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Non è solo una questione di malaria o di flussi migratori: tra aerei, valigie e container, le zanzare ormai viaggiano da un continente all'altro, ampliando a dismisura il raggio in cui possono portare i virus di cui sono vettore. E' per questo che gli spostamenti globali delle diverse specie di zanzara vengono monitorati da una rete capillare di medici e ricercatori che fanno riferimento agli European Centers of Disease Control (ECDC) o alla rete Promed. A essere tenuti sotto stretta sorveglianza sono proprio gli aeroporti internazionali. "Sono ormai diversi i casi che vengono riportati nella letteratura ufficiale della cosiddetta 'malaria d'aeroporto' – spiega all'AGI, Alessandra della Torre, parassitologa del Dipartimento di Sanità Pubblica e malattie infettive de La Sapienza di Roma – legata all'arrivo nelle aree limitrofe ai grandi scali di zanzare infette che sbarcano direttamente dagli aerei, dalle valige e dai container".

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Nascita di un fenomeno: la malaria d'aeroporto

Sono diverse le specie di zanzare che hanno usato i mezzi di trasporto creati dall'uomo per trovare nuove nicchie ecologiche nelle quali inserirsi e prolificare anche molto al di fuori dei loro aree di distribuzione tradizionali. Non solo quelle che appartengono al gruppo delle Anopheles, che sono quelle che sono in grado di trasmettere i plasmodi della malaria. Un caso su tutti è quello della zanzara tigre asiatica, Aedes albopictus, che dai suoi territori di origine nel Sud Est asiatico di è diffusa ormai in tutto il mondo, Italia compresa. "Si tratta – ha spiegato della Torre – di una delle specie animali che hanno dimostrato tra le maggiori capacità di adattamento e questo le ha permesso di colonizzare territori anche molto diversi da quelli originari" come per esempio l'area del bacino del Mediterraneo (Italia, Francia meridionale e Spagna) o gli Stati Uniti. 

La zanzara tigre e la sua diffusione in Italia

La zanzara tigre asiatica ha fatto capolino in Italia all'inizio degli anni '90. Il suo principale veicolo di trasporto è stato l'acqua contenuta all'interno dei copertoni usati che venivano spediti in ogni parte del mondo. ''Il segreto del successo di questa specie spiega della Torre – è legato alla capacità di regolare la schiusura delle uova in maniera tale da superare la rigidità del clima invernale". In pratica questi insetti in autunno producono uova che sopravvivono alle basse temperature e si schiudono solo quando le condizioni climatiche migliorano la primavera successiva, riuscendo così a proteggere dal freddo i nuovi nati.

Una rete di medici e ricercatori monitorano gli spostamenti delle zanzare

Con le zanzare si spostano anche i virus. E' per questo che gli spostamenti globali delle diverse specie di zanzara vengono monitorare da una rete capillare di medici e ricercatori che fanno riferimento agli European Centers of Disease Control (ECDC) o alla rete Promed. "Questo tipo di zanzare ha la capacità di trasmettere diverse tipologie di virus alle quali sono associate diverse malattie", ha sottolineato la della Torre. La zika, ma anche la dengue, e la chikungunja, una forma di febbre che nel 2007 a Ravenna ha registrato una vera e propria epidemia. "In quel caso – ricorda della Torre – zanzare autoctone punsero un individuo malato arrivato dall'India e trasmisero la malattia a 250 persone a Castiglione di Ravenna, su una popolazione di circa 2000 abitanti". 

 

 
 
 

Quando si parla delle conseguenze del consumo abituale di cannabis sulla salute si pensa più agli effetti dello “sballo” che alla salute dei polmoni. Tuttavia, anche gli effetti sulla salute respiratoria non vanno assolutamente sottovalutati. Gli effetti dello spinello sui polmoni non sono mai stati studiati a causa di problemi di legalità e della difficoltà di esaminare separatamente gli effetti della cannabis e quelli del fumo di tabacco. Una prima revisione sistematica pubblicata a fine 2016 mostrava infatti la mancanza di conoscenze solide sull'argomento l'urgenza di chiarire questi meccanismi, specie in relazione al connubio fra consumo di cannabis e fumo di tabacco.

