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Roma – Il referendum costituzionale "non deve essere un plebiscito", ma "lo vinciamo noi". Matteo Renzi torna dalla visita in Iran dove ha siglato 12 nuovi accordi dopo i cinque di ieri, visita il Salone del mobile e poi risponde su Facebook e twitter in una lunga diretta. In mattinata aveva lanciato un duro appello: "La lotta politica non puo' arrivare aprendere in ostaggio il paese e le sue prospettive"

. "Il nostro obiettivo – aveva aggiunto – è rimettere in piedi la speranza e l'orgoglio italiano. Si può parlare male per certi aspetti dei partiti e del governo ma dell'Italia no". Dunque "L'impegno è fare le riforme, continueremo ad andare in quella direzione. Bisogna smetterla di parlare male dell'Italia". E durante il botta e risposta con i cittadini, il premier ha rinnovato un suo mantra: c'è chi di professione si indigna. Io no, io di professione cerco di cambiare il paese e dobbiamo continuare a farlo e cercare di farlo con maggiore determinazione". E quindi un lungo passaggio sulle riforme appena approvate e sul prossimo referendum costituzionale. Oltre al merito, è il metodo quello che viene attaccato, ma il premier ribatte: "Perché definire violenza quella che è una riforma fatta secondo le regole? Chi è più democratico, chi rispetta le regole o chi nemmeno le legge le regole? Sono i parlamentari che cambiano la costituzione, io non faccio parte della categoria. Non c'è stata nessuna violenza". Quanto alla richiesta della minoranza Pd, che vuole modificare l'Italicum, Renzi taglia corto: "Io no" risponde.

Intanto le opposizioni si compattano a Montecitorio contro le riforme costituzionali: l'obiettivo, viene spiegato, è bocciare il ddl Boschi attraverso la consultazione popolare e, di conseguenza, bocciare e "mandare a casa" Renzi. Le forze di opposizione alla Camera stanno lavorando, attraverso una collaborazione trasversale, alla raccolta firme, non appena si potrà depositare il quesito referendario. A promuovere e tenere le fila dell'iniziativa è il capogruppo di Sinistra italiana, Arturo Scotto. La disponibilità a lavorare in tal senso, viene ancora spiegato, è già stata data dalle principali forze di opposizione: M5S, Forza Italia e Lega.

"E' igiene istituzionale – afferma Scotto – che siano le opposizioni per prime a chiedere il referendum, è un diritto ma anche un dovere delle opposizioni farlo. Il referendum non è un qualcosa che ci consente Renzi". Per questo – spiega ancora il capogruppo di Sinistra italiana – tutte le opposizioni unite firmeranno, agiremo tutti insieme, hanno già detto sì, oltre a Sinistra italiana, Movimento 5 Stelle, Lega e Forza Italia. Ma il premier annuncia di voler mettere già in cantiere molti provvedimenti o quanto meno di portare a compimento leggi già approvate in prima lettura. "Entro il mese di aprile potremo firmare la legge sulle unioni civili e credo che sarà un giorno di festa".

E il segretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, assicura: "Il decreto per il bonus di 500 euro ai 18enni è pronto, ci sarà un market place online con un'app, ci si potrà registrare e fare un voucher". Un bonus che, per il premier, dovrà essere attivo anche nei prossimi anni. "No news" invece per il ponte sullo stretto, che "si farà, ma solo "dopo le opere pubbliche prioritarie per Calabria e Sicilia. Vi do appuntamento a dopo il 22 dicembre quando inauguriamo la Salerno-Reggio Calabria". (AGI) Ted

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