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Probabilmente quanti abbiano acquistato Playstation VR tenevano d’occhio Moss (che abbiamo avuto modo di provare l’anno scorso) fin dall’annuncio, con la speranza che si rivelasse uno di quei titoli in grado di ripagare la fiducia data a una tecnologia tutto sommato e giovane e che ancora ha molto da dimostrare. Già dopo pochi minuti di gioco appare lampante come questa attesa sia stata ripagata con un prodotto pieno d’amore e cura per i dettagli, capace di rapire i giocatori dal cuore tenero e di intrigare anche i più temprati e disillusi, trasportandoli indietro nel tempo, in un passato fatto di fiabe raccontante da voci calde e profonde, un passato forse da molti davvero mai vissuto ma sicuramente ben radicato nell’immaginario comune.

Ed è proprio nel ruolo del Lettore, presenza che si fa gioco della quarta parete, che aiuteremo la topolina Quill ad affrontare un viaggio foderato di tutti i più classici elementi delle fiabe, una storia che si risolve abbastanza brevemente, senza presentare nulla di nuovo ma amalgamando bene personaggi e situazioni per lasciasi “leggere” fino alla fine con un certo gusto.

Moss

Il fulcro dell’esperienza, però, sono le basi che pone all’interno della piattaforma su cui viene pubblicato. Di per sé, infatti, il gameplay del titolo Polyarc è riassumibile in una serie di stanze di difficoltà crescente, infarcite di enigmi e nemici che dovremo superare controllando contemporaneamente la dolce Quill e il Lettore (ovvero il nostro avatar all’interno). Tramite il joystick affronteremo semplici combattimenti e sezioni platform nei panni della piccola topolina; nel mentre potremo esplorare visivamente l’ambiente 3D e interagire con esso sfruttando il visore VR, alla ricerca di soluzioni ai rompicapo proposti o dei collezionabili sparsi per le aree. Ci ritroveremo quindi letteralmente all’interno delle splendide ambientazioni, ricche di piccoli e grandi dettagli, imbevute di una cura e di un amore veramente rari, mantenendo però un punto di vista da osservatore esterno tipico dell’esperienza videoludica canonica.

Ed è qui che la nostra fantasia ha cominciato a viaggiare, travalicando l’esperienza offerta dal titolo e valutando le possibili future applicazioni dell’idea.

Moss

Immaginate un futuro (tutt’altro che remoto) in cui le fiabe non saranno più raccontate, ma vissute, un futuro in cui tramite la realtà virtuale un narratore potrà letteralmente trasportare all’interno del racconto il fruitore dello stesso, lasciando all’ipotetico figlio o nipote il controllo del protagonista, aiutandolo nel corso dell’avventura o, perché no, ostacolandolo. Già tramite il gameplay offerto da Moss sarebbe possibile con qualche compromesso realizzare esperimenti simili, ma inevitabilmente il pensiero vola al momento in cui titoli, magari costruiti su quest’idea, offriranno tali possibilità, sancendo il passaggio definitivo a un diverso tipo di esperienza. Certo, alcuni potrebbero obiettare che il fascino del libro è insostituibile, e di base saremmo anche d’accordo, ma una cosa non esclude l’altra.

Ci sono però alcuni aspetti di cui è doveroso discutere, caratteristiche in grado di minare enormemente la fruibilità del titolo. Dando per scontato che Moss non si presenta come un titolo adatto a chi cerca l’azione, l’adrenalina, la difficoltà e complessità del gameplay, il titolo Polyarc è anche molto breve e privo di una degna rigiocabilità. Per alcuni questo potrebbe non essere un grosso problema, ma un titolo come Moss aveva forse le potenzialità per offrire qualcosa di più complesso delle esperienze solitamente brevi che i titoli VR rappresentano.

Altra nota dolente riguarda la localizzazione: tutta la storia andrà vissuta in lingua inglese e la narrazione in questo non aiuta, presentando dialoghi e situazioni che tendono ad esaurirsi rapidamente, richiedendo allo spettatore una certa conoscenza della lingua anglosassone, pena una difficile comprensione non solo delle sfumature, ma del senso degli avvenimenti. Problema che diventa ancora più grave nel momento in cui un titolo come questo sembra cucito attorno a un pubblico molto giovane, che davvero potrebbe fare tesoro delle avventure della piccola Quill.

Moss

Moss è una piccola perla che può farsi vanto di sapersi proiettare nel futuro, oltre ad essere un ottimo videogioco in grado raccontare una storia e dei personaggi con un certo gusto e tonnellate di amore e cura per il proprio lavoro. Un lavoro che più di altri è intaccato dalla mancata localizzazione in italiano per via del pubblico di riferimento, e la cui durata vi porterà a desiderare di averne di più, lasciandovi magari con l’amaro in bocca. Ci sentiamo però di consigliarlo vivamente a tutti i possessori di Playstation VR: se era uno sguardo sul futuro che volevate nel momento cui avete acquistato la periferica, Moss è una di queste fugaci occhiate.

L’articolo Moss – Recensione PlayStation VR proviene da GameSource.

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