una diagnosi precoce.

Un'idea da premiare

La sua intuizione ha conquistato le Fondazioni Accenture, Enrico Mattei e Feltrinelli, che hanno premiato il suo progetto, insieme a quelli di altri 18 under 30, nell'ambito del concorso 'Youth in Action for Sustainable Development Goals'. Scopo dell'iniziativa, permettere ai giovani di acquisire nuove competenze rivolte al raggiungimento degli "Obiettivi di Sviluppo Sostenibile" e di svilupparle all’interno di grandi aziende e realtà appartenenti al mondo del non profit. Come quella della Fondazione Bracco, dove Salvatore vedrà crescere la sua 'creatura'.

Prima del concorso, del ricercatore del Cnr, che non ci pensa proprio a fuggire dall'Italia, si era accorta la rivista Forbes che lo aveva inserito tra i 30 under 30 più influenti d'Europa nel campo della scienza e della salute.

Ma in cosa consiste il progetto?

TRACE4AD (The Radiologist's Cognitive Eyes for Alzheimer Deasease) è l'intelligenza artificiale applicata all'imaging medico. Detto in parole più semplici, "il radiologo si connette, invia l'immagine e in una decina di minuti ottiene il report", spiega Salvatore all'Agi. Questo perché "l'algoritmo da me sviluppato è in grado di apprendere le caratteristiche distintive della patologia dalle immagini del cervello di pazienti per i quali la diagnosi e il decorso sono noti", ha sottolineando il ricercatore illustrando il suo progetto. Queste stesse caratteristiche, poi, vengono utilizzate "per effettuare la diagnosi di un nuovo paziente e predire l'eventuale progressione della malattia".

Un approccio rivoluzionario

Conoscere prima la malattia significa combatterla meglio. "Poiché non esiste una cura, ottenere una diagnosi in anticipo aiuta a rallentare la progressione della malattia, in un momento in cui i danni a livello neurologico ancora sono contenuti. E ciò ha delle ripercussioni positive sulla vita del paziente". Non solo: il nuovo approccio contribuisce anche a perfezionare i clinical trial e i nuovi trattamenti.

I benefici sono anche economici

TRACE4AD non rivoluziona solo l'approccio terapeutico: "Questo metodo consente una forte riduzione dei tempi e costi per diagnosi e predizione di progressione del morbo di Alzheimer, con una forte ricaduta sulla spesa sanitaria e conseguente disponibilità potenzialmente universale e a prezzi accessibili. Nonché una riduzione di tempi e costi sui clinical trial.

Come nasce 

Dopo la laurea in Fisica all'Università Bicocca di Milano, l'Istituto Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del Cnr è diventato la seconda casa di Cristian Salvatore che, tra quelle mura, ha conseguito la magistrale e poi ha continuato con il dottorato. Il tema della diagnostica per l'Alzheimer è arrivato proprio sotto forma di proposta di tesi magistrali. "In quell'occasione ho sviluppato le mie competenze sull'argomento che mi hanno portato fino a qui". Quanto al futuro, Salvatore è concentrato sul suo algoritmo e "sullo sviluppo concreto della piattaforma grazie anche allo stage della Fondazione Bracco".

 

Per la prima volta al mondo testeremo il trapianto delle cellule staminali cerebrali umane nel cervello di pazienti affetti da sclerosi multipla. E’ questo quello che è stato annunciato in uno degli edifici storici del Senato della Repubblica, Palazzo Giustiniani. Con l’Associazione Revert Onlus, l’unica no profit italiana a sostenere la ricerca e la sperimentazione sulle cellule staminali cerebrali e punto di riferimento italiano per la ricerca, la cura e il trattamento dei pazienti con malattie genetiche e malattie neurodegenerative. Siamo pronti ad avviare la sperimentazione clinica di fase I sulla Sclerosi Multipla Secondaria Progressiva.

Un storia che inizia 12 anni fa

La sperimentazione prevede il trattamento di pazienti con cellule staminali umane isolate dal sistema nervoso centrale. Si tratta della terza tappa di un percorso iniziato oltre 12 anni fa, assolutamente unico, come unica è la banca mondiale di staminali del cervello umano e di grado clinico creata nel 2005 e autorizzata dal 2010.