Una ricerca condotta in Turchia

Una recente analisi presentata a Milano in occasione del Congresso Europeo di Salute Respiratoria (ERS Congress) condotta da un team di ricercatori turchi su un gruppo di giovani di 16 anni ospiti presso un centro di disintossicazione di Istanbul che avevano consumato quotidianamente cannabis per circa 4 anni, mostra chiaramente che il fumo di cannabis, come quello di sigaretta,  è associato a un deterioramento dei parametri spirometrici, quelli cioè che misurano l'idoneità delle vie respiratorie nel trasporto dell'ossigeno – rispetto ai risultati del gruppo di controllo su maschi sani della stessa età e città. Sia la FVC (che misura il volume massimo di aria espirata), che la FEV1, che indica invece il volume massimo d'aria espirata in un secondo, risultavano statisticamente più basse rispetto al gruppo di non fumatori di valori compresi fra il 25 e il 75%.

Evidenti effetti nocivi sulla salute dei giovani

Gli effetti negativi sulla salute dei giovani fumatori di cannabis sono risultati evidenti. Il 56% di loro soffre di congestione nasale, il 76% di catarro , il 75% di loro ha difficoltà nello svolgere attività fisica, il 51% soffre di dispnea, uno dei principali sintomi di affaticamento respiratorio, e il 57% convive quotidianamente con una tosse cronica. Anche la marijuana contiene sostanze cancerogene, i cui effetti non sono ancora ben noti a causa della mancanza di studi sull'argomento.

“Fumare da giovani significa costruirsi un futuro pieno di problemi di salute”, spiega Roberto Boffi dell’istituto nazionale dei tumori di Milano. “In primo luogo il fumo peggiora la qualità della vita, producendo a lungo termine difficoltà respiratorie anche a riposo, spesso come conseguenza di una scarsa abitudine all'attività fisica che risulta più difficoltosa anche nei fumatori abituali più giovani. Per non parlare delle malattie respiratorie ostruttive, come asma e BCPO molto più frequenti in chi fuma, e del tumore al polmone, per il 90% dei casi provocato dal fumo”.

C’è inoltre un rischio in più per i fumatori di cannabis. Spiega Boffi: “Uno studio di qualche anno fa condotto ad Amsterdam aveva dimostrato che i fumatori abituali di cannabis hanno statisticamente più episodi di pneumotorace (cioè la rottura improvvisa di un polmone), a causa delle continue manovre inspiratorie forzate che sono implicite nell'atto di fumarla e che determinano un precoce consumo dei polmoni, specie nelle zone apicali”.

Come fare dunque per smettere? Anche se non è facile, tutti possono farcela, specie se ci si aiuta con alcune strategie e – nei casi di fumo cronico – con l’aiuto di un centro medico. – affermano gli esperti della Campagna Healthy Lungs for Life, la campagna rivolta al pubblico a settembre negli stessi giorni del Congresso.

Ecco alcuni suggerimenti iniziali degli esperti:

  • impostare la data dell' “ultima sigaretta”;
  • cercare di individuare che cosa fa scattare in noi la voglia di fumare e cercare di evitare questa situazione;
  • ricordare spesso a noi stessi perché sentiamo il bisogno di smettere di fumare;
  • frequentare luoghi dove le persone non fumano;
  • tenere occupata la mente.
  • L'esercizio fisico quotidiano per esempio è una buona distrazione e aiuta a contrastare il possibile aumento di peso dovuto all'astinenza.
  • Bere molta acqua, fare respiri profondi e non avere paura di chiedere aiuto al medico, al farmacista o all'infermiere o di considerare servizi di helpline telefonico o tramite internet.

La campagna Healthy Lungs for Life propone attività e incontri pubblici per sensibilizzare sull'importanza dell'aria pulita per la nostra salute. Nella centralissima via Luca Beltrami, davanti al Castello Sforzesco, l’8 e il 9 settembre medici ed operatori sanitari della European Respiratory Society misureranno la salute dei polmoni di chi si presenterà nella struttura Healthy Lungs for Life. L’evento culminante della campagna sarà un incontro pubblico l’11 settembre (dalle 18:30 alle 20:30) con gli esperti sul tema “Respirare aria pulita e smettere di fumare” nella Sala Conferenze di Palazzo Reale di Milano. Risponderanno alle domande di associazioni e cittadini, vari specialisti della materia.