Le precedenti tappe sono state il primo trapianto in 18 pazienti affetti da SLA nel 2012 e il completamento con successo della relativa sperimentazione di fase 1 due anni fa. Si è trattato di un percorso estremamente complesso, finalizzato a garantire la massima sicurezza per i pazienti. I risultati già raggiunti sulla SLA ci rendono fiduciosi che la strada sia quella giusta. Ora questo percorso ci permette di procedere con il primo trapianto intracerebrale su pazienti affetti da sclerosi multipla con cellule che sono già state trapiantate in esseri umani e seguite per oltre 3 anni le quali, quindi, rappresentano le cellule con il più alto grado di sicurezza attualmente disponibili al mondo, tanto da essere  considerate quale riferimento dalla prestigiosa rivista clinica New England Medical Journal.  

La sperimentazione durerà 3 anni

L’avvio della sperimentazione fa seguito all’approvazione da parte di tutti gli organi competenti, AIFA, Istituto superiore di Sanità Comitati Etici, avrà durata complessiva di circa 3 anni e consisterà in un trial clinico multicentrico internazionale che vedrà il coinvolgimento di centri di competenza in tutta Italia e in Svizzera ed il coordinamento del centro di medicina rigenerativa dell’IRCCS Casa Sollievo Della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Lo scopo della fase I sarà quello di attestare la fattibilita e sicurezza  ma anche gli effetti neurologici e terapeutici del trattamento cellulare tramite trapianto intracerebrale. Verranno trattati un minimo di 15 pazienti fino a un massimo di 24, tra i 18 e i 60 anni affetti da Sclerosi Multipla Secondaria Progressiva, una forma di sclerosi multipla molto grave ed incurabile.

I pazienti che rientreranno nei criteri di selezione seguiranno un periodo di monitoraggio di tre mesi prima del trattamento. Ogni gruppo di pazienti reclutato, verrà trattato con dosi di cellule staminali cerebrali  a dosi crescenti. In seguito al trattamento, i pazienti saranno sottoposti ad un ciclo di immuno-soppressione transitoria di 6 mesi e un programma di screening e follow up mensile per il primo anno e semestrale per i successivi 5 anni.

Un comitato di neurologi, biologi cellulari, neurologi e neurochirurghi controllerà l’intero andamento della sperimentazione di fase I. Il reclutamento dei pazienti sarà pubblico, attraverso modulistica standard, e scaricabile dai siti web www.revertonlus.org, www.fondazionecellulestaminali.it e  www.operapadrepio.it.

La sperimentazione seguirà la normativa internazionale vigente, in accordo alle regole dell'European Medicine Agency (EMA), con cellule di grado clinico, prodotte e conservate dal Laboratorio Cellule Staminali, Cell Factory e Biobanca di Terni in stretto regime GMP (Good Manufacturing Practice) certificate dall’AIFA. Le cellule utilizzate sono scevre da qualunque problematica etica relativa alla loro origine, poiché derivate da un tessuto cerebrale prelevato da feti deceduti per cause certificatamente naturali, utilizzando la stessa procedura autorizzativa e di certificazione della donazione volontaria di organi per trapianto da individui adulti.

Questa sequela di sperimentazioni cliniche certificate per le malattie neurologiche – oltre a quella di fase I per la sclerosi multipla, è in preparazione una sperimentazione di fase 2 per la SLA – basate su cellule staminali cerebrali di grado clinico e disponibili ora in enormi quantità e tipologie, garantisce l’implementazione del prossimo stadio di questo progetto, vale a dire l’apertura dell’accesso a queste cellule a tutti quei gruppi mondiali  che vogliano avviare nuove sperimentazioni a livello mondiale, in un regime not for profit.

Tali sperimentazioni al momento non sono possibili proprio per la mancanza di cellule appropriate. Ciò  mette il nostro paese ancora una volta in prima posizione nella ricerca biomedica sulle staminali del cervello e sulle terapie cellulari per  le malattie a base degenerativa.

Spiaggia caraibica, pelle abbronzata, viso rilassato, c'è solo una cosa che può rovinare il selfie perfetto della prossima estate: un sorriso ingiallito. Un incubo per circa 120mila italiani che ogni anno spendono 30 milioni di euro in trattamenti odontoiatrici sbiancanti, cui va aggiunto un altro milione di euro speso in dentifrici, collutori e kit fai da te per ottenere denti bianchissimi. E' questo il trend che vede il suo picco proprio nel periodo maggio-giugno, alla vigilia delle partenze. 