 

 

 

 

Oggi in Italia si fuma meno che in passato, ma la dipendenza da tabacco resta una delle principali cause di malattie respiratorie. Ne sono colpiti 7,6 italiani adulti su 100 e il 34,7% di chi convive con una di queste patologie ancora fuma, mentre un terzo dei pazienti è esposto quotidianamente al fumo passivo. I disturbi peggiorano a causa dell’aria inquinata che insieme al fumo riduce le prestazioni fisiche e innescano una sofferenza polmonare che puo' sfociare in malattie invalidanti, come l'asma e la BPCO (Broncopneumopatia cronica ostruttiva).

Quanto si fuma in Italia  

Secondo i dati 2017 dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), un italiano su quattro è un fumatore attivo, circa il 26%.Il consumo medio giornaliero è di circa 12 sigarette, anche se un quarto dei fumatori ne consuma più di un pacchetto. La maglia nera va al Centro Italia: i dati rivelano che si fuma di più in Umbria, Abruzzo, Lazio e Campania. Inoltre il vizio è più frequente fra le classi socioeconomiche più svantaggiate e fra gli uomini.

Effetti positivi delle legge ‘Sirchia’

La legge del 2003, quella che ha stabilito il divieto di “ fumare nei locali chiusi, ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico”, ha modificato il comportamento dei fumatori e dei padroni di casa nei confronti di chi si accende una sigaretta. Mentre nel 2006 – secondo un’indagine Iss –  il 43,1% degli intervistati dichiarava di consentire ai propri ospiti di fumare in casa, nel 2017 soltanto il 12,4 lo consente. La legge antifumo attualmente in vigore è anche detta ‘Legge Sirchia', perché fortemente voluta dall'allora Ministro della Salute del governo Berlusconi Girolamo Sirchia.

‘Healthy Lungs for Life’ e l’importanza dell’aria pulita per la nostra salute

Respirare aria pulita e smettere di fumare: questi i temi al centro della campagna 'Healthy Lungs for Life', organizzata dalla European Lung Foundation in contemporanea con il Congresso annuale della European Respiratory Society, che quest'anno si svolgerà a Milano dal 9 al 13 settembre. La campagna propone attività e incontri pubblici per sensibilizzare sull'importanza dell'aria pulita per la nostra salute. Nella centralissima via Luca Beltrami, davanti al Castello Sforzesco, l'8 e il 9 settembre medici e operatori sanitari della European Respiratory Society misureranno la funzionalita' respiratoria di chi si presenterà nella struttura Healthy Lungs for Life.

L'evento culminante della campagna sarà un incontro pubblico l'11 settembre (dalle 18,30 alle 20,30) con gli esperti sul tema "Respirare aria pulita e smettere di fumare" nella Sala Conferenze di Palazzo Reale di Milano. Risponderanno alle domande di associazioni e cittadini vari specialisti della materia fra i quali Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia della Regione Lazio, Anna Gerometta, presidente dell'associazione "Cittadini per l'aria", Sara de Matteis dell'Imperial College London, Giulia Veronesi di Humanitas, Roberto Boffi, dell'Istituto Nazionale dei Tumori e Dan Smyth, presidente della European Lung Foundation.

 

Mangiare il gelato di primo mattino è il sogno di tutti i bambini e l’incubo dei genitori che però potranno dormire sonni tranquilli: un recente studio giapponese ha dimostrato che il gelato a colazione migliora le prestazioni mentali, aumentando i livelli di attenzione e rendendo il cervello più reattivo e pronto per affrontare la giornata. Il merito della scoperta è di Yoshihiko Koga, professore all'Università di Kyorin di Tokyo ed esperto di psicofisiologia, una scienza che studia l'interazione tra il corpo e la mente. I suoi studi si sono sempre concentrati sull'effetto che i cibi e gli odori hanno sul corpo.

Ma non si tratta solo delle basse temperature del gelato

Koga ha fatto fare un test ad alcune persone subito dopo colazione e si è reso conto che quelle che avevano mangiato il gelato avevano tempi di reazione più brevi e una migliore elaborazione delle informazioni. Il ricercatore giapponese durante l’esperimento ha avuto la possibilità di monitorato le onde Alfa,  ovvero le responsabili dei livelli di concentrazione, rilassamento e coordinazione mentale e ha scoperto un aumento in tutte le persone che avevano mangiato il gelato.