Secondo i dati pubblicati dall'Italian Dental Journal, "oltre il 50% degli italiani è insoddisfatto del colore dei propri denti e così ogni anno in Italia, soprattutto a maggio-giugno 120.000 persone si sottopongono a trattamenti in studio o a casa". "Possiamo mettere in valigia qualsiasi capo ma non c'è nulla di meglio dell'indossare un bellissimo sorriso che aiuta a sentirsi a proprio agio e radiosi", commenta all'Agi Gianpaolo Cannizzo, il dentista 'dei vip' che ha visto sedere sulle sua poltrona Paris Hilton, Mara Venier, Federica Nargi, Belen Rodriguez, Claudia Galanti e molti altri 'sorrisi' noti. 

Tuttavia, non tutti i trattamenti sono uguali e i rischi di danneggiare i propri denti sono altissimi. Dal costo ai rischi di un trattamento sbrigativo, ecco cosa aspettarsi da uno sbiancamento dei denti, secondo Cannizzo.

Quali sono i rischi di un trattamento inadeguato?
"Sia una seduta in uno studio dentistico fatta male che i vari trattamenti sbiancanti che esistono in commercio possono dare problemi di sensibilità molto seri ai denti. Per ottenere la rimozione delle discromie, si utilizza il perossido che agisce sullo smalto e poi sul dente. Ma se il paziente affida la sua bocca a mani non sapienti andrà incontro a problemi di estrema sensibilità, che comporteranno fastidio e dolore quando ingerirà cibi acidi o freddi, o anche semplicemente con il passaggio dell'aria fredda. E talvolta l'unica soluzione è devitalizzare il dente". 

E per quanto riguarda la colorazione?
"I trattamenti sbrigativi equivalgono a buttare soldi. Si esce soddisfatti dallo studio  dentistico, ma dopo una settimana, dieci giorni, i denti tornano al colore di partenza".

Come ottenere risultati duraturi senza rischi?
"Io applico un protocollo  tramite cui si ottengono risultati efficaci senza danneggiare i denti. Il trattamento si divide in due sedute, durante le quali – dopo una profonda pulizia per eliminare tartaro e placca – viene applicato un gel sui denti che viene fotoattivato attraverso una luce ad ultravioletti. Prima di procedere però, vanno isolate le gengive per evitare possibili irritazioni. Quanto alla durata della seduta, dipende dalla situazione e dal croma del paziente".

Bastano due sedute per 'tornare a sorridere'?
"Non proprio: per conservare il risultato e riportare il dente in condizioni sane, alla fine della seconda seduta consegnamo al paziente un kit contenente un dentifricio contro la sensibilità e un gel per rimineralizzare lo smalto che dovrà utilizzare a casa. Allo stesso modo, una volta ogni 15 giorni, dovrà applicare delle mascherine che realizziamo in base alla morfologia dei suoi denti. Questa seconda fase è importante quanto la prima".  

Quanto dura il risultato?
"Circa un anno, se fatto molto bene. E se il paziente si impegna a evitare fumo, caffè, tè e liquirizia nei giorni successivi alle sedute". 
 
Il costo?
"Il trattamento che effettuiamo nei nostri studi si aggira attorno ai 600 euro e comprende pulizia iniziale, le due sedute e il kit. In generale, bisogna diffidare di chi promette sbiancamenti in un'unica seduta e a prezzi bassi. Va tutto a discapito dei denti". 
 
Cosa rende i denti gialli? 
"Sicuramente in un sorriso ingiallito molto dipende dalla predisposizione del paziente: alcuni hanno una colorazione più gialla e altri più bianca. La stessa assunzione di antibiotici durante l'infanzia può accentuare le discromie giallo-brune. Poi, ci sono altri fattori secondari che colorano i denti, come il fumo di sigarette, il caffè e la scarsa igiene orale". 
 
Quante volte ci si può sottoporre al trattamento
"Al massimo una volta all'anno. Il sorriso bianco evoca la gioventù, la freschezza, illumina il volto, ma il rischio è che si cada in una sorta di dolce dipendenza. Ed è proprio questo – oltre al fatto che il dente deve essere completamente formato – uno dei motivi per cui il trattamento sbiancante si sconsiglia agli under 18: una volta provato è difficile rinunciare a un sorriso splendente". 

Dal prossimo settembre, per poter essere ammessi ad asili nido e scuole, tutti i bambini dovranno essere vaccinati, secondo il decreto legge approvato qualche settimana fa che reintroduce l'obbligatorietà della vaccinazione. La misura, che interessa tutti i bambini dai 0 ai 6 anni, punta a scongiurare il ritorno di malattie che sembravano ormai scomparse, a causa di una tendenza che vede sempre più genitori rinunciare alla copertura per timore di controindicazioni. Chi non si adeguerà andrà incontro a pesanti sanzioni e all'esclusione dei bambini dalla scuola. Ma quante e quali sono le nuove vaccinazioni? Quali i rischi? Ecco la guida completa per i genitori.

I 12 vaccini obbligatori

Quattro vaccinazioni erano già obbligatorie:

  • antidifterica,
  • antitetanica,
  • antipoliomelitica,  
  • antiepatite virale B

Le altre otto aggiunte con il decreto:

  • anti-pertosse
  • anti- meningococco B
  • anti-meningococco C 
  • anti-morbillo
  • anti-rosolia
  • anti-parotite
  • anti-varicella
  • Haemophilus influenzae.

Il calendario delle vaccinazioni

  • 3 mese – Il primo appuntamento con il vaccino arriva a 61 giorni dalla nascita del bimbo con l'esavalente (poliomelite, tetano, difterite, epatite B, pertosse ed haemophilus influenzae di tipo B) + pneumococco coniugato. Nello stesso periodo viene somministrata anche la prima dose di meningococco B e quella contro il rotavirus.
  • 4 mese – E' necessario effettuare il cosiddetto 'richiamo' del vaccino contro meningococco B e Rotavirus.
  • 5 mese – E' il momento di somministrare la seconda dose dell'esavalente e dell'anti-pneumococco coniugato
  • 6 mese – Terzo richiamo del meningococco B
  • 11 mese – Terza dose dell'esavalente 
  • 13 – 15 mese- E'  la volta del quadrivalente contro morbillo-parotite-rosolia-varicella. Nello stesso periodo ricade anche la somministrazione anti-meningococco C
  • 6 anno – Seconda dose del tetravalente e quarta dell'esavalente.