Subito dopo ha voluto capire se tale effetto potesse essere dovuto alla bassa temperatura dell’alimento. Ha quindi ripetuto i test facendo bere alle sue ‘cavie’ acqua fredda al risveglio. Anche in questo caso i risultati migliori sono raggiunti con il gelato. “La colazione è di per sé un pasto molto importante – spiega il professore di Tokyo – e farla fa già la differenza. Appena svegli il nostro cervello ha bisogno di glucosio per funzionare al meglio, e un pasto dove questa sostanza è presente in abbondanza può influire sul livello mentale”.

Gli effetti positivi del gelato, basta non esagerare

Il gelato è  comunque un alimento che fa bene alla salute – scrive Tanta Salute -, basta non esagerare. Ricco di calcio e vitamina B è un alimento con un nutrimento a indice glicemico basso. Utile per chi fa sport, perché permette di reintegrare quanto bruciato nell'esercizio fisico. Aiuta il metabolismo dei globuli rossi, contiene in alcuni gusti omega 3 e omega 6, fattori importanti per combattere l’invecchiamento. Infine va ricordato che gli zuccheri facilmente assorbibili, come nel caso del gelato, riattivano la corteccia orbitofrontal,  scatenando una serie di risposte neurochimiche del cervello nell'area del circuito del piacere. 

Da oggi basta un selfie per scoprire se si è affetti da cancro al pancreas. Tutto ciò grazie a un’app che elabora l'immagine attraverso algoritmi che consentono di individuare il livello di bilirubina nella parte bianca degli occhi di una persona. L’applicazione si chiama BiliScreen ed è stata messa a punto – scrive ScienMag – da alcuni ricercatori dell’università di Washington. 

Più facile e meno costosa di un’analisi del sangue 

Quando si è affetti da cancro al pancreas, il livello di bilirubina negli occhi aumenta fino a farli diventare gialli (stadio ormai avanzato della malattia). L’app permette di individuare l’aumento della bilirubina (indice anche di altre possibili malattie) prima che sia visibile a occhio nudo. Il metodo ideato dai ricercatori è molto preciso e allo stesso tempo semplice, perché il test può essere eseguito da tutti in maniera completamente autonoma. Da uno studio condotto su 70 persone, BillScreen si è rivelata il 90% più precisa di un esame del sangue e anche meno costosa e invasiva.

Il problema è prevedere in tempo la malattia 

L’obiettivo dei ricercatori è proprio quello di offrire uno strumento preventivo per individuare l’insorgere della malattia prima che sia troppo tardi. Quando si presentano i primi sintomi del cancro al pancreas la malattia è spesso in uno stadio abbastanza avanzato e nella maggior parte dei casi è troppo tardi per correre ai ripari. Non a caso questo tipo di tumore ha un tasso di sopravvivenza molto basso (appena il 9%negli ultimi cinque anni). "Il problema con il cancro al pancreas è che quando cominciano ad arrivare i primi sintomi è già troppo tardi", spiega Alex Mariakakis, uno dottorando alla Paul G. Allen School of Computer Science & Engineering. "La speranza è che se si mette a disposizione di tutti uno strumento per fare una verifica direttamente a casa, senza il bisogno di andare in ospedale per fare esami, si riesca a verificare la presenza della malattia in un momento in cui è possibile intervenire. Aumentano così le possibilità di poter salvare la vita a più persone”.

Gli occhi rivelano molte cose del nostro corpo

“Dagli occhi è possibile capire molte cose che riguardano il nostro corpo – spiega Shwetak Patel, uno dei maggiori ideatori dell’app e professore in ingegneria elettronica all’università di Washington – , attraverso le lacrime ad esempio si può scoprire il livello di glucosio, così come la parte bianca può mostrare il livello di bilirubina nel sangue”. A metà settembre i ricercatori presenteranno il loro lavoro (inclusi appositi accessori) all’Ubicomp 2017, l'International Association for Computing Machinery.

Gli scienziati sarebbero vicini a creare una pillola che apporterebbe al corpo umano gli stessi benefici di una seduta in palestra. Lo riporta l’agenzia russa Rt.com descrivendo gli esperimenti che in questi mesi si starebbero conducendo nell’Università di Leeds, nel Regno Unito. Pare che gli scienziati siano molto vicini ad ottenere l’effetto desiderato: “Quello che possiamo dire è che presto sarà possibile avere una pillola che abbia gli effetti del fitness sul corpo” ha detto il professor David Beach a Rt. “Se tutto va bene riusciremo ad arrivarci in 5 anni, ma crediamo possa succedere anche prima”. 