Sintomi e complicanze, ecco le 12 malattie contro cui proteggersi

  • Poliomielite: è una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. Nella maggior parte dei casi viene contratta da bambini al di sotto dei cinque anni. In generale, la polio ha effetti devastanti sui muscoli delle gambe e, in minoor misura, su quelli della braccia. Le gambe perdono tono muscolare e diventano flaccide, una condizione nota come paralisi flaccida. In casi di infezione estesa a tutti gli arti, il malato può diventare tetraplegico. Si tratta, comunque, di una possibilità abbastanza rara: solo l’1% dei malati di polio sviluppano la paralisi, il 5-10% sviluppa una forma di meningite asettica, il restante 90% circa sperimenta solo sintomi simili a una influenza e ad altre infezioni virali. 
  • Tetano: è una malattia infettiva acuta non contagiosa causata dal batterio Clostridium tetani. Il batterio è normalmente presente nell’intestino degli animali (bovini, equini, ovini) e nell’intestino umano e viene eliminato con le feci. Le spore però possono penetrare nell’organismo umano attraverso ferite e se la tossina raggiunge attraverso il sangue e il sistema linfatico il sistema nervoso centrale, interferisce con il rilascio di neurotrasmettitori che regolano la muscolatura, causando contrazioni e spasmi diffusi.
  • Difterite: è una malattia infettiva acuta provocata da un batterio che, una volta entrato nel nostro organismo rilascia una tossina che può danneggiare o distruggere, organi e tessuti.  La malattia ha un decorso benigno, ma in alcuni casi possono insorgere complicanze gravi a livello cardiaco: aritmie, con rischio di arresto cardiaco, miocardite, insufficienza cardiaca progressiva
  • Haemophilus influenzae di tipo b: era fino alla fine degli anni Novanta la causa più comune di meningite nei bambini fino a 5 anni. Con l’introduzione della vaccinazione con l’uso del vaccino esavalente, i casi di meningite causati da questo batterio si sono ridotti moltissimo. Di solito il decorso è quello di una malattia influenzale, ma in alcuni casi può evolvere in forme gravi, tanto da portare alla morte nel 2%-5%. E nel 15-30% dei casi può lasciare problemi neurologici.
  • Epatite B: L’infezione da Hbv è, nella maggior parte dei casi, asintomatica. Al contrario l’evoluzione dell’infezione in malattia presenta esordio insidioso con disturbi addominali, nausea, vomito e a volte con ittero accompagnato da febbre di live entità. Tuttavia, solo il 30-50% delle infezioni acute negli adulti e il 10% nei bambini, porta ad ittero. Il tasso di letalità è pari a circa l’1%, ma la percentuale aumenta nelle persone di età superiore ai 40 anni.
  • Pertosse: È una malattia infettiva di origine batterica molto contagiosa, causata dal batterio Bordetella pertussis. Colpisce prevalentemente bambini sotto i 5 anni. Nei bambini piccoli, le complicazioni più gravi sono costituite da sovrainfezioni batteriche, che possono portare a otiti, polmonite, bronchiti o addirittura affezioni neurologiche (crisi convulsive, encefaliti). I colpi di tosse possono anche provocare delle emorragie sottocongiuntivali e nel naso. Nel neonato e nei bambini al di sotto di 1 anno, la pertosse può essere molto grave, addirittura mortale.
  • Morbillo: E' una malattia infettiva causata da un virus del genere morbillivirus (famiglia dei Paramixovidae). È altamente contagiosa e  colpisce spesso i bambini tra 1 e 3 anni. I malati vengono isolati nel periodo di contagio. E' responsabile di un numero compreso tra le 30 e le 100 morti ogni 100.000 persone colpite. Le complicazioni sono dovute principalmente a otite, laringite, diarrea, polmonite o encefaliti.
  • Parotite: E' una malattia infettiva causata da un virus appartenente al gruppo dei Paramyxovirus, il cui segno più evidente è la tumefazione delle ghiandole salivari. Proprio l’ingrossamento di queste ghiandole, conferisce al viso il caratteristico aspetto da cui il nome popolare di “orecchioni”. E' una delle più comuni malattie infantili. Un terzo dei bambini infettati non manifesta i sintomi. L’infezione può però colpire persone di qualunque età, e tra gli adulti si osservano con maggiore frequenza complicazioni, anche gravi, soprattutto per gli uomini che rischiano di sviluppare l'orchite: malattia infiammatoria dei testicoli. 
  • Rosolia: E' causata da un virus del genere rubivirus, della famiglia dei Togaviridae. E tra le più comuni malattie dell’età infantile e si trasmette solo nell’uomo. Esternamente, si manifesta con un’eruzione cutanea simile a quelle del morbillo o della scarlattina. Di solito benigna per i bambini, diventa pericolosa durante la gravidanza perché può portare gravi conseguenze al feto. Una volta contratta, la rosolia dà un’immunizzazione teoricamente definitiva.
  • Meningite C: E' causata dal meningococco c, un batterio che vive nelle vie respiratorie. I sintomi iniziali sono quelli tipici influenzali, più mal di testa. Successivamente compaiono anche la rigidità muscolare, le convulsioni e le macchie sul corpo. Nel 10-20% dei casi ha un decorso fulminante.
  • Meningite B: Rappresenta il 70% dei casi di meningite e colpisce tra i 700 e i 1.100 bambini ogni anno in Italia. E' causata dal batterio del meningococco B, e può portare alla morte entro 24 ore.
  • Varicella: Provocata dal virus Varicella zoster, in genere guarisce in 10 giorni ma se contratta da adulti può avere un decorso più aggressivo nell'adulto. La complicanza più comune è la polmonite. Una volta contratto, iI virus rimane latente e nel 10-20% dei casi si risveglia a distanza di decenni, sotto forma di herpes zoster o "fuoco di Sant'Antonio".

Cosa sono i vaccini e come funzionano?

I vaccini – si legge sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità – "sono preparati biologici costituiti da microrganismi uccisi o attenuati, oppure da alcuni loro antigeni, o da sostanze prodotte dai microorganismi e rese sicure. Oppure, ancora, da proteine ottenute con tecniche di ingegneria genetica". Generalmente i vaccini "contengono anche acqua sterile (o una soluzione fisiologica a base salina) e alcuni possono contenere, in piccole quantità, anche un adiuvante per migliorare la risposta del sistema immunitario, un conservante (o un antibiotico) per prevenire la contaminazione del vaccino da parte di batteri, qualche stabilizzante per mantenere inalterate le proprietà del vaccino durante lo stoccaggio". Una volta somministrati, i vaccini "simulano il primo contatto con l’agente infettivo evocando una risposta immunologica (immunità umorale e cellulare) simile a quella causata dall’infezione naturale, senza però causare la malattia e le sue complicanze. Il principio alla base di questo meccanismo è la memoria immunologica: la capacità del sistema immunitario di ricordare quali microrganismi estranei hanno attaccato il nostro organismo in passato e di rispondere velocemente".

Le controindicazioni

Ma quanti sono i casi di reazioni gravi ai vaccini? "Rarissimi, uno su 1 milione", si legge sul "Corriere della Sera".  "E' molto più facile essere eletti in Parlamento che avere un danno da vaccino. Gli ultimi episodi risalgono a decenni fa quando veniva somministrato l’antipolio Sabin, contenente virus vivo attenuato. Proprio per questo le prime dosi sono state sostituite dal Salk, costituito da virus ucciso. Lo Stato ha rimborsato i cittadini danneggiati quando è stato possibile dimostrare il legame causa-effetto".

Una ricerca italiana svela la "complessità" dei linfomi e raccomanda l'uso di "terapie combinate": un team di ricercatori dell'Ifom di Milano ha individuato alcuni meccanismi attraverso i quali la proteina Bcr controlla la crescita di forme aggressive di linfoma non-Hodgkin. I risultati indicano l'opportunità di monitorare con un semplice test di laboratorio l'espressione di Bcr nelle cellule tumorali a partire dalla diagnosi. I nuovi dati indicano anche come migliorare le attuali terapie per la cura di diverse forme di linfomi e leucemie, proponendo approcci terapeutici basati su combinazioni di farmaci.

a, The conditional λ-MYC;B1-8f mouse B-lymphoma model. b, Immunophenotypic characterization of B220+-gated tumour B cells from a representative λ-MYC;B1-8f tumour-bearing animal (thick black line). Comparison with splenic B220+-gated B…

I linfomi: tumori del sangue

La ricerca, i cui risultati sono pubblicati sulla rivista scientifica Nature, è stata possibile grazie al sostegno della Fondazione Armenise-Harvard e di Airc. I linfomi sono tumori del sangue che colpiscono comunemente uno dei principali attori del sistema immunitario: i linfociti B. Reclutati per difendere l'organismo dall'attacco di agenti quali virus e batteri, i linfociti B riconoscono gli intrusi catturandoli grazie a recettori esposti sulla loro superficie, detti immunoglobuline (o Bcr, da B cell receptor). L'intercettazione di patogeni da parte del Bcr stimola i linfociti a proliferare e quindi a rilasciare forme solubili delle stesse immunoglobuline che facilitano la rapida neutralizzazione dell'agente infettivo.

BCR-independent lymphomas potentiate GSK3β phosphorylation and MYC-controlled gene expression.

I linfociti B, mentre proliferano in risposta a un virus o batterio, acquisiscono mutazioni "benigne" a carico dei geni del Bcr, necessarie a migliorare l'efficienza nel legare e neutralizzare il patogeno. Questo processo, non scevro da errori, può, a bassa frequenza, causare mutazioni in geni diversi dal Bcr, che occasionalmente provocano l'insorgenza di linfomi o leucemie. In queste forme tumorali, il Bcr rimane espresso sulla superficie dei linfociti B neoplastici, favorendone la crescita. Ciò ha reso il Bcr un bersaglio elettivo della terapia di diverse forme di linfoma non-Hodgkin, nonché della leucemia linfatica cronica, la forma più comune di leucemia dell'adulto.

I risultati della ricerca italiana

I risultati dello studio – di cui è autore, assieme al suo gruppo di studio, Stefano Casola, direttore del programma "Immunologia molecolare e biologia dei linfomi" dell'Ifom di Milano, e rientrato in Italia grazie al supporto della Fondazione Armenise-Harvard – mettono in guardia dai potenziali rischi di terapie anti-Bcr, svelando, allo stesso tempo, strategie per rendere tali terapie più efficaci. Studiando in topi di laboratorio il linfoma di Burkitt, una forma aggressiva di linfoma non-Hodgkin, i ricercatori hanno notato che cellule tumorali private del Bcr continuavano sorprendentemente a crescere. Viceversa, le stesse soccombevano rapidamente quando conservavano il Bcr. I risultati hanno portato a ipotizzare che il Bcr avvantaggi le cellule di linfoma che lo esprimono e allo stesso tempo freni la crescita di quelle che lo perdono. Grazie alla consolidata e proficua collaborazione con il professor Fabio Facchetti dell'Università di Brescia, e il professor Maurilio Ponzoni dell'Università Vita Salute San Raffaele di Milano, si è rapidamente passati dallo studio in topi di laboratorio all'analisi di campioni umani di linfoma di Burkitt.