La ricerca inglese e la proteina scoperta

In uno studio pubblicato giovedì scorso nel Nature Communications, magazine di pubblicazioni scientifiche, il team ha raccontato di aver esaminato gli effetti dell’attività fisica sulla circolazione sanguigna, scoprendo che quando il battito cardiaco si alza, il flusso sanguigno nel corpo si muove verso i muscoli scheletrici e il cervello, ignorando gli organi interni come l’intestino. Le arterie si stringono durante l’esercizio, causando uno ‘stress’ alle arterie. Il team ha quindi identificato una proteina (Piezo1) che credono governi le reazioni del corpo agli esercizi e potrebbe essere la chiave per sconfiggere alcune malattie. 

"Attività che aiutano a prevenire problemi al cuore"

“Se possiamo comprendere come questo sistema lavora, allora possiamo essere in grado di sviluppare tecniche che possono aiutare a battere alcune delle malattie che più affliggono i pazienti e le società moderne”, ha detto Beach. “Sappiamo che gli esercizi possono aiutare a proteggere alcuni danni al cuore, gli infarti per esempio. Questo studio ha identificato un sistema fisiologico che ‘percepisce’ quando il corpo fa esercizi”. 

L’Islanda sta per diventare il primo paese europeo nel quale sembrerebbe quasi assente la nascita di bambini con la sindrome di Down. Non è una mutazione genetica. Il motivo starebbe semplicemente nel fatto che i genitori islandesi hanno accettato di sottoporre il feto al test prenatale nelle prime settimane di gravidanza e di “interrompere la gestazione nell'eventualità di uno screening positivo alla sindrome di Down”. La notizia è stata riportata fa da Repubblica e altre testate nazionali. 

Stando ai dati riportati da Repubblica, l'Islanda ha una media di 330mila abitanti e sono soltanto 1 o 2 i bambini che ogni anno nascono con la terza copia cromosomica, un valore che è sempre più prossimo allo 0. Un trionfo della scienza quindi, che però non ha evitato che si levassero diverse polemiche. 

"Una campagna prossima all'eugenetica"

Sul Corriere della sera Lucetta Scaraffa, che dal 2007 è nel Comitato nazionale di Bioetica, ha duramente criticato questo primato dell’Islanda: “Non c’è niente di cui esultare” ha detto in un’intervista. “Dal punto di vista morale è un omicidio. È un delitto ammazzare questi bambini che hanno tutto il diritto di vivere. Provi a chiedere a loro se sono felici e senta le loro risposte”. Accusando l’Islanda di aver messo su una campagna prossima all’eugenetica

Come hanno scelto le donne islandesi

In Islanda questo dibattito, ad oggi non si è riscontrato. L'introduzione degli screening fetali, scrive ancora Repubblica, in Europa risale ai primi anni del nuovo millennio. In Islanda, che ha accettato di diffondere questo strumento di prevenzione, l'85% delle donne islandesi ha optato per questa possibilità diagnostica per ottenere informazioni sul feto. E quasi tutte le donne una volta ricevuta la notizia che c'era un'alta probabilità che il feto nascesse con tale sindrome, hanno interrotto volontariamente la gravidanza. Una scelta che può essere fatta entro le 16 settimane successive alla scoperta della sindrome nel feto. 

Anche se le uova contaminate non sono arrivate in Italia, come ha assicurato il ministero della Salute, il Fipronil invece sì. E si trova nelle case di molti amanti di cani e gatti. La sostanza "incriminata" viene utilizzata legalmente per combattere le pulci e le zecche degli animali domestici. "Mentre l'uso del Fipronil è vietato per gli animali destinati all'alimentazione umana, il discorso è ben diverso per cani e gatti", spiega Patrizia Laurenti docente di igiene all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. "Questo significa – continua – che molti italiani, ogni volta che toccano il proprio animale domestico, vengono comunque esposti al Fipronil", dice l'esperta. L'insetticida, può essere assorbito attraverso la pelle o ingerito. "Dovremmo porci una domanda: cosa può succedere, ad esempio, ai bambini che accarezzano il proprio cane o gatto e che poi mettono le mani in bocca?", sottolinea Laurenti.

"Il Fipronil è un insetticida ad ampio spettro appartenente alla famiglia chimica dei fenilpirazoli", spiega l'esperta. "Viene utilizzato – aggiunge – sugli animali per contrastare parassiti, come pulci, termiti, pidocchi, ecc.". Il Fipronil viene usato anche per proteggere le coltivazioni e può avere effetti anche sulle api da miele. "Si tratta di un insetticida classificato come 'moderatamente tossico' per l'uomo – specifica Laurenti – per cui è vietato l'uso su animali che possono finire sulla tavola o dai quali derivano prodotti alimentari, come appunto le uova".

Distinguere tossicità cronica da quella acuta

Le conseguenze sulla salute dipendono dalle dosi e dalla durata dell'esposizione. "In caso di assunzione a dosi elevate – specifica Laurenti – si può parlare di tossicità acuta e quindi si può arrivare all'avvelenamento. Ma non sembra essere questo il caso delle uova. Oppure c'è la tossicità cronica, ovvero l'esposizione a dosi basse e prolungate nel tempo. E su questo l'Unione europea dovrà fare le sue valutazioni".

In caso di tossicità cronica le conseguenze, almeno quelle note, non sembrano essere gravi. "Nausea e vomito, ad esempio", ha riferito Laurenti. "Più a rischio sono i bambini, gli anziani e i malati perchè sono soggetti più fragili", ha specificato. Quello che però può succedere nell'uomo con un esposizione piuttosto prolungata non è ancora noto. "Ci sono studi sugli animali, secondo i quali il Fipronil è cancerogeno se utilizzato in dosi basse ma prolungate nel tempo", riferisce Laurenti.

Ancora ignoti gli effetti a lungo termine

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) può provocare danni ai reni, tiroide e fegato se ingerito in grandi quantità per un certo periodo di tempo. "Per questo vale la pena riflettere se è il caso di consentirne l'uso per animali domestici, seppur a dosi basse", dice Laurenti. "In ogni caso varrebbe la pena studiarne gli effetti nel lungo termine", aggiunge.

Altro spunto di riflessione suggerito dal caso delle uova contaminate riguarda la responsabilità di produttori e distributori. "Entrambi, a mio avviso, hanno la responsabilità di controllare i prodotti prima di commercializzarli", dice Antonio Logrieco, direttore dell'Istituto di scienze delle produzioni alimentari del Consiglio nazionale delle ricerche. "Le ovaiole vengono trattate con insetticidi, antiparassitari e antibiotici. Una parte di queste sostanze – spiega – vengono assorbite dal corpo e possono poi finire nelle uova. Il problema sta nelle quantità di insetticidi e antibiotici presenti: se superano i limiti potrebbero essere rischiose per la salute". Se poi c'è chi "bara" e usa sostanze vietate come il Fipronil ci dovrebbe essere sempre qualcuno pronto a smascherare la frode. "Tocca alle autorità nazionali fare i controlli per verificare l'eventuale presenza di sostanze proibite o il superamento di certi limiti", sottolinea Logrieco. Ma la responsabilità, secondo l'esperto, va anche ai distributori. "Bisogna fare attenzione alla tracciabilità – conclude Logrieco – e questo spetta ai distributori. Alcune grandi catene prevedono dei controlli interni, altri potrebbero invece verificare chi sono i produttori e quali sostanze usano prima di mettere la merce sugli scaffali".

E’ un fisico nucleare di tutto rispetto, al punto di aver preso parte alla scoperta del bosone di Higgs, ma la vera rivoluzione Elina Berglund Scherwitzl l’ha fatta nel campo della contraccezione. Almeno da un punto di vista economico.  E’ bastato ‘semplicemente’ mettere insieme analisi matematiche e di dati, sviluppare un algoritmo e sviluppare un’app. E siccome, il vecchio motto che invita “a fare di necessità virtù” è sempre attuale, Elina si è messa al lavoro su un metodo di contraccezione naturale e alternativo perché era “stanca di non aver ancora trovato una soluzione sin dai tempi dell’adolescenza”, racconta la scienziata alla BBC.

“La rivelazione l’ho avuta quando ho scoperto che nel periodo in cui si è fertili si ha una temperatura più alta”. Questo, unito alle sue conoscenze matematiche, le ha permesso di mappare il mese per individuare il periodo giusto in cui avere rapporti senza rischiare una gravidanza, con un tasso di accuratezza più alto rispetto alle tecniche tradizionali. 