Il 'tallone di Achille' delle cellule di linfoma

Stefano Casola offre spunti di riflessione per nuove prospettive terapeutiche agli oncologi: "mentre i farmaci anti-Bcr inibiscono la maggioranza della popolazione tumorale di linfomi e leucemie che esprimono il Bcr, essi rischiano paradossalmente di favorire la crescita di rare cellule tumorali prive del Bcr, che a loro volta possono rendersi responsabili di una possibile ripresa della malattia". Lo studio pubblicato su Nature fornisce indicazioni su come sia possibile evitare questo scenario. "Grazie a studi in topi di laboratorio – chiarisce Casola – abbiamo identificato un tallone di Achille, per così dire, delle cellule di linfoma prive del Bcr. Abbiamo scoperto che queste cellule sono particolarmente sensibili a stress nutrizionali, e questo le rende bersagli preferenziali di farmaci quali la rapamicina".

Scenari futuri per terapie personalizzate

I risultati dello studio, se confermati in studi clinici prospettici, potrebbero portare alla revisione delle attuali procedure diagnostiche e terapeutiche di pazienti affetti da linfomi e leucemie a cellule B. Infatti, combinando un semplice test di laboratorio ad analisi istologiche su materiale ottenuto da biopsia o da un esame del sangue, si potrebbe monitorare lo stato del Bcr nella popolazione delle cellule tumorali. "Queste informazioni – conclude Casola – potrebbero aiutare l'oncologo a progettare terapie personalizzate in cui a inibitori farmacologici del Bcr possano eventualmente essere abbinati farmaci quali la rapamicina per combattere la complessità e l'eterogeneità del tumore". 

In Italia i decessi riconducibili al fumo sono tra i 70.000 e gli 83.000 all'anno, un'emergenza permanente che minaccia sempre più le donne e i giovanissimi. Questi i dati diffusi dall'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (Airc) in occasione della Giornata Mondiale senza Tabacco. La sigaretta, ricorda l'Airc, è l'unico fattore di rischio per l'85%-90% dei casi di tumore al polmone e, secondo il rapporto dell'Oms  'The economics of tobacco and tobacco control', causa ogni anno 6 milioni di morti in tutto il mondo. 

  • Nel nostro Paese ci sono 10,3 milioni di fumatori (6,2 mln uomini e 4,1 mln donne).
  • Nel solo 2016 ci sono state circa 41.000 nuove diagnosi di tumore al polmone, il 30% delle quali tra le donne che registrano una preoccupante crescita rispetto agli anni precedenti con un +2,6%.
  • Il tumore al polmone è la prima causa di morte per cancro in Italia con oltre 33.000 decessi nell’arco di dodici mesi.

Cresce il vizio tra gli studenti delle superiori

Particolarmente allarmante è l’aumento dei fumatori tra i giovani e i giovanissimi. Secondo gli ultimi dati Istat, nel nostro Paese tra gli uomini fumano di più i giovani adulti tra i 25 e i 34 anni, con una percentuale del 26,4%; tra le donne, invece, consumano più tabacco le giovani tra i 20 e i 24 anni, con una percentuale del 20,5%. Ma la sigaretta è un fenomeno molto diffuso anche tra gli studenti delle scuole superiori: il 23,4% degli studenti intervistati fuma (erano il 20,7% nel 2010) e il 7,6% lo fa ogni giorno.

A contraso del fenomeno, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro ha deliberato per il 2017 quasi 4 milioni di euro per sostenere 35 progetti e un programma di ricerca multicentrico sul cancro al polmone. I ricercatori AIRC si stanno muovendo in tre ambiti principali: studio di nuovi strumenti di diagnosi precoce, individuazione delle caratteristiche molecolari dei vari tipi di tumori e sperimentazione di terapie mirate.

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