“Sicuro come la pillola”

Ma perché tenere solo per sé questo metodo? Per Scherwitzl, nata in Svezia, il passo successivo è stato mettere in piedi un vero e proprio business a Stoccolma, chiamato Natural Cycles, insieme al marito, il fisico Raoul Scherwitzl. Lanciato nel 2014, oggi 300mila donne utilizzano l’app della scienziata, pagando circa 50 euro l’anno.

Un costo che include anche quello del termometro per prendere la temperatura. L’idea ha attirato investimenti per 6,6 milioni di euro mentre le vendite hanno toccato i 5 milioni di euro. Il punto di forza? E’ “affidabile come la pillola anticoncezionale”, recita il banner. Lo conferma un ampio studio sulla contraccezione che ha coinvolto 4.000 donne.

Il merito è anche del bosone di Higgs

Se non fosse stato per un’altra, più grande, scoperta, Elina non si sarebbe mai dedicata all’app. Nel 2012, dopo decenni di ricerca, il team di ricerca del Cern, di cui faceva parte, era in dirittura d’arrivo nella scoperta del bosone di Higgs, cruciale per la comprensione dell’universo.

I ricercatori hanno riavviato, poi, le ricerche dopo due anni di pausa: “Mi sono detta: se voglio  fare qualcosa al di fuori della fisica, questo è il momento giusto”, ha spiegato Elina che ha coinvolto suo marito, che “da sempre sogna di diventare un imprenditore”. 

 

"Mia figlia ha passato la settimana scorsa dicendomi: 'Lo sapevi che ogni volta che fai clic su un mouse, brucia una caloria?' Ok, questo suona piuttosto fresco, ma sono un po 'scettico. Una caloria sembra un po' troppo per un click del mouse. Piuttosto che archiviarlo, affronterò questo problema con una stima approssimativa. Non potrò fornire una risposta esatta, ma posso almeno stabilire se quello che sostiene mia figlia è giusto o meno".

parlare su Wired è Rhett Allain, professore associato di Fisica alla Southeastern Louisiana University. Il quale comincia la sua analisi – un click = una caloria? – definendo esattamente cosa sia una caloria. "È un'unità di energia, ma naturalmente le cose non sono così semplici. Ci sono due tipi di calorie: la piccola caloria e la grande caloria. Una piccola caloria è definita come l'energia necessaria per aumentare 1 grammo d'acqua di 1 grado Celsius. Una grande caloria è equivale a 1.000 piccole calorie – tecnicamente definito chilocalorie. Quando si guarda un cibo confezionato, in genere si trova elencato l'equivalente energetico in grandi calorie".

 

Come calcolate l'energia in un clic del mouse? Allain ha ricordato il principio dell'energia-lavoro. "Essa afferma che il lavoro fatto su un oggetto (che è un'energia) è uguale al prodotto della forza e dello spostamento". Riuscire a stimare la forza e lo spostamento per un singolo click del mouse, significherebbe calcolare il lavoro svolto. Già, ma qual è la forza di un click? Il professore dice 0.5 newton,  la stessa forza che un uomo esercita a sostenere una massa di 50 grammi. "Suppongo che questo sia più grande della forza necessaria per fare click su un mouse, ma fornisce un buon inizio".

Poi passa alla stima della distanza coperta dal dito quando si fa click su un mouse: circa un millimetro. Moltiplicando la forza e la distanza insieme, si ottengo 0.0005 'joule' (unità di misura del lavoro e dell'energia, pari al lavoro compiuto dalla forza di 1 newton per spostare un corpo di 1 metro lungo la sua linea d'azione; si identifica con l'energia che si dissipa in 1 secondo sotto forma di calore, quando una corrente avente l'intensità di 1 ampere percorre un conduttore di resistenza pari a 1 ohm).  Il che significa che anche se esercito una forza maggiore su una distanza maggiore, non riesco a bruciare una grande caloria cliccando su un mouse.

"Vuoi continuare a fare click su quel mouse finché non bruci una kilocaloria?  Dovrai cliccare 10 milioni di volte. Facendo click 10 volte al secondo (che sembra abbastanza veloce), ti verrà cliccato con un click-click per 1 milione di secondi. Sono 11,5 giorni. Sono abbastanza sicuro che avresti bruciato più respiro energetico. In definitiva, questo valore di una grande caloria per click non funziona".

 
 
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